? 2019/03/04/ambiente/Il monte Ararat e il diluvio dimenticato del 1840 - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

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Primo Piano

Nelle proiezioni dei dati scientifici di Ingv, Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia)

 Il Mediterraneo entro il 2050

crescerà almeno di 17 cm

 ambiente VEnezia acqua alta

20.08.19 - In uno studio dal titolo “Natural Variability and Vertical Land Motion Contributions in the Mediterranean Sea-Level Records over the Last Two Centuries and Projections for 2100”, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Water della MDPI, ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia) hanno osservato come potrebbe aumentare il livello del mare nel 2050 e nel 2100 in corrispondenza di nove stazioni mareografiche poste nel Mediterraneo centro-settentrionale, che ne misurano il livello a partire dal 1888.


Uno studio effettuato da giovani ricercatori dell’Università Statale di Milano ha comparato i dati dagli anni ‘80 del secolo scorso fino ad oggi

Sempre più scuri e vulnerabili

i ghiacciai dello Stelvio

Unimi Ghiacciai Stelvio Confronto  due ortofoto

29.07.19 - Parco Nazionale dello Stelvio: i ghiacciai del gruppo dell’Ortles-Cevedale sono sempre più "neri", vale a dire sempre più vulnerabili al cambiamento climatico.

 Un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano scopre la genesi di una misteriosa catastrofe

Il monte Ararat e il diluvio

dimenticato del 1840

 

unimi monte Ararat

Il monte Ararat (foto unimi.it)

 

04.03.19 - Non è più un mistero il catastrofico diluvio che nel 1840 si abbattè sulla zona del monte Ararat - il noto vulcano coperto dai ghiacci della Turchia orientale – provocando un numero imprecisato di vittime. Il luogo è lo stesso dove secondo la tradizione biblica si sarebbe incagliata l'arca di Noè in seguito al diluvio universale.

A fare luce sull’episodio è stato un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano - dei dipartimenti di Scienze della Terra “A. Desio” e di Scienze e Politiche Ambientali – che in collaborazione con l’Università di Firenze e l’Università dello Utah, hanno ricostruito per la prima volta i meccanismi alla base della catastrofe in un articolo recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Geomorphology .

Lo studio di immagini da satellite del versante Nord Est del vulcano Ararat evidenzia la presenza di un profondo canyon, chiamato Ahora Gorge, descritto anche nei resoconti di viaggio di alcuni esploratori di fine ‘800 e inizio ‘900. Le cronache raccontano in particolare di un disastro avvenuto allo sbocco del canyon Ahora nel luglio del 1840, definito da alcuni autori tedeschi katastrophe diluviale. Questo diluvio provocò la distruzione di alcuni villaggi e centinaia di vittime, ma la natura, la causa e gli effetti di questo evento erano sempre rimasti poco chiari.

Basandosi anche su rilievi di terreno effettuati nel corso di due campagne svoltesi in collaborazione con il Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano, i ricercatori dell’Università di Milano hanno potuto ricostruire l’accaduto identificando in un evento sismico connesso a un’eruzione vulcanica laterale la causa della rapida fusione di parte della calotta glaciale del Monte Ararat, successivamente all’origine dell’imponente colata di fango e detriti lungo la gola di Ahora che ha distrutto i villaggi localizzati alla base del vulcano. Questo evento ha portato all’approfondimento della gola e alla costruzione di un enorme cono di detriti alla base del vulcano. I ricercatori hanno messo in evidenza anche la presenza di un ghiacciaio coperto da detriti presente sul fondovalle che si è sviluppato dopo l’evento catastrofico del 1840 e che ha rimodellato la morfologia della gola di Ahora.

La ricerca ha confermato l’importanza del glacialismo quale agente geomorfologico nella regione ed evidenziato la possibilità che simili eventi catastrofici possano ripetersi in futuro, rappresentando quindi tuttora un rischio per la popolazione locale. (red.)

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