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L’evoluzione degli sport: questione di apporto delle menti
degli allenatori o cambiamenti casuali?
Darwin e il Basket

di Valerio Bianchini (il Vate)

17.03.09 - Se parliamo di evoluzione di uno sport, non possiamo esimerci dal riferirci alla teoria dell’evoluzione di Darwin applicata al genere umano: si evolve e sopravvive quella specie che sa cambiare se stessa in funzione del cambiamento dell’ambiente, mediante cioè la selezione naturale. Chi si adatta sopravvive chi non si adatta soccombe.Nello sport è la stessa cosa: la selezione naturale è determinata da chi vince più gare e quindi prosegue nell’”esistere” e vince chi sa adattarsi meglio alle condizioni esterne e alle caratteristiche dell’avversario.


Dunque c’è una parte dell’evoluzione dello sport che è dettata dalle circostanze esterne (miglioramento delle qualità fisiche degli atleti, tecnologia degli strumenti sempre in progresso) ma una parte assai importante è da attribuirsi alle tecniche di gioco che sono il frutto di “invenzioni” dei singoli atleti o di studio e sperimentazione da parte degli allenatori, le menti cui fa riferimento il mio interlocutore.


Poiché in questo blog parliamo di basket, ora vorrei invitarvi a riflettere sul nucleo essenziale di questo sport: buttare la palla nel canestro avversario più volte di quanto non facciano gli avversari nel nostro canestro. Questo obbiettivo è un obbiettivo di squadra perché il basket è un gioco di squadra, ma a realizzarlo materialmente è, di volta in volta, un solo giocatore, contrastato da un solo avversario. Un attaccante che fosse contrastato da due difensori e volesse tirare comunque, sarebbe un somaro, perché, se due difensori sono contro di lui, significa che un suo compagno attaccante è libero e dunque è logico e salutare passargli la palla.
Da ciò si capisce che tutto l’apparato del gioco di squadra finisce poi per sintetizzarsi in un’azione di “uno contro uno” e questo avviene qualunque sia la difesa che attua l’avversario: uomo, zona, mista, zone press.


Il momento finale, quello in cui, mentre il cronometro scorre verso gli ultimi decimi di secondo della settima partita dei play-off per il titolo, Michael Jordan si alza in sospensione e buttandosi all’indietro scocca il tiro che infilerà al dito dei Bulls l’ennesimo anello della NBA, è la sintesi, ad opera di un solo giocatore, di un lavoro tremendo di squadra che ha preparato quel momento.

Ora andiamo ad esaminare da vicino cos’è questo famoso "uno contro uno".
E’ una delle situazioni più ingiuste della storia dell’umanità. Se ci sembrava ingiusto che Abramo dovesse sgozzare il figlioletto Isacco per compiacere Dio, se ritenevamo ingiusti i colpi inferti a Cesare da Bruto suo figlioccio, sotto la statua di Pompeo, se ci è sembrata ingiusta l’eliminazione di Iva Zanicchi dal Festival di San Remo, tutte queste ci sembreranno quisquiglie a fronte dell’ingiustizia somma dell’ "uno contro uno" nel basket.

Pensate: si confrontano due avversari, un attaccante e un difensore. L’attaccante cammina in avanti con tronfia alterigia, il difensore deve camminare all’indietro piegandosi come uno schiavo. L’attaccante vede dove deve andare, il difensore non ha occhi dietro la testa e non vede i blocchi malvagi. L’attaccante sa dove vuole andare, il difensore subisce le scelte dell’attaccante. L’attaccante possiede il supremo bene del pallone. Il difensore può solo sperare di rubare quel pallone. Quale somma ingiustizia si perpetra nell’”uno contro uno del basket”! . Verrebbe da gridare con Carlo Marx: “Difensori di tutto il mondo unitevi”. E infatti più o meno avviene questo che i difensori sommano le loro forze per contrastare lo strapotere dell’attacco.
E qui avviene lo straordinario miracolo dello sport. A fronte di una situazione di grave crisi (quella del difensore) il cervello si affina e l’uomo trova le risorse per battere la crisi e addirittura trarne vantaggio. Più o meno quello che ci aspettiamo faccia il governo di questi tempi.

Per prima cosa il difensore impara a muoversi all’indietro, contenendo l’attaccante non con il semplice camminare all’indietro, ma sviluppando una tecnica speciale detta “scivolamento difensivo”, mediante la quale il difensore contiene, arretra e non perde equilibrio contro il procedere dell’attaccante. In secondo luogo il difensore studierà le caratteristiche dell’attaccante e sceglierà di consentirgli di fare la cosa che fa peggio e non quella che fa meglio, ad esempio palleggiare con la sinistra se è destro, negandogli il lato destro. Così facendo otterrà anche di dimezzare la capacità di scelta dell’avversario . Il buon difensore obbliga l’avversario a fare le cose che ama di meno.

Infine il difensore incanalerà l’attaccante in un luogo preciso della metà campo difensiva, dove farà scattare una trappola: un suo compagno difensore lascerà il diretto avversario per andare a raddoppiare, cioè intrappolare l’attaccante con palla, mentre gli altri difensori si prepareranno ad intercettare il passaggio di uscita dalla trappola che sarà un passaggio spesso difficoltoso. Se riusciranno nel loro intento, i difensori conquisteranno la palla e diventeranno dei felici attaccanti lanciati in contropiede.

Dunque dallo sport e dal basket in particolare viene questo grande insegnamento: una situazione di crisi estrema come quella del difensore nel basket, può stimolare la creatività e l’innovazione ad uscirne fino a trasformare quella che era una grave crisi in una nuova opportunità vincente.

Spero di non avervi annoiato, ma questo è il nucleo in cui si concentrano tutte le logiche dello sport di squadra. Che procede in modo dialettico. Un allenatore insegna un certo tipo di attacco ed ha successo. Gli allenatori avversari cercano un sistema per frenarlo. Uno di essi ci riesce e tutti gli altri si adeguano. Ora però la soluzione difensiva trovata per fermare quel certo attacco, stimola a sua volta gli allenatori ad aggiungere una novità al loro sistema di attacco per aggirare le soluzioni trovate dalla difesa. A questo punto la difesa a sua volta reagisce con qualcosa di nuovo e siamo di fronte all’evoluzione dello sport, che, come dice coach Darwin del Galapagos Island College, cambia continuamente per adeguarsi alle avversità, sopravvivere e trionfare sulla sfiga.
 

Vedi  http://ilvate.basketcoach.net/pagina/home

 

 

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Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258 - 7 Marzo 1997