? 2020/04/03/scienze/antropologia/I nostri antenati di Drimolen - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

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Il meccanismo che innesca l'azione della "Spermidina" è stato scoperto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Cnr-Ibbc e di Telethon

A caccia di "Spermidina",

la molecola che ripulisce

gli ingranaggi della memoria

Cnr neuroni De Leonibus

06.08.20 - La Spermidina, una sostanza presente naturalmente in molti cibi, è in grado di correggere i difetti di memoria, rimettendo in moto i neuroni, in soggetti di mezza età predisposti al declino cognitivo grazie alla sua azione di “pulizia” degli aggregati proteici tossici accumulati nel cervello.


La scoperta è stata fatta da una squadra di ricercatori di ENEA, CNR e Università Sapienza di Roma

Mar Artico, allarme

microplastiche: contaminati

i crostacei

enea artico microplastiche

28.07.20 - Mar Artico: un tempo era uno dei luoghi più intatti del pianeta. Adesso, invece, i crostacei che vivono in quelle acque sono contaminati dalle microplastiche...

Due milioni di anni fa, Australopithecus, Paranthropus robustus e Homo erectus hanno vissuto contemporaneamente in Sudafrica. Nel gruppo internazionale di ricerca anche le Università di Pisa e Firenze

I nostri antenati di Drimolen

 

Unipi .ricercatori drimolen

Da sinistra, Giovanni Boschian, Jesse Martin, Andy Herries, Stephanie Baker, Angelina Leece, David Strait. Fine campagna di ricerche 2019  (credit: unipi.it)

Unipi area scavo

J. Martin e A. Leece nell’area principale di scavo, durante il recupero dei frammenti di DNH134 (credit: unipi.it)

unipi cranio 7

Il cranio DNH 134 H. erectus. Foto Jesse Martin, Reanud Joannes-Boyau, Andy I.R. Herries (credit: Science)

antenato Australopithecusantenato  Paranthropus robustus antenato homo erectus

 

Da sinistra , Australopithecus, Paranthropus robustus e Homo erectus

 

03.04.20 - I nostri antenati Australopithecus, Paranthropus robustus e Homo erectus tutti insieme contemporaneamente due milioni di anni fa in Sudafrica, nella cosiddetta Cradle of Humankind (culla dell’umanità). Lo dimostra uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Science, a cui hanno partecipato anche Giovanni Boschian, docente del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che nello specifico ha coordinato lo studio stratigrafico curando la parte microstratigrafica, e Jacopo Moggi-Cecchi, antropologo dell’Università di Firenze, membro storico del gruppo.

Nel corso degli scavi condotti a Drimolen, un sito paleoantropologico situato presso Johannesburg, ricercatori e studenti di varie nazionalità hanno riportato alla luce due nuovi fossili importanti, entrambi databili tra 2.04 e 1.95 milioni di anni fa, lo stesso periodo in cui è attestata la presenza in Sudafrica dell’Australopithecus.

I nuovi fossili sono DNH 152, chiamato “Khethi” in riconoscimento al proprietario del terreno, è un neurocranio di Paranthropus robustus, incompleto ma che mostra bene la parte superiore della calotta. Il Paranthropus robustus è un ominino appartenente alle australopitecine e caratterizzato da un apparato masticatore estremamente robusto, con molari grossi anche più di 2 cm.

Fin qui, non sarebbe un ritrovamento particolarmente nuovo se non fosse associato, nei medesimi strati, a DNH 134, chiamato “Simon” in ricordo di un collaboratore della ricerca prematuramente scomparso, che non è certamente un Paranthropus, come dimostrano la struttura cranica e le grandi dimensioni dell’encefalo. Si tratta di un altro neurocranio incompleto attribuito a un individuo giovane, che presenta notevoli analogie con Homo erectus sensu lato. Purtroppo manca la faccia, che avrebbe potuto dare informazioni più precise.

"Ci sono alcuni aspetti importanti che, a mio avviso, emergono da questo studio – spiega Giovanni Boschian – Il primo è che, poiché i fossili provengono dal medesimo strato, si dimostra che le due specie sono coesistite, non solo in Sudafrica ma anche nello stesso sito e molto probabilmente anche contemporaneamente. Non sappiamo se vi siano stati contatti tra le due specie e, se vi sono stati, di quale natura fossero. Un altro aspetto riguarda la presenza di un cranio affine a Homo erectus che diviene così il più antico in Africa e indebolisce, senza però escluderla del tutto, l’ipotesi che H. erectus abbia avuto origine fuori dall’Africa. Infine DNH 152 potrebbe essere forse il più antico Paranthropus robustus in Sudafrica, ma su questo è difficile pronunciarsi con precisione".

Al riguardo Jacopo Moggi Cecchi, sottolinea: "La datazione più antica per le specie Paranthropus robustus e Homo erectus implica quindi la contemporaneità di queste con specie del genere Australopithecus ed in particolare con Australopithecus sediba. Si viene così a delineare un complesso quadro di elevata biodiversità di ominini in un’area geografica limitata, con possibili conseguenze sulle interazioni tra queste: l’implicazione è che questa condizione potrebbe avere contribuito all’estinzione delle forme del genere Australopithecus".

Ma la rilevanza dello studio riguarda anche l’aspetto stratigrafico: "È stato possibile datare con estrema precisione, per la prima volta in Sudafrica, la sequenza stratigrafica dei sedimenti – conclude Boschian – Abbiamo ottenuto questo risultato rivoluzionando l’approccio stratigrafico finora generalmente seguito nello studio delle grotte in Sudafrica e facendo uso estensivo della microstratigrafia; inoltre abbiamo integrato biocronologia con vari metodi di datazione: isotopi del piombo sulle concrezioni, ESR (Electron Spin Resonance) sui fossili e paleomagnetismo sui sedimenti. Di conseguenza è anche stato possibile datare le principali fasi in cui è suddivisa la sequenza. La fase più ricca in fossili è compresa tra 2.04 e 1.95 Ma, seguita da una fase che indica minor frequentazione datata tra 1.95 e 1.78 Ma".

L’attività di ricerca sui reperti fossili rinvenuti in questi anni è ancora in corso, con la promessa che nuove scoperte potranno contribuire a modificare le nostre conoscenze relative alla biologia e alla storia evolutiva delle più antiche specie della linea evolutiva umana. (red)


Vedi
www.unipi.it  
https://science.sciencemag.org/content/368/6486/eaaw7293 

 

 

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