? Opinioni - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

Developed in conjunction with Ext-Joom.com

 

Un buon pareggio nel primo tempo
della partita europea
Adesso Renzi deve vincere in casa
 
di Enrico Cisnetto
 
Un buon risultato in Europa – diciamo un pareggio in trasferta – e partita ancora aperta, ma tutta in salita, a Roma, contro un avversario ostico che si chiama “economia”. È questo il bilancio del giugno di Renzi, il mese che separa la sua vittoria elettorale dall’inizio del semestre Ue a presidenza tricolore, che per la politica italiana finirà per essere una sorta di “semestre bianco” in cui tutti gli equilibri interni rimarranno in qualche modo congelati.   
 
Partiamo dalla riunione che ha designato Jean-Claude Juncker al vertice della commissione Ue. Qui Renzi ha giocato una partita accorta, prive di quelle spavalderie che invece caratterizzano le sue mosse nazionali. Ha capito che i tedeschi avrebbero puntato sul lussemburghese – forti anche del risultato popolare, visto che l’Europa ha voluto imitare l’Italia dando la possibilità di inserire nella scheda elettorale il nome del candidato a fianco di quello della lista, pur non essendo prevista l’elezione diretta – e si è prontamente allineato.
 
Cercando di avere in cambio tre cose: prima di tutto un posto di rilievo per un italiano – sapendo che avere Draghi alla Bce limita le nostre ambizioni – in secondo luogo un impegno di condivisione piena del problema immigrazione da parte di tutta l’Europa, essendo le nostre coste il punto di sbarco più significativo con tutto quello che ne deriva in termini umanitari e di sicurezza, e infine una disponibilità a riequilibrare le attuali politiche di contenimento di deficit e debito con quelle, finora mancanti, di sviluppo.
 
Ora, sul primo obiettivo i giochi sono ancora in corso, visto che le nomine saranno formalizzate a metà luglio e quindi ci sono ancora due settimane di attività politico-diplomatica da svolgere. Qui l’abilità tattica di Renzi gli verrà in soccorso, ma solo all’ultimo si vedrà quale carta gli sarà rimasta in mano. Quella della Mogherini a capo della politica estera europea? Considerato che quest’ultima non esiste, sarebbe un’ottima chance se chi dovesse ricoprire quel ruolo, finora solo formale, avesse le qualità da statista necessarie per creare una posizione europea sui diversi dossier mondiali. Ma, appunto, occorre qualcosa di più di un ministro volonteroso. Se invece altre saranno le carte pescate nel mazzo, tipo un qualche ruolo di commissario (come lo era Tajani), allora sarà importante giocare il nome giusto per il posto giusto, evitando la tentazione di decidere sulla base di convenienze interne, come quella di liberare qualche casella nell’esecutivo, magari da cogliersi come occasione per un più largo rimpasto. Vedremo.
 
Il secondo obiettivo è rimasto lettera morta. Come dimostra il fatto che nell’ultima bozza di conclusioni del vertice europeo è scomparsi il cosiddetto “mutuo riconoscimento” delle decisioni sull’asilo, punto fortemente voluto dall’Italia, che peraltro in precedenza veniva indicato genericamente come “nuovo passo futuro” e poi addirittura declassato, su pressione dei paesi nordici, a “possibilità da esplorare”.
 
 Mentre sul terzo punto, quello considerato a ragione maggiormente decisivo, ciò che abbiamo spuntato appare assai poco di sostanza. Sì, c’è un accordo sulla necessità di ricorrere alla flessibilità nella gestione dei conti pubblici per rilanciare crescita e occupazione, ma pur sempre dentro il perimetro dei patti, vergati in lingua tedesca, fin qui vigenti. Non sarà l’ennesima vittoria della Merkel di cui i nemici di Renzi parlano, ma neppure la tanto sbandierata “svolta” nella politica economica continentale. Anzi, l’Europa a “due velocità” tirata fuori dalla Merkel con l’apparente intento di offrire un ramoscello d’ulivo a Cameron dopo lo schiaffo su Juncker, rischia di essere per noi – che fatichiamo persino più dei “pigs” a uscire dalla crisi – un pericolo se non addirittura una fregatura conclamata. 
 
D’altra parte, lo stesso presidente del Consiglio ha definito il vertice “tosto e complicato”, a testimonianza che il quadro europeo è ben più complesso della solita semplificazione che si tende a fare nell’italico dibattito da pollaio. E che i proclami possono anche servire a tener alto l’indice di fiducia degli italiani, ma non sono fattive soluzioni ai problemi. Schema, questo della dicotomia tra le parole e i fatti, che tocca applicare anche alle cose di casa. 
 
Si prenda il confronto tra le stime della Confindustria e quelle del governo sulla crescita economica di quest’anno: 0,2% contro 0,8%. In termini statistici la distanza è grande: un rapporto di uno a quattro. Ma a ben vedere quei sei decimi di punto sono poca cosa se si guarda alle due ipotesi con l’occhio di chi guarda un pochino oltre la punta delle scarpe: in entrambi i casi, la valutazione è che l’economia italiana è uscita dalla recessione per entrare in una fase di stagnazione. Poi, ovviamente, è meglio crescere dello 0,8% che dello 0,2%, e nel primo caso è più facile immaginare di avere la ripresa un pochettino più a portata di mano rispetto al secondo, ma niente di più. Insomma, in entrambi i casi possiamo dire che abbiamo scongiurato il baratro ma non possiamo considerarci fuori dal tunnel, e rispetto alla politica mordi e fuggi fin qui praticata per entrare in una fase di ripresa vera e durata occorre fare ben altri passi. 
 
Dunque, evitiamo dibattiti inutili e domandiamoci invece cosa dobbiamo e possiamo fare, sia in Europa che in casa, per rimontare il declino. Un punto di leva, che va riconosciuto a Renzi come suo principale merito, ce l’abbiamo e va usato: la fiducia. Renzi ha indubbiamente riacceso la speranza, specie tra gli imprenditori, che è ingrediente fondamentale per rimettere il paese sulla via della crescita. Solo che gli effetti, in termini macro, sono ancora molto labili, e tali resteranno se questa fiducia “sulla carta” non riceverà iniezioni di cemento armato, sotto forma sia di traduzione in atti di quelle intenzioni che hanno costituito l’impasto con cui si è costruito l’effetto fiducia stesso, sia di progetti riformatori meno mediatici e più solidi. Insomma, quel grande piano Marshall di cui da questa tribuna parliamo a perdifiato da tanto (troppo) tempo.
 
 
La sinistra e i moderati, Renzi fa il pieno
Ora deve segnare dei goal
nella partita dell'economia
 
 
di Enrico Cisnetto
 
La rottura dentro Sel, con la fuoriuscita di un gruppo destinato a costituirsi come “sinistra renzista”, è un passaggio della nostra vita politica molto più significativo di quanto non possa far pensare la scissione di quell’atomo cui si è ormai ridotto il variopinto movimento arcobaleno e più in generale tutto ciò che sta oltre il Pd. È importante perché questa attrazione di una parte della sinistra antagonista verso Renzi – l’effetto calamita, come l’ha chiamato Stefano Folli – avviene proprio mentre il segretario del Pd costringe il suo partito, e in particolare ciò che di vecchio e ideologico vi resta dentro, ad accettare una virata su posizioni “blairiane” nell’intento, riuscitogli alle elezioni europee più di quanto lui stesso non sperasse, di intercettare il consenso degli italiani moderati, fin qui elettori del centro o addirittura della destra. 
 
È vero che nel perseguire questo obiettivo Renzi usa a profusione il populismo, e questo aiuta a tenere insieme gli opposti. Tuttavia, acchiappare il buon Migliore e compagni proprio all’indomani del 41% raggiunto con i voti ex montiani ed ex berlusconiani, non è cosa di poco conto. Che incorona definitivamente Renzi come re della politique politicienne. Il che gli attribuisce un merito – che per esempio, Berlusconi non si è mai guadagnato, con quel suo definirsi estraneo al “teatrino della politica” – ma gli affibbia anche una pesante responsabilità. Perché tutto questo svuota di significato politico e di peso contrattuale le opposizioni – sul tema, ottima l’analisi offerta da Alessandro Campi sul Messaggero di venerdì – caricandogli sulle spalle il peso del residuo di credibilità che gli italiani annettono alla politica e alle istituzioni. 
 
Ecco, questo è il vero snodo che abbiamo di fronte: Renzi ha riacceso la speranza, ha riavviato il motore della fiducia, ma nel farlo ha creato le condizioni per giocare la partita da solo. Difficile dire – siamo nel campo della psicanalisi – se si sia trattato di una scelta o solo di un’involontaria conseguenza, ma è così. E ora, per il bene suo e nostro, deve saper rispondere a cotanta aspettativa. Cosa significa? Che se finora ha fatto la partita usando la tattica del lanciare la palla in avanti, continuamente, senza mai fermarsi – da maestro, gli va riconosciuto – adesso deve cambiare passo e fare qualche goal. Anzi, deve segnare reti pesanti, che facciano davvero risultato e non siano solo illusioni ottiche. Prima di tutto sul terreno dell’economia, dove alla fine si decide davvero il game. E poi nel campo delle riforme istituzionali, senza le quali anche le azioni relative all’economia, per quanto siano strategiche, rischiano di avere corto respiro. 
 
Il fatto è, però, che Renzi per rimettere in moto la speranza e la fiducia –strumento con cui ha conquistato il consenso largo che abbiamo visto – ha dovuto far ricorso ad un’arma pericolosa: l’ottimismo fuori misura. Ha raccontato che la crisi è finita e che le mosse del governo fatte fin qui sono le premesse per riavviare la ripresa. Ma siccome non è così, purtroppo, ora deve rapidamente rendersi conto di aver impugnato il coltello dalla parte della lama. E provvedere a cambiare verso. Per esempio, per restare all’economia, è il momento di decidere se vogliamo continuare a credere e far credere che questa sia una crisi solo dal lato della domanda, per cui la ripresa possa essere generata prevalentemente da un aumento dei consumi, o se invece prendiamo finalmente atto che il nodo più grave da sciogliere è quello dell’offerta e quindi, prima di tutto si mette mano ad un grande piano di investimenti, pubblici e privati. 
 
Nel primo caso, non ci resta che continuare con la politica degli “80 euro” – efficace nel brevissimo e comprensibile in clima elettorale, ma priva di respiro strategico – nel secondo, sarà opportuno che dalle parti di palazzo Chigi si attrezzino a capire che a fronte di una situazione straordinaria occorre attivare strumenti altrettanto straordinari. Magari leggendo due libri istruttivi. Uno, di Laterza, è opera di una economista italiana di nascita e inglese d’adozione, la professoressa Mariana Mazzucato, che insegna “Economia dell’Innovazione” alla University of Sussex. Si tratta di “The Entrepreneurial State”, che ha avuto grandi apprezzamenti da Financial Times, New York Times e Newsweek e che in Italia è stato tradotto con un titolo eloquente: “Lo Stato Innovatore”. In esso si offre un’analisi “non convenzionale” di come uscire dalla crisi. In particolare, va colto il suggerimento che per realizzare quelle “innovazioni rivoluzionarie” di cui abbiamo bisogno, ci vogliano politiche pubbliche – risorse e progetti industriali – che altrimenti il mercato da solo non è in grado di innescare. 
 
L’altro volume è quello che Giorgio La Malfa ha scritto per Feltrinelli: “Cuccia e il segreto di Mediobanca”. Nonostante che a scriverlo sia un’economista, non è un libro di macro-economia, bensì il ritratto dell’uomo più straordinario di cui il capitalismo italiano abbia mai potuto disporre. Tuttavia, esso – oltre che di grande godibilità e ricco di documentazione inedita – è prezioso proprio in questa fase in cui l’Italia deve decidersi, dopo la lunga stagione del “non governo” (la Seconda Repubblica) e quella dell’austerità, ad imboccare finalmente la strada della “ricostruzione”. Già, qui sta l’essenza “politica” della storia del fondatore di Mediobanca raccontata da La Malfa: come ricostruire il Paese. Lui, con la sua creatura, e l’Iri di Beneduce, lo fecero dopo la guerra. Leggendo quella storia, si possono trarre molti insegnamenti per come ripetere il miracolo oggi, dopo la guerra economica che ha sconvolto il mondo e che, non casuale maledizione, ha fatto pagare proprio a noi il prezzo più alto. 
 
Il senso di entrambi i libri è un imperativo: investimenti, investimenti, investimenti. Solo quelli, non altro, ci possono consentire di uscire dal declino. E sono proprio la benzina che è mancata all’Italia, che in Europa dal 2007 ad oggi è seconda solo alla Spagna per l’entità della caduta degli investimenti (per capirci, circa il doppio della caduta dei consumi privati). 
 
Possiamo discutere dove trovare le risorse – ma oggi la liquidità non è più un problema – e quale dosaggio occorra tra investimenti pubblici e privati, ma non si può negare che il nodo vero sia questo. Molto può e deve fare l’Europa. Ma in attesa che Bruxelles riconosca l’esigenza di affiancare al patto fiscale un “growth compact”, bisogna cominciare a far da soli. È qui che Renzi deve dimostrare di saper fare goal.
 
 
 

Altri articoli...

  1. Renzi deve evitare che il PD si spacchi pro o contro di lui
  2. Debito, riforma della giustizia e assemblea costituente: le tre rivoluzioni che deve fare Renzi
  3. E Bruxelles reclama da Renzi 9 miliardi di euro, ossia 80 al mese
  4. Settimana. Ora Renzi è fortissimo ma non ha scampo: o fa sul serio o crolla
  5. Analisi irrituale del voto
  6. Domenica prossima un voto di frattura per una nuova convivenza
  7. Renzi ha solo una settimana per cambiare strategia ed evitare guai dopo il voto
  8. I due llusionisti
  9. Dopo le Europee che saranno un terremoto, la politica italiana andrà ttalmente ripensata
  10. Il Def è bugiardo, elettorale e deludente (come sempre)
  11. No al conservatorismo oltranzista del duo Rodotà - Zagrebelski
  12. Dopo la visita di Obama ecco come cambia la sceneggiatura del film che Renzi sta girando
  13. Renzi faccia sul serio o corre il pericolo di diventare l'imitazione di Berlusconi
  14. Renzi sia più rivoluzionario se vuole allontanare il sospetto che sia solo un paraculo
  15. I pensieri di Renzi tra sanzioni Ue, crisi ucraina, divergenze Merkel - Obama e diatribe casalinghe
  16. Caro Renzi in giro c'è nuova fiducia e molta liquidità vedi di non sprecarle
  17. Matteo Renzi e il secondo contratto con gli italiani
  18. Il quasi monocolore di Renzi e la carta Ue
  19. Nuove "signorie" e condizioni miserabili di lavoro
  20. Attenzione, la legge elettorale in arrivo nuove gravemente alla salute (della Democrazia)
  21. E se la (pessima) riforma Renzi-Berlusconi non passa al Senato? Ecco tutti gli scenari
  22. Quattro proposte a Renzi
  23. Breve riflessione sui prerequisiti Le riforme sono ancora possibili?

 

Heos.it - Giornale online di scienza e cultura. Direttore responsabile Umberto Pivatello 
Sede - Redazione  Heos.it  Via Muselle, n° 940 - 37050 Isola Rizza - Verona (Italy)
    mob.+39 345 9295137 
Email: 
heos@heos.it  -  Privacy e Cookies
Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258 - 7  Marzo 1997  Roc n. 16281
Partner tecnologico 
http://www.studio-web.eu/

 

Le città dell’anello merlato

 

  

SR cop Ottobre 20

N. 10 Ottobre 2020

Per ricevere gratuitamente
"Il Senso della Repubblica" formato pdf email a heos@heos.it 

 

 Gazzettadiverona.it

GVR foto

 La Scatola
La scatola 1 ott 2020

 

 Cronaca

Segnalazione sito che si occupa di COVID-19

17.09.20 - Verona. Cancro del pancreas, scoperto un nuovo biomarcatore

10.09.20Milano. Covid e cuore, mille specialisti a confronto

 

 Dossier Guerra Fredda

 

Politica 

 

 

 

Vignette nel web - Raccolta 2020

vignetta corriere.it Cucine bollenti 271020

Corriere.it  27.10.20

 vignetta italiaoggi.it Salvagente 271020

Italiaoggi.it  27.10.20

vignetta ilfq Aggiornamento 271020 

ilfattoquotidano.it   27.10.20

 vignetta heos.it Fantascienza 271020

Heos.it   27.10.20

    

In libreria

 Libri Helgoland Rovelli

 25.09.20 - "È come se non esistesse..."

 ----------------------------------------------------------------

Curiosità

Scienze pangea casa tua

09.07.18 -  Pangea, ecco dov'era la tua casa 240 milioni di anni fa

 

 

Video

Esa Orione video

02.04.20 - Alla scoperta di Orione

ambiente delfini in veneto

31.03.20 - Veneto, a fine febbraio avvistati alcuni delfini ad Albarella

Vangelis Nasa Mars Mythodea

24.03.20 - In tempo di Coronavirus facciamo un viaggio nel tempo e nello spazio
NASA Mission Mars Odyssey 2001, Vangelis Mythodea

 

 



 

  


 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

Informazioni commercili

 

Vaccari logo

Impiantistica elettrica
Impianti d'allarme e TVCC 
Studio e realizzazioni 
illuminotecniche Soluzioni, prodotti 
e consulenze informatiche
Realizzazione reti dati 
e cablaggi strutturati
+39/336/810434 -
348/2247152
fax +39/045/7103381 eltvac@email.it
 

Razionalizzazione
energetica della casa

enea isolament sottofinestra