Legge 40, il tribunale Roma 
solleva dubbi di costituzionalità
 
Il giudice del Tribunale di Roma Daniela Bianchini ha sollevato il dubbio di costituzionalità della normativa in riferimento al ricorso di una coppia fertile, ma con la donna portatrice di una grave anomalia genetica, a cui è stato negato l'accesso alla fecondazione assistita e alla diagnosi genetica preimpianto per impedire la trasmissione della patologia al nascituro.
 
Il Tribunale solleva la questione di legittimità costituzionale della legge 40 "perché è in contrasto con l'articolo 2 della Carta, in quanto viola il diritto della coppia a un figlio sano e quello di autodeterminazione nelle scelte procreative. Tale diritto - secondo il giudice - sarebbe irrimediabilmente leso dalla limitazione del ricorso alle tecniche di procreazione assistita da parte di coppie che, pur non sterili o infertili, rischiano però concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie genetiche trasmissibili di cui sono portatori". 
L'ordinanza del Tribunale di Roma arriva nel giorno dei 10 anni dall'entrata in vigore della controversa legge 40, una legge da rivedere, correggere, capovolgere. 
 
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