L'intervento

 

Tutte le ragioni del Governo

di emergenza nazionale

 

di Corrado De Rinaldis Saponaro*

 

04.05.20 - La ricostruzione post-emergenziale non può essere eseguita se non attraverso l’attivazione sincronizzata delle tre leve della modernità democratica. Queste sono il consenso della comunità nazionale dei cittadinielettori, come rappresentata dalle forze politiche in Parlamento; la cooperazione internazionale con le democrazie occidentali; e la fiducia dei mercati. La pandemia da Covid-19 è uno shock simmetrico. Ha colpito il paese, inceppandone in profondità i gangli vitali e i meccanismi di governance.

Negli ultimi 20 anni la politica ha ceduto il passo ai personalismi e il confronto democratico è scaduto nelle opposte tifoserie. La lunga fase di espansione economica mondiale e l’ombrello di protezione fornito dall’Euro e dai tassi negativi della BCE ha finanziato implicitamente le divisioni politiche. Dove c’è stata necessità di poca politica, grazie alla protezione benigna della politica monetaria, si sono insinuati i personalismi carismatici. Alla poca politica, ha fatto riscontro tanta polarizzazione ideologica. Ma davanti alla crisi improvvisa e obliqua causata dal virus cinese, emerge la debolezza della poca politica e il rischio della polarizzazione ideologica.

La risposta all’emergenza nazionale deve quindi essere unitaria. A partire dalla fase 2, non si confrontano più opposte visioni di un modello di società, ma una esigenza di soluzione ad un problema esistenziale. Un problema condiviso implica una e una sola risposta, e la responsabilità per la risposta va condivisa da tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Ma è velleitario pensare di poter fare da soli. Così come è sbagliato rompere la solidarietà del fronte occidentale davanti alle minacce esterne.

Sono ormai palesi le responsabilità della Cina nella diffusione della pandemia. Forse il ceppo mutante del virus è originato nel wet market di Wuhan, forse è sfuggito ai controlli di sicurezza del laboratorio di Wuhan; sul punto c’è ancora molto da chiarire. Ma la Cina ha mostrato di essere un partner internazionale inaffidabile. Forse ha esercitato pressioni illecite sull’Organizzazione mondiale della sanità, forse ha brigato per annacquare le conclusioni del rapporto coronavirus del servizio per l’azione esterna europea, forse ha addirittura orchestrato un insabbiamento di stato. Pechino potrebbe aver vissuto il suo momento Chernobyl. Nel 1986 fu proprio l’insabbiamento di stato sovietico sull’incidente alla centrale nucleare ucraina a marcare l’inizio della fine dell’URSS.

La propaganda cinese, assecondata - sbagliando - dal governo giallorosso, non è solidarietà, ma un cavallo di Troia con un altissimo costo politico differito. Timeo Danaos et dona ferentes! Nell’ora più buia, non sono state le 20mile mascherine non a norma del Dragone, ma i 6 miliardi di contratti per fregate da guerra assegnati dal Pentagono a Fincantieri ad aver mostrato cosa è e da dove viene la solidarietà geopolitica.

L’emergenza ha mostrato con la chiarezza dell’esempio plastico i pericoli insiti in ogni sbandata sulla collocazione internazionale dell’Italia nella rincorsa di avventurismi ad Oriente, e sono irresponsabili gli appelli di chi si getta nelle braccia della linea Bergoglio-bolscevica. Infine la fiducia dei mercati.

Le agenzie di rating prezzano nei rendimenti del debito pubblico italiano il rischio della instabilità politica permanente, indotta da un assetto istituzionale mal funzionante. Le riforme indifferibili languono. Nessun governo partigiano può permettersi di pagare il costo politico necessario a compiere le riforme strutturali. È urgente rompere i monopoli de facto e le rendite di posizione ferocemente difese dagli interessi corporativi che ricattano la politica con la valuta del consenso elettorale. Vanno riformati: l’articolazione dello stato, la burocrazia, il sistema dell’istruzione, il mercato del lavoro, l’architettura fiscale, e la giustizia, asfaltando i particolarismi organizzati presidiati dai contropoteri non eletti. L’Italia è stretta nella morsa di una ventennale decrescita oramai cronicizzata, una scarsa produttività e una progressiva perdita di competitività, in un paese attanagliato da tecnologia obsoleta e nanismo industriale. Hai voglia a battere la grancassa del piccolo è bello.

La retorica del piccolo mondo antico, non salva le PMI che non sono come romanticamente asserito la spina dorsale del sistema industriale, ma più prosaicamente bocconi facili da ingoiare per le acquisitive imprese francesi e tedesche che accelerano la de-industrializzazione del paese. La proposta repubblicana è la proposta della responsabilità. Un governo di emergenza nazionale, guidato da Mario Draghi che gestisca la ricostruzione dell’economia, pacifichi gli odi sociali causati dalla politica bipolare, e possa accompagnare la transazione di Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale, secondo il modello adottato per Carlo Azeglio Ciampi, un illustre Azionista di cultura repubblicana, che dall’alto Colle sorvegli una legislatura costituente per la rinascita dell’Italia. Viva l’Italia repubblicana, viva la libertà.

* Segretario nazionale PRI