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Ingorghi in orbita, l’Esa si rimbocca
le maniche dopo il frontale tra due satelliti

 

28.02.09 - L’antefatto. Il 10 febbraio, alle 16.55 GMT (tempo medio di Greenwich), la NASA ha rilevato un impatto tra due satelliti nei cieli siberiani, a una quota di 790 km. I due satelliti coinvolti nell’impatto sono il satellite statunitense Iridium 33 (1997-051C), di circa 600 kg, e il satellite russo Cosmos 2251 (1193-036A) di circa 900 kg. I due satelliti si muovevano lungo orbite quasi circolari molto simili, ma non identiche: la quota del primo andava da un massimo di 779 km a un minimo di 776 km ed era inclinata di 86.4 gradi rispetto al piano dell’equatore; l’orbita del secondo, invece, andava da un massimo di 799 km a un minimo di 776 km, con un’inclinazione di 74.0 gradi rispetto al piano dell’equatore.

La non coincidenza delle orbite significa che l’impatto poteva avvenire solo nei punti di intersezione delle loro traiettorie nello spazio e che dunque era estremamente improbabile. In effetti è la prima volta che si registra un evento del genere. Le prime conseguenze riguardano tutti gli altri satelliti che si muovono a una quota analoga, tipica delle attività di osservazione del nostro pianeta. In particolare, l’ESA è in allerta per ERS-2 ed Envisat, i satelliti “ambientali” dell’Agenzia. Per quanto riguarda il volo umano, invece, sul breve periodo non ci sono significativi aumenti di pericolo di impatto, perché la Stazione Spaziale Internazionale si muove su un’orbita decisamente più bassa. Se si aggiunge a questa nuvola di detriti i frammenti generati dal test cinese del gennaio 2007, quando con un razzo ASAT colpirono il satellite FengYun1C (che da soli rappresentano il 25% dei rischi di collisione per i due satelliti europei), è chiaro che l’ambiente orbitale negli ultimi due anni si è deteriorato significativamente ...

 

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