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Fallimenti
di banche a catena, recessione e investimenti in ricerca 16.09.08 - Milano - Risale a sei mesi fa la segnalazione dell'Associazione Italiana per la Ricerca che un'eventuale recessione dell'economia americana ed europea si sarebbe tradotta in modo più marcato sui dati italiani. Sempre nella primavera del 2008 vi erano state indicazioni inequivocabili di cedimento del sistema bancario e creditizio americano dopo che l'estate scorsa era scoppiata la crisi derivante dai mutui subprime, dal crollo dei prezzi immobiliari e dall'iscrizione a bilancio di perdite dovute a strumenti di ingegneria finanziaria mal concepiti e male utilizzati. Dopo
sei mesi da quella segnalazione, gli eventi hanno purtroppo confermato quella
prospettiva. In USA, oltre alla chiusura di una decina di banche regionali,
abbiamo assistito alla liquidazione di alcuni colossi come nel caso di Bear
Stearns (con un assorbimento forzato da parte di JPMorgan) o delle due agenzie
governative Fannie Mae e Freddie Mac, di fatto nazionalizzate dalla Federal
Reserve per evitare il crollo dell'intero sistema economico e finanziario. A
rischio gli investimenti per la ricerca L'Associazione
Italiana per la Ricerca manifesta una viva preoccupazione sul fatto che la
ricerca e gli investimenti nell'innovazione tecnologica siano trattati alla
stregua di spese di bilancio da contenere. Difatti, tali tagli non solo non
apporterebbero alcun beneficio se non un effimero effetto sulla trimestrale di
cassa, ma soprattutto impedirebbero una duratura e reale crescita economica nei
prossimi anni. Inoltre, ulteriori riduzioni di bilancio nei confronti
dell'università e del finanziamento agli enti di ricerca andrebbero a diminuire
la percentuale del PIL italiano investita in innovazione, che è già tra le
più basse d'Europa e molto distante dagli obiettivi di trattati e direttive
comunitarie sottoscritte dal nostro stesso paese. Di certo, per attuare una politica di investimenti nel settore della ricerca in tempi di crisi economica, serve del coraggio politico e una visione della società proiettata al futuro. D'altro canto se è vero, citando Churchill, che "la differenza tra un politico e uno statista sta nel fatto che il politico pensa a vincere le elezioni, mentre lo statista pensa alle prossime generazioni", ora più che mai ogni nazione che pensa al proprio futuro sociale ed economico necessita di scelte congrue e precise. *
Vicepresidente Associazione Italiana per la Ricerca
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