? Heos.it Rivista scienze politica cultura salute - 2019/02/07/spazio/astronomia/Grande Nube di Magellano, le sue bolle colorate raccontano l'infanzia delle stelle

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A duemila metri d'altezza, in una falesia lunga 5 metri, le pietre raccontano di un mondo perduto, pianeggiante e ricco di alberi
 
 
 
 
21.01.23 - Il più antico atelier per la produzione di bifacciali di ossidiana risalente a più di 1.200.000 anni fa si trova a Melka Kunture in Etiopia.
In questa località la missione archeologica finanziata da Sapienza Università di Roma, ha evidenziato la presenza della più antica zona di produzione di utensili finora conosciuta. 
 
Le ricerche sulla malattia che ha colpito circa 200 mila persone sono state condotte da  I.R.C.C.S. Neuromed e Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli
 
 
19.01.23 - Le mutazioni del gene TMEM175, fondamentale per il corretto funzionamento di un tipo di organuli cellulari, sarebbero alla base di un certo numero di casi di malattia di Parkinson ad insorgenza tardiva.

 Grande Nube di Magellano,

le sue bolle colorate

raccontano 

l'infanzia delle stelle

 

eso grande nube magellano

Bolle di giovani stelle in formazione nella Grande Nube di Magellano (foto eso.org)

07.02.19 - La regione della Grande Nube di Magellano (nella foto) si illumina di colori sorprendenti. L'immagine è stata acquisita dallo strumento MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer) installato sul Very Large Telescope (VLT) dell'ESO. La regione, denominata LHA 120-N180 B (N180 B in breve) è un tipo di nebulosa nota come regione H II ("H secondo") ed è una fonte prolifica di nuove stelle. La Grande Nube di Magellano (o LMC, Large Magellanic Cloud) è una galassia satellite della Via Lattea, meglio visibile dall'emisfero australe. Si trova ai 160.000 anni luce dalla Terra, praticamente fuori porta. Oltre a essere vicino a noi, il singolo braccio a spirale di LMC appare quasi di fronte, permettendo agli astronomi di ispezionare facilmente regioni come N180 B.

Le regioni H II sono nubi interstellari di idrogeno ionizzato, ossia nuclei nudi degli atomi di idrogeno. Queste regioni sono incubatrici stellari e le stelle massicce appena formate sono responsabili della ionizzazione del gas circostante, rendendole spettacolari. La forma distintiva di N180 B è costituita da una gigantesca bolla di idrogeno ionizzato circondata da quattro bolle più piccole.

All'interno di questa nube luminescente, MUSE ha individuato un getto emesso da una stella nascente - un enorme oggetto stellare giovane con una massa pari a 12 volte quella del nostro Sole. Il getto - chiamato Herbig-Haro 1177, o HH 1177 in breve - è mostrato in dettaglio nell'immagine. Questa è la prima volta in cui si osserva un getto di questo tipo in luce visibile al di fuori della Via Lattea, poiché di solito sono oscurati dai loro ambienti polverosi. Questa volta, l'ambiente relativamente privo di polvere dell'LMC consente di osservare HH 1177 alle lunghezze d'onda visibili. Con una lunghezza di circa 33 anni luce, è uno dei getti di questo genere più lunghi mai osservati.

HH 1177 racconta l'infanzia delle stelle. Il fascio è altamente collimato. Si allarga appena nell'allontanarsi dalla stella. Getti come questo sono associati ai dischi di accrescimento della stella e possono far luce su come le stelle nascenti raccolgono materia. Gli astronomi hanno scoperto che le stelle, di grande o di piccola massa, lanciano getti collimati come HH 1177 attraverso meccanismi simili, suggerendo che le stelle massicce possono formarsi nello stesso modo delle loro controparti di piccola massa.

MUSE è stato recentemente migliorato con l'aggiunta dell'Adaptive Optics Facility, la cui modalità a grande campo ha visto la prima luce nel 2017. L'ottica adattiva è il processo attraverso il quale i telescopi dell'ESO compensano gli effetti di sfocatura causati dall'atmosfera - trasformando le stelle scintillanti in immagini molto nitide ad alta risoluzione. Da quando questi dati sono stati ottenuti, grazie all'aggiunta della modalità a campo stretto MUSE ha una vista acuta quasi come quella del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. (red.)

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www.eso.org 

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