Il  DNA  sopravvive  nello spazio

 
Il lancio del razzo Texus-49 dal centro spaziale Esrange, Svezia (image, Adrian Mettauer)
 
 
 
Il DNA può sopravvivere nello spazio “aggrappato” alla  parte esterna di un razzo al decollo. L’esperimento è stato preparato dal gruppo di lavoro di Cora Thiel dell'Università di Zurigo in Svizzera che hanno mescolati piccole molecole di DNA, conosciute come plasmidi, con una soluzione liquida e dipinte sulla parte esterna di un razzo. Il razzo è volato  per 13 minuti, raggiungendo un'altezza di 270 chilometri prima di tornare sulla Terra.
 
 
Anche se l'attrito atmosferico ha riscaldato il DNA di oltre 1000 ° C durante il rientro in atmosfera, Thiel ha recuperato le molecole poste in diversi punti  sul razzo Texus-49 lanciato nel marzo del 2011 dal centro Esrange dell'Agenzia spaziale europea a Kiruna, in Svezia. A quel punto Thiel e i suoi colleghi sono rimasti sbalorditi dai dati: i plasmidi erano sopravissuti al 53% all'interno delle scanalature delle viti. Si trattava di plasmidi di E. coli e cellule di topo ( PLoS One , DOI: 10.1371 / journal.pone.0112979 ).
 
Il risultato è emozionante per i sostenitori della panspermia ossia  l'idea che la vita sulla Terra sia arrivata per inseminazione di microbi dallo spazio anche se tuttora non è chiaro se il DNA sarebbe sopravvissuto per lunghi viaggi interplanetari.  L’altro lato della medaglia di questa suggestiva teoria che potrebbe rappresentare un problema per la ricerca di vita aliena. Quando le agenzie spaziali inviano sonde automatiche in altri pianeti, ci preoccupano di eseguire una profonda pulizia al fine di rimuovere tutti i segni di vita terrestri. L'idea è quella di evitare di contaminare un altro mondo. 
 
 
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