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    Teflon, sul fuoco non va lasciato da solo

08.11.08 - Le padelle antiaderenti sono l’ideale per una cucina rapida e povera di grassi, anche se i grandi cuochi e gli scettici preferiscono materiali più tradizionali come l'acciaio inox o la ghisa, ma bisogna evitare di usarle come bistecchiere o se sono graffiate. È l’indicazione dei ricercatori dell’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri (Ictp) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, mentre l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense ha deciso di eliminarle entro il 2015. «In realtà, solo il fondo della padella antiaderente, realizzata con acciaio, ghisa o alluminio, è rivestito con uno strato di politetrafluoroetilene (Ptfe), meglio conosciuto come teflon», spiega Mario Malinconico dell’Ictp-Cnr. Aggiunge: «Teflon che ha la proprietà di non reagire con altre sostanze, sia quelle impiegate per cucinare sia quelle presenti nel nostro apparato digerente. Questa caratteristica è però garantita a temperature comprese tra -200 e +260 °C, oltre le quali, per esempio, se il tegame vuoto resta sul fornello per parecchio tempo può accadere che il teflon rilasci il Pfoa (acido perfluorottanico), componente di riconosciuta tossicità».

 È importante, dunque, non surriscaldare le padelle antiaderenti e, per la cottura rapida di carne o pesce, è preferibile utilizzare pentole in materiali maggiormente resistenti al calore come l’acciaio inox, l’alluminio o la ghisa. Inoltre, è importante ricordare che le padelle antiaderenti vanno conservate con cura e pulite con delicatezza. Spiega Malinconico: «Le qualità di un tegame di questo tipo tendono ad esaurirsi con il tempo, specie se per cuocere si impiegano utensili metallici che possono graffiare il fondo e quindi vanificare l’effetto antiaderente»... 

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