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Uno zoom cosmico per studiare
le galassie remote

27.11 - Metodologie innovative per sfruttare al meglio i principi delle lenti cosmiche che permettono agli astronomi di scrutare anche le galassie più lontane, sono state messe a punto da una squadra di ricercatori europei. Adesso sarà possibile ottenere migliori informazioni su come le galassie sono cambiate durante la storia del cosmo. I risultati, estratti dai dati rivelati dal progetto Herschel-ATLAS (“Astrophysical Terahertz Large Area Survey”) dell'Agenzia spaziale europea (Esa), sono stati pubblicati nella rivista Science. Le lenti cosmiche sono state scoperte dall'osservatorio spaziale Herschel dell'Esa, il quale non osserva la luce infrarossa emessa dalle stelle, ma quella emessa dal gas e dalla polvere che queste ultime formano. Mattia Negrello dalla Open University del Regno Unito, capo ricercatore dello studio, ha detto al Cordis: «Il nostro studio del cielo cerca sorgenti di luce submillimetrica. La grande svolta è rappresentata dal fatto che abbiamo scoperto che molte delle sorgenti più luminose vengono ingrandite da lenti, e ciò significa che non dobbiamo più dipendere dai piuttosto inefficaci metodi per trovare le lenti che vengono usate alle lunghezze d'onda dei segnali radio e visibili».

Le immagini di Herschel-ATLAS contengono migliaia di lontanissime galassie così lontane che la luce ha impiegato miliardi di anni per giungere fino a noi. Negrello e il suo team hanno esaminato cinque oggetti incredibilmente luminosi in una piccola zona del cielo. Guardando verso le posizioni di questi oggetti brillanti con telescopi ottici dalla terra, essi hanno trovato galassie che non sarebbero normalmente brillanti alle lunghezze d'onda infrarosse osservate da Herschel. Questo li ha portati a sospettare che le galassie osservate nella luce visibile potrebbero essere lenti gravitazionali che ingrandiscono galassie molto più lontane osservate da Herschel. David Bonfield dell'Università dell'Hertfordshire nel Regno Unito ha usato misurazioni dei segnali visibili e vicini all'infrarosso prese dalle immagini visibili esistenti per valutare le distanze delle galassie che si ritiene agiscano da lenti. In merito Bonfield ha spiegato: «La luce delle galassie più lontane viene stirata in lunghezze d'onda più lunghe e più verso il rosso, poiché la luce viaggia attraverso una porzione maggiore dell'universo in espansione prima di giungere a noi. Quindi possiamo usare i colori con i quali ci appaiono per capire quanto lontano si trovano».

Per trovare le reali distanze fino alle sorgenti Herschel dietro alle lenti, Negrello e il suo team hanno cercato un chiaro segnale del gas molecolare. Usando telescopi radio e submillimetrici sul suolo, gli astronomi hanno dimostrato che questo segnale indica che le galassie vengono osservate come erano quando l'universo aveva soltanto tra i 2 e i 4 miliardi di anni, meno di un terzo della sua età attuale. Le galassie osservate dai telescopi ottici sono molto più vicine, ciascuna posizionata in modo ideale per creare una lente gravitazionale. Precedenti ricerche di galassie ingrandite avevano preso di mira gruppi di galassie in cui l'enorme massa dell'ammasso rende l'effetto della lente gravitazionale inevitabile. I nuovi risultati mostrano che l'effetto di lente gravitazionale non funziona solo in alcune, ma in tutte le galassie distanti e brillanti osservate da Herschel.

Al progetto Herschel ATLAS sono state assegnate 600 ore di osservazione Herschel per compiere un'indagine su 550 gradi quadrati di cielo. Ci si aspetta che trovi circa 250.000 galassie, dall'universo vicino fino a galassie più lontane, quando l'universo aveva un'età approssimativa di soli 2 miliardi di anni. L'osservatorio spaziale Herschel è stato lanciato nel maggio del 2009. Esso continuerà a osservare le galassie fino a quando il suo elio liquido refrigerante si esaurirà tra circa due anni e mezzo. (Red)

Info http://www.h-atlas.org/
http://www.esa.int/esaCP/index.html
http://www.sciencemag.org/

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