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Storia - Articoli 2009 |
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Cattaneo e
Mazzini di Romano Bracalini 07.03.09 - Tra i due campioni del Risorgimento democratico le differenze di temperamento non potevano essere più nette. Ironico, riflessivo, pragmatico il milanese Carlo Cattaneo; romantico, visionario, portato alle formule astratte il genovese Giuseppe Mazzini. Quest’ultimo non chiedeva che di crederci. Il che sarebbe sembrato troppo anche a un paese meno scettico e incredulo come l’Italia. L’uno liberale, ammiratore del modello inglese, federalista secondo un’antica formula che rimontava all’età comunale, l’altro strenuamente unitario,con una vena di retorica che dava alla sua predicazione la forma di dottrina, la certezza di una religione nella quale non smise mai di credere anche quando gli eventi si incaricavano di dargli torto e di sbaragliare i suoi piani. Essi partivano da presupposti antitetici, benché entrambi repubblicani. LA MONARCHIA AVEVA realizzato l’unità in forza di decreti e di conquiste militari ma senza conseguire l’unità del popolo; aveva dato forma di stato alla penisola ma non l’unitarietà e un destino comune alle rissose ed eterogenee nazionalità che la formavano. Mazzini aveva fatto un dogma dell’unità. Credeva che solo attraverso il mito unitario l’Italia, che non era mai stata unita sotto un unico scettro, avrebbe ritrovato insieme alla forza e alla dignità di nazione la missione di civiltà che il fato le aveva assegnato. Qui il contrasto con Cattaneo era assoluto. Cattaneo non assegnava all’Italia nessuna missione speciale e non credeva nemmeno che gli italiani ...
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