Matteo Renzi e il secondo contratto
con gli italiani
 
Il discorso ricco di buoni propositi che il presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, ha fatto ieri davanti al Senato per chiedere il voto di fiducia (poi ottenuto con un risicato margine ancora più basso rispetto a quello di Letta, nipote, licenziato in tronco poche settimane fa dal suo stesso partito, il Pd), ci ha fatto venire in mente il contratto con gli italiani "firmato" dall'ex cavaliere e ex senatore dichiarato decaduto per la sua condanna definitiva per frode fiscale,  Silvio Berlusconi. Contratto siglato  in tv nel programma Porta a Porta davanti ad un Bruno Vespa eccitatissmo: era l'8 maggio 2001 e mancavano cinque giorni alle elezioni politiche. Poi sappiamo come è andata a finire. Nemmeno una di quelle cose che Berlusconi disse e firmò in quel frangente fu realizzata. Ma c'è di più. Come Renzi oggi dice che se il suo programma politico dovresse fallire ne assumerà in toto e solo lui le responsabiltà,  anche Berlusconi al momento della firma del contratto con gli italiani disse che se solo una di quelle promesse fosse andata a buon fine lui si sarebbe dimesso e ritirato dalla politica perché sarebbe stato comunque un fallimento. Sono passati 13 anni da allora.   Berlusconi è ancora il boss del centro destra, l'Italia è in braghe di tela e povera, e oggi c'è Renzi, 39 anni, sindaco di Firenze come presidente del Consiglio. Rischiamo di tenercelo per  i prossimi quarant'anni.  Esaltante prospettiva (upiv)   
 
 
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