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Un frantoio unico al mondo con brevetto enea
Antiossidanti naturali estratti dall'ulivo

22.12 - In provincia di Rieti, nel piccolo borgo di Scandriglia si produce l’olio della Sabina, il primo in Italia ad avere ottenuto la denominazione di origine controllata. L’olio è un prezioso ingrediente della dieta mediterranea, dichiarata dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità, ed è anche un importante alleato della nostra salute.

L'Italia è un paese a vocazione olivicola e uno dei suoi più grandi problemi ambientali è legato proprio allo smaltimento dei residui della lavorazione delle olive. Un problema grave se consideriamo le proporzioni del fenomeno: questi residui, pari a circa 9 milioni di tonnellate l'anno, sono fitotossici ed hanno un carico inquinante elevato, equivalente a quello prodotto da circa 25 milioni di abitanti.

Il frantoio Santa Barbara, ai piedi del piccolo borgo di Scandriglia, è destinato a fare scuola. Qui i residui di spremitura della polpa delle olive non si buttano via ma al contrario vengono raccolti e riutilizzati perché sono una grande risorsa.

Accanto al frantoio, infatti, sorge un impianto unico al mondo che è in grado di utilizzare le acque di spremitura delle olive e ricavarne prodotti destinati all’industria alimentare, cosmetica e al settore nutraceutico, ossia quello degli alimenti con proprietà curative. L’impianto è della società Phenofarm ed utilizza il brevetto Enea per il trattamento delle acque di spremitura della pasta di olive, come ci spiega Massimo Pizzichini, ricercatore dell’Enea, autore del brevetto con Claudio Russo.

Massimo Pizzichini (Enea) «è stato depositato un brevetto prima in Italia e poi a livello europeo e poi esteso all’Australia e questo è un brevetto assolutamente nuovo rispetto al panorama internazionale che ha delle caratteristiche importanti: recupera i polifenoli, recupera anche altre sostanze chimiche importanti come l’acqua, risolve definitivamente il problema dello smaltimento di questi effluenti».

Come è noto i polifenoli tipici dell’oliva sono potenti antiossidanti naturali che contrastano l’azione dei radicali liberi e presentano straordinarie proprietà biomediche: hanno effetti preventivi su alcune importanti patologie come l’infarto, il tumore, l’ipertensione e l’obesità, che diventeranno presto curative a seguito delle ricerche scientifiche internazionali. Tutti sanno che l’olio extra-vergine di oliva fa bene, ma pochi sanno che le sue proprietà salutistiche derivano dai polifenoli e che le acque di spremitura delle olive contengono fino a 25 volte la quantità di polifenoli presenti nell’olio extravergine di oliva. E allora perché buttarle vie?

Stefano Germani, titolare dell’impianto Phenofarm, spiega come la sua azienda utilizza i polifenoli estratti dalle acque di spremitura delle olive. «Nell’industria alimentare possono essere utilizzati come antiossidanti naturali in sostituzione di quelli sintetici e inoltre possono essere utilizzati come ingredienti che rendono funzionali un alimento, quindi rendono un alimento benefico. Nel campo cosmetico le note proprietà lenitive e idratanti delle molecole contenute nell’ulivo, fanno sì che questi estratti privi della parte grassa abbiano delle applicazioni di notevole interesse. Sono dei prodotti con una potente azione antiossidante e quindi estremamente efficaci. Nel campo farmaceutico pensiamo di seguire la strada affiancati da un’azienda farmaceutica per proseguire il percorso di prove cliniche».

Ma ecco come funziona questo impianto che utilizza il brevetto Enea. Grazie ad un sistema idraulico le acque di spremitura delle olive passano direttamente dal frantoio all’interno dell'impianto Phenofarm. I residui diluiti subiscono quattro successivi processi di filtrazione all’intero di questi impianti che permettono di recuperare ed estrarre polifenoli ad alto grado di purezza, eliminando definitivamente il carico inquinante delle acque stesse, dovuto proprio alla presenza di queste molecole.

Riprende Germani: «è un processo che non utilizza solventi ma solo l’acqua come solvente di estrazione e quindi è un processo estremamente naturale».

L' impianto è classificato come industriale per volumi di produzione, ma a impatto zero sull’ambiente perché utilizza la materia prima del frantoio vicino e l’unico prodotto di scarto è un’acqua vegetale pura che viene reimpiegata nel processo stesso. I residui oleari devono ovviamente essere privi di pesticidi e per questo scopo è stato attivato un sistema di controllo sul territorio.

L’attività dell'impianto non è legata solo alla raccolta delle olive. Grazie alla sua flessibilità, una volta finita la raccolta delle olive, tratta un estratto acquoso ricavato dalle foglie dell’ulivo che contiene altri polifenoli di interesse commerciale. In questo modo l’impianto industriale può continuare a operare fino a maggio con la potatura degli ulivi.

Pizzichini conclude: «Noi pensiamo che questo sia soltanto il primo esempio di impianto industriale che vorremmo applicare in Italia prima, in Europa poi, perché questo impianto ha anche la caratteristica importante di trattare i volumi importanti che vengono fuori dall’industria molitoria. In Italia mediamente un frantoi produce tra i 10 e i 20 metri cubo giorno di queste acque e quindi la tecnologia di membrana e il nostro brevetto è in grado di trattare questi volumi e più i volumi sono importanti più l’impianto è performante».

 

sito vedi www.enea.it  

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