? 2018/03/08/spazio/astronomia/Giove, scienziati italiani misurano la terza dimensione dei suoi misteriosi venti - Heos.it Rivista scienze politica cultura salute

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Nelle proiezioni dei dati scientifici di Ingv, Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia)

 Il Mediterraneo entro il 2050

crescerà almeno di 17 cm

 ambiente VEnezia acqua alta

20.08.19 - In uno studio dal titolo “Natural Variability and Vertical Land Motion Contributions in the Mediterranean Sea-Level Records over the Last Two Centuries and Projections for 2100”, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Water della MDPI, ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia) hanno osservato come potrebbe aumentare il livello del mare nel 2050 e nel 2100 in corrispondenza di nove stazioni mareografiche poste nel Mediterraneo centro-settentrionale, che ne misurano il livello a partire dal 1888.


Uno studio effettuato da giovani ricercatori dell’Università Statale di Milano ha comparato i dati dagli anni ‘80 del secolo scorso fino ad oggi

Sempre più scuri e vulnerabili

i ghiacciai dello Stelvio

Unimi Ghiacciai Stelvio Confronto  due ortofoto

29.07.19 - Parco Nazionale dello Stelvio: i ghiacciai del gruppo dell’Ortles-Cevedale sono sempre più "neri", vale a dire sempre più vulnerabili al cambiamento climatico.

Giove, scienziati italiani

misurano la terza dimensione

dei suoi misteriosi venti

 

Nasa Giove venti

In questa immagine composita, derivata dai dati raccolti dallo strumento Jovian Infrared Auroral Mapper (JIRAM) a bordo della missione Juno della NASA su Giove, mostra il ciclone centrale sul polo nord del pianeta e gli otto cicloni che lo circondano. (Credit: NASA / JPL-Caltech / SwRI / ASI / INAF / JIRAM )

 

08.03.18 - Un gruppo di scienziati italiani è riuscito per la prima volta a stabilire fino a quale profondità si spingono i famosi venti di Giove: circa 3.000 km sotto il livello delle nubi. Il gigante gassoso con un raggio di circa 70.000 km (11 volte quello terrestre) e una composizione molto simile a quella del Sole, in larga parte idrogeno ed elio, in pratica è privo di una superficie solida e probabilmente di un nucleo ben definito.

Della struttura profonda di questo affascinante corpo celeste finora si sapeva poco. Le osservazioni degli scienziati infatti riguardavano soprattutto la sua superficie caratterizzata da bande di diversa colorazione, da potenti cicloni e anticicloni come la Grande macchia rossa e da venti che raggiungono i 360 km/h.

Ma a quale profondità si spingono i venti osservati sulla superficie, data l’assenza di qualsiasi barriera in grado arrestarne il movimento verso il cuore del pianeta? A questo come ad altri quesiti sulla dimensione del nucleo ha risposto la sonda Juno, realizzata dalla Nasa con un importante contributo italiano.

Già le prime misure della gravità effettuate dalla sonda avevano indicato che gli elementi pesanti sono distribuiti fino a distanze pari alla metà del raggio del pianeta. Per i venti mancava completamente la terza dimensione, quella verticale che poteva estendersi da 100-300 km, poco sotto la superficie visibile, fino anche a 10.000-20.000 km.

Il gruppo di ricerca, guidato da Luciano Iess del Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell'università di Roma "Sapienza" con la collaborazione di Daniele Durante e Paolo Racioppa e di altri ricercatori di università e istituzioni scientifiche italiane e straniere, è riuscito a stabilire, in base alle misure della gravità del pianeta effettuate dalla sonda, che i venti si spingono alla profondità di circa 3.000 km sotto il livello delle nubi.

I venti di Giove sono determinati dalle stesse leggi che regolano la circolazione atmosferica sulla Terra dove le zone di alta e bassa pressione, associate a diverse densità dell’atmosfera, forzano il movimento di grandi masse d’aria. Più profondi sono i venti, maggiori sono le masse atmosferiche messe in movimento e maggiore è la variazione di gravità generata. Sono state proprio le variazioni di gravità associate alle diverse densità atmosferiche e velocità dei venti nei due emisferi (nord e sud) a fornire la chiave per esplorare le profondità del pianeta. Più profondi sono i flussi, maggiori sono le masse atmosferiche messe in movimento, e maggiore è la variazione di gravità generata.

“Le misure assai precise della sonda Juno - spiega Luciano Iess – sono state rese possibili grazie a uno strumento di grandissima precisione che garantisce il collegamento radio con la sonda. Il Ka-band Translator (KaT) è stato realizzato da Thales Alenia Space Italia con il contributo dei ricercatori di Sapienza, e finanziato dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il KaT permette di misurare la velocità della sonda con precisione straordinaria (fino a pochi millesimi di millimetro al secondo). Seguendo il moto di Juno nel suo passaggio sopra le nubi di Giove alla velocità di circa 70 km/s, siamo riusciti a determinare la struttura fine del campo di gravità del pianeta e a sondare le profondità invisibili della sua atmosfera.”

I risultati delle ricerca, coordinata da Luciano Iess di Sapienza Università di Roma, da Yohai Kaspi del Weizmann Institute (Rehovot, Israele) e da Tristan Guillot dell’Observatoire de la Cote d’Azur (Nizza) sono pubblicati su Nature in tre distinti articoli.

'The measurement of Jupiter’s asymmetric gravity field' – Authors: L. Iess, W.M. Folkner, D. Durante, M. Parisi, Y. Kaspi, E.Galanti, T. Guillot, W. B. Hubbard, D.J. Stevenson, J.D. Anderson, D. R. Buccino, L. Gomez Casajus, A. Milani, R. Park, P. Racioppa, D. Serra, P. Tortora, M. Zannoni, H. Cao, R. Helled, J.I. Lunine, Y. Miguel, B. Militzer, S. Wahl, J.E.P. Connerney, S.M. Levin, S.J. Bolton. Nature 8 marzo 2018 - DOI: 10.1038/nature25776

vedi
www.uniroma1.it  
https://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?release=2018-044 

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