Capocrazia. Se il presidenzialismo ci manderà all’inferno

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L’Italia è un paese che ama le rivoluzioni ma affossa le riforme
Capocrazia. Se il presidenzialismo ci manderà all'inferno

Michele Ainis
Capocrazia
Se il presidenzialismo ci manderà all’inferno

Milano, La nave di Teseo, 2024, pp. 208, euro 16,00

Un saggio lucido sul presidenzialismo prossimo terreno di scontro politico tra i partiti. Un tema, da sempre fonte di aspre controversie. Il presidenzialismo è la grande riforma annunciata dal Governo Meloni, che potrebbe realizzarsi nella diciannovesima legislatura dopo decenni d’attese e di dibattiti. Già, perché l’Italia è un paese che ama le rivoluzioni ma affossa le riforme, come hanno imparato sulla loro pelle molti leader nostrani, da Berlusconi a Renzi. Anche per questo l’Italia ha sempre guardato ai modelli presidenziali degli altri (gli Stati Uniti e la Francia su tutti) come a un oggetto del desiderio fatalmente impossibile da raggiungere.

Difficile allora fidarsi adesso di una riforma pasticciata che rafforza il potere del presidente del consiglio indebolendone il contrappeso, ossia il ruolo di garanzia del presidente della repubblica. Per giunta smentendo, senza consultare i cittadini, la promessa elettorale del centro-destra, che puntava all’elezione diretta del capo dello stato. Anche perché la verità è che un presidenzialismo sgangherato già ce lo abbiamo: è la capocrazia che domina la vita dei partiti, divenuti feudi di uomini soli al comando, è il potere sconfinato dei sindaci e dei governatori, è l’abuso decisionista dei decreti legge da parte del Governo di turno. Per riportare ordine nella nostra democrazia malata, bisogna allora riprendere in mano la Costituzione e tornare a interpellare gli italiani (che ormai disertano le urne con sfacciata abitudine), come fecero i padri costituenti che ci appaiono oggi giganti che guardiamo da troppo lontano.

L’autore. Michele Ainis (1955) è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Teramo, dove è stato prorettore vicario (nel 2001) e preside della facoltà di Giurisprudenza (dal 2001 al 2005). Ha pubblicato numerosi saggi, è membro del comitato di direzione di varie riviste giuridiche, ed ha tenuto conferenze in Italia e all’estero. Dal 1998 è editorialista della Stampa di Torino, dopo aver collaborato al Corriere della sera. Nel 2003 è stato eletto nel direttivo dell’Associazione italiana dei costituzionalisti. Coordina la Scuola di scienza e tecnica della legislazione “Mario D’Antonio” costituita presso l’Isle. Ha fatto parte di varie commissioni ministeriali di progettazione e di studio. Tra i suoi libri si ricordano: La legge oscura. Come e perché non funziona (Laterza, 2002), La cura (Chiarelettere, 2009), Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti lateranensi a oggi (Garzanti, 2009), Privilegium. L’Italia divorata dalle lobby (Rizzoli, 2012), Romanzo nazionale. L’Italia e gli inganni della politica (Dalai, 2013), L’ordinamento della cultura. Manuale di legislazione dei beni culturali (Giuffré, 2015), La Costituzione e la Bellezza (La nave di Teseo, 2016, scritto insieme a Vittorio Sgarbi), I fondamenti costituzionali della concorrenza (Edizioni Giuseppe Laterza, 2019), Presidenti d’Italia. Atlante di un vizio nazionale (La nave di Teseo, 2022) e Capocrazia. Se il presidenzialismo ci manderà all’inferno (La nave di Teseo, 2024). (Red.)

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