Le vibrazioni sismiche di origine antropica furono rilevate
per la prima volta in Giappone nel 2012
 

Identificati i “tremori

non vulcanici”

Sono prodotti dalle industrie

 
Fino al 50% del territorio italiano potrebbe esserne interessato. Si tratta di un particolare tipo di tremori indotti dall’uomo, i cui segnali sono molto simili, come formaa quelli naturali profondi, chiamati “tremori non vulcanici”.  Di tali vibrazioni se ne possono rilevare centinaia in un solo giorno in una singola area, grazie alla Rete sismica nazionale (Rsn). A scoprirlo un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).
 
Lo studio mette in luce, per la prima volta in Italia, la presenza diffusa sul territorio nazionale di vibrazioni con frequenza compresa tra 2 e 5 Hz (ovvero 2-5 oscillazioni al secondo), generati da impianti industriali e, in particolare, dalle cementerie. 
 
Al riguardo Alessandro Amato, dirigente di ricerca dell’Ingv, spiega: «“L’indagine parte dalla scoperta di tremori non vulcanici identificati per la prima volta in Giappone nel 2002 e successivamente in altre zone del mondo, che sono molto importanti per le loro implicazioni in termini di dinamica del contatto tra le placche e per essere un indizio della presenza di fluidi in profondità nella crosta e nel mantello terrestre. Studiando tali fenomeni anche sul nostro territorio, ci siamo invece imbattuti in segnali di altra provenienza: vibrazioni sismiche di origine antropica con caratteristiche simili ai tremori non vulcanici».   
 
 
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