Breve riflessione sui prerequisiti
Le riforme sono ancora possibili?
 
di Sauro Mattarelli
 
 
Questo numero contiene interventi che, più o meno direttamente e da diversi punti di vista, affrontano  il tema della riforma elettorale. Sull’argomento abbiamo espresso più volte le nostra valutazioni e  oggi ci limitiamo a proporre ai lettori le opinioni dei nostri collaboratori, che costituiscono un utile stimolo alla riflessione. Ci preme solo ribadire che, prima di addentrarsi nella scelta dei modelli più idonei per la realtà italiana, resta a nostro parere valida la considerazione secondo cui nessuna riforma, elettorale o di altro genere, potrà sortire effetti se, prima, non si prepara un contesto che possa accogliere le riforme stesse. Questa preparazione riguarda  innanzitutto un salto di qualità sul piano etico-civile, o almeno la possibilità che alla guida del Paese siano poste persone che quel “salto” lo abbiano effettivamente compiuto.  
 
La sensazione diffusa è che questa indispensabile “possibilità selettiva” si sia perduta per ragioni storiche che sarebbe troppo lungo esaminare in questa sede. Resta il fatto, ovvio, che se non si compie un poderoso sforzo di ricerca in tale direzione, tutti gli altri esercizi rischiano la vacuità  in un quadro di declino irreversibile. Chi scrive è molto pessimista al riguardo. Per ribadire questa necessità potremmo proporre svariati esempi tratti dall’attualità. Ne basti, per il momento, uno solo. Una politica  di incentivazione per le imprese e di rilancio dell’occupazione basata su norme sul lavoro 
 
adeguate, sgravi fiscali e burocratici, ecc. non produrrà alcun risultato degno di nota se gli investitori e gli imprenditori  non avranno garanzie per quanto concerne la continuità normativa, non solo in  campo tributario. La stabilità nelle regole di base è infatti qualcosa di diverso rispetto alla stabilità politica. la politica può vivere (e in democrazia  accade spesso) momenti di turbolenza, ma quando, a livello nazionale e locale,  viene a meno l’accordo sulle regole di base di una comunità allora si creano i presupposti per una disgregazione irreversibile. Il clima di improvvisazione, superficialità, abbandono investe le aziende e soprattutto le singole persone. Prevale allora un sentimento di insicurezza e di paura che risulta paralizzante sul piano economico e, più un generale, nell’ambito sociale e della civile convivenza. Le principali forze politiche, al di là delle dispute di bandiera sempre più stucchevoli, hanno qualcosa da dire al riguardo?