? Heos.it Rivista scienze politica cultura salute - 2019/01/12/cronache/ambiente/Presentata al Cnr la mappa delle concentrazioni di gas radon nel Lazio

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A duemila metri d'altezza, in una falesia lunga 5 metri, le pietre raccontano di un mondo perduto, pianeggiante e ricco di alberi
 
 
 
 
21.01.23 - Il più antico atelier per la produzione di bifacciali di ossidiana risalente a più di 1.200.000 anni fa si trova a Melka Kunture in Etiopia.
In questa località la missione archeologica finanziata da Sapienza Università di Roma, ha evidenziato la presenza della più antica zona di produzione di utensili finora conosciuta. 
 
Le ricerche sulla malattia che ha colpito circa 200 mila persone sono state condotte da  I.R.C.C.S. Neuromed e Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli
 
 
19.01.23 - Le mutazioni del gene TMEM175, fondamentale per il corretto funzionamento di un tipo di organuli cellulari, sarebbero alla base di un certo numero di casi di malattia di Parkinson ad insorgenza tardiva.

Progetto europeo Life-Respire. Coinvolti i comuni viterbesi di Caprarola, Celleno e quello romano di Ciampino

Presentata al Cnr la mappa

delle concentrazioni

di gas radon nel Lazio

 

Cnr Radon mappa Lazio

La mappa della concentrazione di gas radon nel Lazio (foto cnr.it)

 

12.01.19 - Illustrati al Cnr durante la conferenza di mid-term i primi dati sulle concentrazioni di gas radon negli ambienti confinati, come edifici pubblici, abitazioni e luoghi di lavoro, a un anno e mezzo dalla partenza del progetto europeo Life-Respire (Radon rEal time monitoring System and Proactive Indoor Remediation), che ha visto la prima applicazione in tre aree italiane (i comuni viterbesi di Caprarola, Celleno e quello romano di Ciampino) e in Belgio (Ardenne).

I risultati preliminari del progetto sono stati realizzati grazie alla collaborazione tra l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag), il Centro di ricerca, previsione, prevenzione e controllo dei rischi geologici dell’Università di Roma Sapienza (Ceri-Sapienza, coordinatore del progetto), l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), la Federal Agency for Nuclear Control (FANC, Bruxelles) e l’industria italiana Elica spa.

La mappa mostra zone con potenziale geogenico di radon variabili: basso nell’area vulcanica dei Colli Albani a sud di Roma; medio ed elevato, rispettivamente, nell’area dei Monti Vulsini e Monti Cimini, nella parte settentrionale della regione. E proprio in queste tre territori sono stati selezionati i comuni che costituiranno le aree test in cui saranno installati i prototipi del sistema di risanamento Respire per la misura e il controllo del radon negli edifici.

Tale sistema di risanamento è costituito da uno strumento composto di tre elementi principali: un sensore a camera di ionizzazione per la misura di radon e uno multiparametrico per la misura di temperatura, umidità e pressione atmosferica; un estrattore di aria bidirezionale (SNAP), che si attiva quando la concentrazione del radon nell’abitazione supera il limite imposto dalla Direttiva Europea (300 Bq/m3), permettendo così di bonificare un volume di 150 m3 in circa 1-2 ore; e, infine, un estrattore esterno (eolico o elettrico) in grado di comunicare con lo SNAP, connesso in rete con altri dispositivi. Respire invia i dati rilevati dal sensore a un cloud per il loro raccolta e visualizzazione in tempo reale delle concentrazioni di radon rilevate in ogni edificio. Il primo prototipo sarà testato in un’abitazione del luogo per circa due mesi.

Radon, gas pericoloso

Il radon (222Rn) è un gas radioattivo che si forma naturalmente sulla Terra. Esso è prodotto dal decadimento nucleare del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio, elemento naturalmente presente in quantità variabili in tutte le rocce e nei suoli. Alcuni tipi di rocce, come ad esempio graniti e rocce vulcaniche, contengono più uranio rispetto ad altre, e perciò producono molto più radon. Il suo isotopo più stabile è il radon-222 che decade nel giro di circa 4 giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento o “figli”, tra cui il polonio-218 e il polonio-214 che emettono anch’essi radiazioni alfa. Il radon è inodore, incolore e insapore, quindi non è percepibile dai nostri sensi, tuttavia se inalato, è considerato molto pericoloso per la salute umana.

Dove si trova

Il radon è ubiquitario su tutta la crosta terrestre in quantità estremamente variabili. Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva nelle abitazioni dove la concentrazione dipende da quanto uranio è presente nel terreno sottostante l’edificio. Il gas migra dal suolo (o dai materiali con cui è costruito l’edificio) e penetra all’interno degli ambienti di vita attraverso le fessure (anche microscopiche), le giunzioni delle pareti al pavimento, i passaggi dei vari impianti (elettrico, termico, idraulico). Durante la migrazione del radon dal suolo verso l’atmosfera, dove la sua concentrazione è estremamente bassa, il radon può accumularsi nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole, ecc.) raggiungendo concentrazioni particolarmente elevate nelle cantine e nei piani terra, soprattutto se scarsamente ventilati, e dove può costituire un rischio rilevante per la salute dell’uomo, specie per i fumatori. La concentrazione del radon negli edifici è soggetta a forti variazioni sia spaziali che temporali: edifici anche vicini possono avere concentrazioni molto diverse. Inoltre, il radon mostra forti variazioni anche tra giorno e notte, estate e inverno e in diverse condizioni meteorologiche.

I rischi di tumore polmonare

l principale rischio per la salute umana (per il quale si hanno al momento evidenze epidemiologiche) consiste in un aumento statisticamente significativo del rischio di tumore polmonare. A livello mondiale, il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi ed è stato valutato che il 50% circa dell’esposizione media delle persone a radiazioni ionizzanti è dovuto al radon. In realtà, la maggior parte del radon che inaliamo viene espirata prima che decada, tuttavia una piccola quantità si trasferisce nei polmoni (e negli altri organi), dove i prodotti di decadimento si attaccano alle pareti dell’apparato respiratorio e emettono le radiazioni alfa che possono danneggiare il DNA delle cellule. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC), ha classificato il radon appartenente al gruppo 1 delle sostanze cancerogene per l’essere umano. (red.)


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