? 2020/05/06/spazio/astronomia/eso/Scoperto il buco nero più vicino alla Terra - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

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Primo Piano

La ricerca è stata condotta dall'Università di Padova e dagli Istituti del Consiglio nazionale delle ricerche per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) e di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg)

I pericoli della Subsidenza:

la prima mappatura globale

cnr Mappa globale pericolosità e suscettibilità (credits: Herrera-García/cnr.it)

16.01.21 - Ecco le evidenze scientifiche per cui l’abbassamento della superficie terrestre dovuto allo sfruttamento del sottosuolo può causare impatti ambientali e socio-economici rilevanti. L’86% della popolazione mondiale interessata dal fenomeno vive in Asia. In Italia le regioni più coinvolte sono Emilia-Romagna, Veneto, Puglia, Toscana, Campania e Calabria.


Torino. La ricerca è stata condotta dall'Università, dal Politecnico e dalla Cardiologia universitaria Città della Salute

L'intelligenza artificiale

usata come strategia

contro i rischi post-infarto

 15.01.21 - Straordinario risultato di una ricerca coordinata dalla Cardiologia universitaria dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (diretta da Gaetano Maria De Ferrari), assieme al Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino ed a quello di Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino.

L'oggetto, non visibile, si trova "solo" a mille anni luce e ha due stelle compagne visibili a occhio nudo

Scoperto il buco nero

più vicino alla Terra

 

eso buco nero più vicino

Rappresentazione artistica del sistema stellare tirplo che contiene il buco nero più vicino a noi (credit: eso.org)


06.05 - Scoperto un buco nero a soli mille anni luce dalla Terra. È il più vicino al nostro Sistema Solare tra tutti quelli trovati finora e fa parte di un sistema triplo che può essere visto a occhio nudo. L'equipe di astronomi dell'ESO (European Southern Observatory) e di altri istituti ha trovato evidenze della presenza dell'oggetto invisibile seguendo il moto delle due stelle compagne con il telescopio da 2,2 metri dell'MPG/ESO che si trova all'Osservatorio dell'ESO di La Silla in Cile. I ricercatori sostengono che questo sistema potrebbe essere solo la punta dell'iceberg, e che in futuro si potrebbero trovare molti altri buchi neri simili.

"Siamo rimasti veramente sorpresi quando ci siamo resi conto che questo è il primo sistema stellare con un buco nero che si può vedere a occhio nudo", afferma su eso.org, Petr Hadrava, scienziato emerito dell'Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca a Praga e coautore della ricerca. Situato nella costellazione del Telescopio, il sistema è così vicino a noi che le sue stelle sono visibili, dall'emisfero sud, in una notte scura e serena anche senza l'ausilio di un binocolo o di un telescopio. "Questo sistema contiene il buco nero più vicino alla Terra di cui siamo a conoscenza", interviene a sua volta lo scienziato dell'ESO, Thomas Rivinius, a capo dello studio pubblicato oggi dalla rivista Astronomy & Astrophysics.

L'equipe ha inizialmente osservato il sistema, chiamato HR 6819, nell'ambito di uno studio sui sistemi stellari doppi. Tuttavia, nell'analizzare le osservazioni, scoprirono con stupore la presenza di un terzo corpo precedentemente ignoto: un buco nero. Le osservazioni con lo spettrografo FEROS sul telescopio da 2,2 metri dell'MPG/ESO hanno dimostrato che una delle due stelle visibili orbita intorno a un oggetto invisibile ogni 40 giorni, mentre la seconda stella rimane a grande distanza da questa coppia interna.

Dietrich Baade, astronomo emerito all'ESO di Garching e coautore dello studio, afferma: “Le osservazioni necessarie per determinare il periodo di 40 giorni dovevano essere distribuite su diversi mesi. Ciò è stato possibile solo grazie al sistema pioneristico di osservazione fornito dall'ESO, in base al quale le osservazioni sono eseguite dal personale dell'ESO per conto degli scienziati che le richiedono".

Il buco nero con una massa almeno 4 volte quella del Sole nascosto in HR 6819 è uno dei primissimi buchi neri di massa stellare che non interagiscono violentemente con il loro ambiente e, quindi, appaiono davvero neri. Ma l'equipe ha potuto individuarne la presenza e calcolarne la massa studiando l'orbita della stella nella coppia interna.

Finora gli astronomi hanno individuato solo un paio di dozzine di buchi neri nella nostra galassia, quasi tutti a causa della potente emissione di raggi X dovuti alla forte interazione con il proprio ambiente. Ma gli scienziati stimano che, nel passato della Via Lattea, molte altre stelle siano collassate a formare buchi neri al termine della loro vita. La scoperta di un buco nero silenzioso e invisibile in HR 6819 fornisce indizi su dove si potrebbero trovare i numerosi buchi neri nascosti nella Via Lattea. “Devono esserci centinaia di milioni di buchi neri là fuori, ma ne conosciamo solo pochissimi. Sapere cosa cercare dovrebbe metterci in una posizione avvantaggiata per trovarli”, conclude Rivinius. (red)

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