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Articoli 2009 |
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L’Europa, Israele e la guerra fredda araba di Vittorio Dan Segre 23.05.09 - Il 18 gennaio 1984 Malcolm H, Kerr, presidente dell’Università americana di Beirut veniva freddato da due uomini mascherati davanti alla porta del suo ufficio. La Jihad islamica ne assunse la responsabilità, senza remore per aver assassinato uno dei maggiori orientalisti del secolo passato, nato in Siria che amava come la sua patria, che aveva dedicato la vita allo studio del mondo arabo e della causa palestinese. Una delle ragioni dell’attentato perpetuato nel mezzo della guerra civile libanese sembra essere stato il successo del suo libro La guerra fredda araba: Gamal al Nasir e i suoi Rivali 1958-1970, in cui per primo tentò di sfatare la tesi che la politica araba era condizionata da quella di Washington, dai sionisti e in senso più largo dagli ebrei. L’energia politica autodistruttiva araba, sosteneva Kerr, era d’origine locale anche se poi sfruttata dalle grandi potenze e da Israele. Alimentata da rivalità storiche regionali era drammatizzata dallo scontro fra nazionalismo laico, panarabo “rivoluzionario” nasseriano e il tradizionalismo tribale, islamico del regime saudita. Riproduceva l’eterna lotta fra il deserto e città-mercato, fra il beduino e il sedentario, una lotta di cui gli arabi preferivano dare la colpa al “nemico” esterno. In essa la crisi palestinese assumeva un ruolo simbolico mascherato dn pretese rivoluzionarie, anticolonialiste e antioccidentali. Come sia andata a finire la guerra fredda araba degli anni 70 lo sappiamo. Nasserismo e panarabismo sono crollati; il tradizionalismo islamico saudita ha trionfato; Israele, dopo due guerre, ha raggiunto la pace con l’Egitto e la Giordania ma con la sua politica coloniale giustificata dalla sicurezza ha contribuito a drammatizzare il conflitto palestinese e il desiderio arabo di rivincita. Col risultato di concentrare gli sforzi diplomatici sulla soluzione di questo conflitto distogliendo l’attenzione dalla nuova frattura provocata nel Medio Oriente della “guerra fredda islamica” fra sciiti e sunniti . Le caratteristiche di questo nuovo vecchio conflitto sono essenzialmente tre. La lotta fra i rivoluzionari e i tradizionalisti è rilanciata dall’Iran khomeinista oggi alla guida di un fronte costituito dalla Siria, dal movimento islamico degli Hezbollah nel Libano, da Hamas a Gaza e dall’ambizioso protagonismo del piccolo Qatar. Il campo avverso è guidato e soprattutto finanziato dall’Arabia Saudita accanto all’Egitto, la Giordania, Kuwait, gli Emirati arabi con l’Irak, l’Afghanistan e la Palestina come campi di battaglia e la Turchia in bilico che attacca verbalmente Israele e collabora con lui sul piano strategico . Il ...
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