? 2019/01/31/ambiente/scienze/Squalo bianco del Mar Mediterraneo a rischio estinzione - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

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Primo Piano

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino)

Creata la “colla” quantistica

per legare a distanza

oggetti macroscopici

 cnr colla quantistica

13.02.20 - Ideato un metodo innovativo per "legare" attraverso l’entanglement oggetti macroscopici distinti, facendo loro condividere un singolo fotone.


 Dimostrata per la prima volta l’efficacia della fenformina nel contrastare i tumori cerebrali pediatrici

La molecola “carica-batterie”

che spegne i tumori

uniroma1 tumori carica batteria al contrario
12.02.20 - Scoperto il meccanismo biochimico alla base dell’azione della fenformina, la molecola che agisce su una sorta di interruttore cellulare denominato mGPD, presente nei mitocondri, attivando così un’alterazione dello stato di carica elettrica interno alla cellula tumorale.

 La ricerca è stata condotta dall'Università Sapienza di Roma in collaborazione tra gli altri con con Stanford University e Virginia Tech University

 

Squalo bianco

del Mar Mediterraneo

a rischio estinzione

 

uniroma1 Marzamemi 1937

Cattura di squalo bianco nel 1937 presso la tonnara di Marzamemi, Siracusa (Credit: uniroma1.it)

 

31.01.20 - Per la prima volta è stata stimata la presenza e la distribuzione dello squalo bianco nel Mediterraneo nell'arco degli ultimi 160 anni. Ed è a rischio estinzione. Lo studio è stato realizzato dalla collaborazione tra l'università Sapienza, la Stanford University, la Virginia Tech University, l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine (Irbim-Cnr), la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Lo squalo bianco popola da secoli il Mediterraneo: protagonista di numerosi racconti e celebri pellicole, il re degli squali nuota nei nostri mari e le testimonianze storiche dei suoi avvistamenti risalgono addirittura al Medioevo. Al vertice della catena alimentare marina, lo squalo bianco è una presenza indispensabile per la vita stessa dei mari; tuttavia, gli esemplari che abitano il “Mare Nostrum” appartengono a una delle popolazioni meno conosciute e più minacciate al mondo, soprattutto a causa delle innumerevoli e spesso deleterie attività umane. Il drastico ridimensionamento subito negli ultimi anni ha spinto la International Union for the Conservation of Nature (IUCN) a inserirlo tra le “specie in pericolo critico” nel Mediterraneo.

Il team di ricerca, che ha visto in particolare il contributo scientifico di Giovanna Jona Lasinio del Dipartimento di Scienze statistiche e Stefano Moro del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza e Francesco Ferretti della Virginia Tech University, ha ottenuto la stima utilizzando più di 700 segnalazioni di squalo bianco provenienti da fonti molto diverse tra loro. In particolare, sono stati combinati i dati provenienti da database istituzionali e dalla letteratura, sia scientifica sia divulgativa, con i recenti avvistamenti.

I risultati ottenuti hanno evidenziato una complessa traiettoria, caratterizzata da un progressivo incremento del numero di squali seguito da un rapido declino avvenuto a partire dalla seconda metà del Novecento. "Il decremento – spiega Giovanna Jona Lasinio – non si è verificato in maniera uniforme all’interno del bacino del Mediterraneo. Ad esempio, nel Mediterraneo centrale si è registrata una riduzione del 52%, mentre nel Mar di Marmara ha raggiunto il 96%. Il decremento, inoltre, è accompagnato spesso da una riduzione degli spazi occupati, un segnale associato a popolazioni a rischio".

La ricerca ha permesso di formulare nuove ipotesi ecologiche sulla struttura della popolazione di squali bianchi del Mar Mediterraneo e su interessanti dinamiche preda-predatore che coinvolgono altre specie, in particolare il tonno rosso.

Lo squalo infatti è l’animale al vertice della catena alimentare marina e non ha quindi predatori naturali (a parte l’uomo). Ciò significa che il suo ridimensionamento rischia di avere impatti disastrosi per l’intero ecosistema del bacino. “È stato dimostrato – conclude Stefano Moro – come la rimozione dei predatori apicali all’interno degli ecosistemi marini porti a disastrosi effetti che si ripercuotono su tutta la catena trofica. Il Mediterraneo, da questo punto di vista, rappresenta un primato negativo a scala globale con più del 50% di specie di squali classificate come 'minacciate' dalla IUCN a livello regionale". (red)


Vedi
https://doi.org/10.1111/faf.12432 
www.uniroma1.it 

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