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Il tonno rosso sterminato dal disastro ecologico nel Golfo del Messico

23.10 - La macchia di petrolio nel Golfo del Messico non avrebbe potuto verificarsi in un periodo peggiore per il tonno rosso, appena giunto nella zona per riprodursi. I satelliti stanno fornendo un valido aiuto nella valutazione dei danni arrecati ad uno dei più importanti habitat usati da questa specie per la deposizione delle uova. Il grande tonno rosso dell’Atlantico, una delle più grandi specie marine che può raggiungere le dimensioni di un Maggiolino Volkswagen, arriva nel golfo ogni anno fra gennaio e giugno. Il periodo di picco per la deposizione delle uova è fra aprile e maggio, proprio quando dieci milioni di litri di petrolio al giorno si sono riversati nell’oceano, in seguito all’esplosione della piattaforma petrolifera «Deepwater Horizon», avvenuta il 20 aprile scorso. Le femmine della specie depongono le uova nelle acque di superficie, dove vengono poi fecondate dai maschi. La presenza del petrolio sulla superficie ha rappresentato, quindi, un potenziale pericolo per le uova, le larve e persino gli esemplari adulti. Poiché la percentuale di deposizione delle uova in questa specie è diminuita dell’82% negli ultimi 30 anni, è fondamentale per la sua sopravvivenza che possa riprodursi senza impedimenti. All’interno del golfo, sono due le zone più usate dai tonni per deporre le uova: una a nord ovest e un’altra a nord est, che più o meno coincide con l’estensione della macchia nera. Al fine di proteggere i luoghi della riproduzione, la «Ocean Foundation», un’organizzazione non-profit impegnata nella protezione degli ambienti oceanici e delle sue specie, aveva bisogno di sapere quali habitat nella zona nord est del golfo erano stati maggiormente interessati dalla fuoriuscita di petrolio. Per far questo era necessario conoscere sia l’estensione della macchia, sia i luoghi dove le condizioni per la deposizione delle uova fossero più favorevoli ...

   

 

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