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Tecnologia - 2008
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20.12.08 - Alcuni scienziati svedesi sono riusciti a far sentire, a chi aveva subito l’amputazione di un arto superiore, una protesi della mano come se fosse la loro, “ingannando” il cervello. Si tratta di un risultato che rappresenta un grande passo avanti nel campo della neuroprotesica, con la ricerca che avanza verso lo sviluppo di una protesi della mano “intelligente” e sensibile al tatto. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Brain. La ricerca è stata sostenuta dal progetto SmartHand (“Protesi della mano bio-adattative”), che ha ricevuto 1,8 milioni di euro dal Sesto programma quadro dell’UE (6°PQ) ed ulteriori fondi dal Consiglio europeo per la ricerca. I ricercatori dello SmartHand mirano ad associare i progressi delle nanobioscienze e dell’informatica per sviluppare una protesi della mano intelligente che abbia tutte le caratteristiche fondamentali di una vera mano. Le persone che devono convivere con un’amputazione
spesso hanno problemi di depressione acuta, un’immagine di sé distorta e
ansia sociale oltre ad accusare dolori immaginari. Secondo la missione SmartHand,
creare una mano artificiale funzionante che dia la sensazione di far parte del
corpo della persona che la usa migliorerebbe di molto la qualità della vita
recuperando nel paziente un’immagine positiva del proprio corpo e la
percezione di essere socialmente accettati... Articolo completo in abbonamento con il settimanale Heos.it
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