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Storia  -  Articoli  2008

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Corsi e ricorsi, finanza allegra 
e “questione morale”


di Romano Bracalini

18.10.08 - Un dato sembra certo e lo ripetiamo con le parole roventi del Carducci «Due cose sono immortali in Italia:l’Arcadia e la camorra». La storia unitaria del paese è tra le più recenti in Europa, ma la stanchezza morale ha dimensioni bibliche. Come nazione e come “accozzaglia” di popoli, siamo nati vecchi e sfiduciati. Le crisi ricorrenti, gli scandali bancari, le infiltrazioni malavitose nella politica che ieri (come oggi) hanno scosso il novello stato dalle fondamenta stanno a dimostrarlo. Forse l’Alfieri peccava di ottimismo quando diceva che la “pianta uomo” nasceva in Italia più rigogliosa che altrove. La pensava diversamente Giustino Fortunato, liberale, che assistendo al crollo morale dell’Italia appena messa insieme, aveva esclamato: «Nero è l’oggi, più nero è il dimani», quasi a profetizzare l’avvento del fascismo con tutto il suo apparato di arroganza, provincialismo, improvvisazione che forse s’addiceva al carattere pavido e spaccone dell’italiano d’ogni età e classe sociale.

Questa premessa per dire che i tempi cambiano ma non necessariamente in meglio e che la storia talvolta si ripete senza che l’uomo ne tragga un utile insegnamento. Torniamo indietro di un secolo abbondante e si vedrà che il quadro d’allora presenta impressionati analogie con l’odierno crollo delle borse e dei valori; e a questo proposito lasciamo volentieri la parola a Felice Cavallotti che all’inizio del 1895 aveva esclamato: «Che tempi!», in perfetta sintonia con lo stato d’animo di noi posteri.

¦ SE VUOL SAPERNE DI PIÙ, invito il lettore a seguitare a leggere questa cronaca che troverà istruttiva e attualissima. Un “deja vu” che ci viene dritto dalle pagine di ieri. Dunque, in quel tramonto di secolo la sinistra liberale e radicale, era sul piede di guerra. Giuseppe Zanardelli aveva duramente criticato le degenerazioni governative e Cavallotti, “bardo della democrazia”, faceva del suo meglio ...

 

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