? 2019/03/25/ambiente/Le alte temperature in Africa prima causa delle migrazioni verso l’Italia - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

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Primo Piano

Nelle proiezioni dei dati scientifici di Ingv, Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia)

 Il Mediterraneo entro il 2050

crescerà almeno di 17 cm

 ambiente VEnezia acqua alta

20.08.19 - In uno studio dal titolo “Natural Variability and Vertical Land Motion Contributions in the Mediterranean Sea-Level Records over the Last Two Centuries and Projections for 2100”, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Water della MDPI, ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia) hanno osservato come potrebbe aumentare il livello del mare nel 2050 e nel 2100 in corrispondenza di nove stazioni mareografiche poste nel Mediterraneo centro-settentrionale, che ne misurano il livello a partire dal 1888.


Uno studio effettuato da giovani ricercatori dell’Università Statale di Milano ha comparato i dati dagli anni ‘80 del secolo scorso fino ad oggi

Sempre più scuri e vulnerabili

i ghiacciai dello Stelvio

Unimi Ghiacciai Stelvio Confronto  due ortofoto

29.07.19 - Parco Nazionale dello Stelvio: i ghiacciai del gruppo dell’Ortles-Cevedale sono sempre più "neri", vale a dire sempre più vulnerabili al cambiamento climatico.

Secondo uno studio realizzato dai ricercatori dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia)

Le alte temperature in Africa

prima causa delle migrazioni

verso l’Italia

 

Africa siccità

Il superamento di una soglia di tolleranza termica, umana ed animale è tra le prime cause dei flussi migratori

 

 25.03.19 - Le variazioni meteo-climatiche spingono sempre di più i flussi migratori dalla fascia africana del Sahel verso l’Italia. Il dato è contenuto in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Environmental Research Communications dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia). I ricercatori al riguardo hanno analizzato il periodo 1995-2009, precedente alle primavere arabe e alla crisi siriana, escludendo così conflitti recenti ed evidenziando meglio eventuali incidenze climatiche.

"In questo contesto appare interessante valutare quantitativamente l’influenza dei cambiamenti climatici sulle migrazioni dalla fascia africana del Sahel all’Italia, che rappresentano circa il 90% degli ingressi sul nostro territorio dalla rotta mediterranea", afferma Antonello Pasini, ricercatore del Cnr-Iia e autore dello studio, svolto in collaborazione con Stefano Amendola, dottorando in fisica dell'Università di Roma Tre.

Pasini riprende: "Nello specifico, abbiamo utilizzato un semplice modello lineare e un altro più sofisticato di intelligenza artificiale, un sistema a rete neurale recentemente sviluppato dal nostro gruppo, in grado di evidenziare cambiamenti non graduali ed effetti del superamento di determinate soglie nelle variabili meteo-climatiche. Con il modello a rete neurale siamo stati in grado di spiegare quasi l’80% della variabilità nelle correnti migratorie verso l’Italia, prendendo in considerazione i soli dati meteo-climatici, per causa diretta e per influenza sull’ammontare dei raccolti annuali".

L’agricoltura rappresenta quindi un collegamento strettissimo tra cambiamenti climatici e migrazioni. "Raccolti poveri ed eventuali carestie, congiuntamente alle ondate di calore durante la stagione di crescita, amplificano il fenomeno migratorio", sottolinea Pasini.

Tuttavia il fattore dominante che ha indotto queste migrazioni sembra essere la temperatura, tanto da far pensare che il superamento di una soglia di tolleranza termica, umana ed animale, possa avere un ruolo primario sulle variazioni dei flussi migratori.

"Oggi sappiamo che i paesi africani sono molto vicini a queste soglie. I nostri risultati modellistici rappresentano ovviamente solo un primo passo verso studi più ampi, che possano vedere la collaborazione con scienziati sociali per una valutazione più completa di tutti i fattori che influenzano le migrazioni", conclude il ricercatore. "Nonostante ciò, ritengo che già ora le evidenze presentate in questo studio vadano seriamente prese in considerazione dal mondo della politica, affinché anche in Africa si adottino strategie doppiamente vincenti, come il recupero di terreni degradati e desertificati, che possano condurre a mitigare il riscaldamento globale e, nel contempo, a creare situazioni che prevengano il triste fenomeno delle migrazioni forzate". (red.)

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