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 L'Enea mette “in mare”

60 alghe artificiali per studiare

il cambiamento climatico

 

Enea alghe artificiali.pg

 Alcune delle 60 alghe "mimics" trapiantate nella baia di Santa Teresa (La Spezia) (foto enea.it)


20.07.17 - Progettate, stampate in 3D e ‘trapiantate’ nella Baia di Santa Teresa (La Spezia) 60 alghe in resina siliconica atossica simili alle alghe naturali, per testarne l’idoneità alla colonizzazione da parte di organismi marini. Gli studi serviranno anche a comprendere l’effetto di mitigazione al cambiamento climatico e di protezione esercitato dall’alga naturale sulla fauna associata. Sono questi gli obiettivi del progetto “Will coralline algae reef mitigate climate change effects on associated fauna?”, condotto da ENEA in collaborazione con CNR e Università di Portsmouth (che ha proposto l’iniziativa) e finanziato dalla Royal Society International Exchange Grant RS-CNR.

I 60 reef artificiali detti anche "mimics" sono stati realizzati imitando il colore e le proprietà strutturali dell’Ellisolandia elongata, un’alga corallina tipica dei fondali bassi del Mediterraneo e nota per essere in grado di sopportare periodi fuori dall’acqua, forti variazioni di temperatura, salinità e pH. Tra le fronde flessibili di questa alga, importante “ingegnere ecosistemico” e vera e propria oasi di biodiversità del nostro mare, trovano riparo, cibo e aree favorevoli alla riproduzione, numerosi organismi marini.

Queste 60 alghe “sosia” delle alghe naturali, sono state ‘trapiantate” all’interno del reef naturale a circa 50 cm di profondità per avviare la fase di acclimatazione e permettere al biofilm batterico di ricoprire i mimics, favorendone la colonizzazione da parte di organismi quali piccole stelle di mare, crostacei, molluschi e molte altre specie.

“L’innovatività di questo studio - sottolinea Chiara Lombardi del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA - è duplice. Da una parte c’è l’importanza di comprendere come un organismo tollerante quale l’Elissolandia elongata può essere in grado di mitigare gli effetti del cambiamento climatico proteggendo la fauna ad esso associata. Dall’altra, con la verifica dell’idoneità dei "mimics" alla colonizzazione, si aprono nuovi orizzonti applicativi come la creazione di micro reef artificiali per il recupero e il ripristino di habitat naturali particolarmente sfruttati e impoveriti dall’azione dell’uomo.”

Il progetto della durata di due anni (2016-2018) si divide in due fasi: durante la prima, dedicata alla progettazione, sono state realizzate scansioni microtomografiche delle alghe naturali; successivamente, al Centro Ricerche Ambiente Marino di Santa Teresa, sono stati “stampati” in 3D i primi prototipi di mimics, costituiti da fronde artificiali e basi, poi testati per verificarne resistenza e atossicità. Nella fase di sperimentazione tuttora in corso è stato avviato un osservatorio multiparametrico per l’acquisizione di dati marini quali temperatura, salinità, alcalinità, pH, ossigeno: nell’arco di un anno i "mimics" verranno monitorati e campionati, con l’obiettivo di valutarne l’idoneità alla colonizzazione da parte della fauna che popola il reef naturale. (red)

vedi
www.enea.it 

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