? Heos.it Rivista scienze politica cultura salute - 2018/03/21/spazio/scienze/Con "Ariel" l'Italia andrà a stanare mille esopianeti

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Primo Piano

Sorprese dai lavori di uno studio interdisciplinare a Grotta Romanelli (Lecce)

 

04.08.22 - il sito preistorico di Grotta Romanelli a Castro (Lecce) retrodatato a 350 mila anni fa.  Gli ultimi rilevamenti geologici e le attività di scavo infatti hanno permesso di ricostruire l’evoluzione della grotta, che ha iniziato a riempirsi molto tempo prima di quanto creduto finora.


 
 
Secondo la tradizione il grande liutaio fu allievo del cremonese Nicola Amati, ma non ci sono prove documentali di tale apprendistato. Oggi il Cnr-Ibe ha evidenze scientifiche per raccontare quei lontani fatti
 
 
 
30.05.22 - Un’indagine del Cnr-Ibe, pubblicata sulla rivista Dendrochronologia ha confrontato gli anelli del legno di due strumenti musicali costruiti dai due famosi artigiani e ha rivelato che entrambi utilizzarono il legno dello stesso albero. 
 

La missione spaziale è stata selezionata dall’ESA per il lancio programmato nel 2028

Con "Ariel" l'Italia andrà

a stanare mille esopianeti

Uniroma1 Ariel

 Immagine artistica di ARIEL (foto uniroma1.it)

 

21.03.18 - Si chiama ARIEL (Atmospheric Remote-Sensing Infrared Exoplanet Large-survey), la missione spaziale selezionata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per studiare le atmosfere dei pianeti che orbitano intorno a stelle distanti, con l’obiettivo di acquisire maggiori informazioni sulla loro formazione ed evoluzione.

A rappresentare l'università Sapienza di Roma c'è Enzo Pascale telescope scientist del Dipartimento di Fisica, tra i proponenti della missione. Allo sviluppo hanno partecipato l’INAF, il CNR e l’università di Firenze, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana, oltre che scienziati e ingegneri sparsi in più di 50 istituti di ricerca in Gran Bretagna, Francia, Polonia, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Danimarca, Irlanda e Germania, Ungheria, Portogallo, Repubblica Ceca e Svezia.

ARIEL verrà lanciata nel 2028 e per quattro anni osserverà circa mille esopianeti compiendo per la prima volta un censimento sistematico degli elementi chimici e delle condizioni di temperatura e pressione delle loro atmosfere.
Solo negli ultimi 20 anni o poco più, sono stati scoperti più di 3.700 pianeti orbitanti intorno a stelle distanti, ovvero gli esopianeti. Salvo che in rare occasioni, questi non possono essere “visti” direttamente, ma se ne deduce l’esistenza dagli effetti che hanno sulla luce del Sole, la stella madre intorno alla quale orbitano.

“Di questi mondi – spiega Enzo Pascale – sappiamo ancora molto poco, troppo poco, al più ne conosciamo i diametri e le densità medie. Quello che serve è studiare di cosa sono fatti, se c'è un’atmosfera, quale ne sia la composizione e misurarne parametri fisici come pressione e temperatura. Ariel farà esattamente questo. Sarà in grado di darci una visione statisticamente rappresentativa di questi mondi alieni: ci permetterà di comprenderne come la chimica sia legata all’ambiente nel quale si trova il pianeta e come la stella madre influisca sui processi di nascita ed evoluzione planetaria”.
Tali acquisizioni sono fondamentali per l’avanzamento delle conoscenze sulla formazione ed evoluzione nel tempo dei pianeti; nonché circa l’unicità del nostro sistema solare nell’universo.

L'occhio di ARIEL è un telescopio di 1 metro di diametro capace di captare la luce visibile e infrarossa proveniente dal sistema solare alieno. Questa luce è scomposta nei suoi costituenti cromatici dai tre spettrometri di bordo in “arcobaleni” dai quali è possibile ricavare la composizione chimica delle atmosfere che questa luce hanno emesso o hanno filtrato. La strumentazione di bordo è completata da tre fotometri in grado di rilevare la presenza di nubi extraterrestri e di puntare ARIEL verso la stella da osservare con grande precisione e stabilità.

Le dimensioni dei pianeti che saranno osservati sono simili a quelle di Giove e Nettuno, ma anche “super-terre”, così chiamate per avere un diametro di poco superiore a quello terrestre. Inoltre, non verranno osservati pianeti nella “zona abitabile”, ma pianeti più caldi, con temperature da 300°C fino a 2.000°C, oggetto di grande interesse scientifico. L’alta temperatura fa sì che le loro atmosfere siano ben mescolate. Questo permetterà ad ARIEL di rilevare tutti gli elementi chimici presenti, compresi quelli più pesanti che altrimenti sarebbero nascosti in atmosfere più fredde e stratificate, come per i “nostri” Giove e Nettuno.

“La selezione di ARIEL - conclude Pascale - è una notizia di eccezionale importanza. I pianeti nella nostra Galassia sono tanti e sono ovunque (c’è in media un pianeta per ogni stella) e ARIEL permetterà di mettere il nostro sistema solare in un contesto galattico più grande”.

La scheda di ARIEL. Telescopio con specchio primario ellittico: 1.1 x 0.7 metri; strumentazione: 3 canali fotometrici e 3 spettrometri con media risoluzione spettrale operanti in una banda di lunghezza d’onda da 0.5 a 7.8 micron; durata della missione: 4 anni; data del lancio: 2028; massa dello strumento: ~ 450 kg; massa al lancio: 1.300 kg; orbita finale: secondo punto lagrangiano (L2); costo della missione: 450 milioni di euro contribuiti da ESA + contributi delle agenzie spaziali nazionali alla costruzione dello strumento di volo; veicolo di lancio: Arian 6-2 dalla Guyana francese. (red)

 

 

 

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