Dopo 21 anni di indagini:

"Mais ogm, nessuna

evidenza di rischi per salute

e ambiente"

 

16.02.18. Non ci sono evidenze di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico, ossia geneticamente modificato con geni di altre specie. L'indicazione arriva dal primo studio che ha raccolto dati relativi a 21 anni di coltivazioni ogm in tutto il mondo.

Lo studio - pubblicato sulla rivista Scientific Reports e coordinato dall’Italia, con l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa - è il primo ad analizzare le ricerche condotte in pieno campo tra il 1996 - anno di inizio della coltivazione del mais transgenico - e il 2016. I dati provengono da Stati Uniti, Europa, Sud America, Asia, Africa, Australia.

Non solo. Dall'analisi di 11.699 elementi contenuti in articoli di riviste scientifiche accreditate, è emerso che le colture di mais transgenico hanno una resa superiore dal 5,6% al 24,5%, aiutano a ridurre gli insetti dannosi per i raccolti e hanno percentuali inferiori di contaminanti pericolosi negli alimenti, come micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%).

Quelle ogm sono state le colture che nel mondo sono state adottate più rapidamente, dal milione e mezzo di ettari del 1996 ai 185,1 milioni di ettari nel 2016, pari al 12% delle coltivazioni. Di queste oltre la metà (54%) si trova nei Paesi in via di sviluppo. 

Il mais considerato nello studio è una delle quattro principali colture, accanto a soia, mais, cotone e canola, e sono state modificate in modo da resistere a erbicidi (95.9 milioni di ettari, pari al 53%), insetti (25.2 milioni di ettari, pari al 14%) e per avere entrambe le funzioni (58.5 milioni di ettari, 33%).

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