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Circolo polare antartico

Sensibili cambiamenti nella combustione

della biomassa: calcoli da rifare

«Considerata la presenza degli uomini nel XVIII secolo, il fatto che i valori della combustione della biomassa nell'emisfero meridionale sembrino essere inferiori a due secoli fa, rende necessaria una rivalutazione delle fonti»

21.12 - Uno studio condotto sulle carote di ghiaccio prelevate dal Circolo polare antartico ha svelato che nel corso degli ultimi 650 anni si sono verificati cambiamenti di vasta portata per quanto concerne gli incendi che interessano le aree dense di vegetazione. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Science, mettono in dubbio un dato ritenuto assodato, ovvero che i livelli di combustione di biomassa sono oggi più elevati che in passato.
Il lavoro dei ricercatori è stato in parte finanziato dal programma EUROCLIMATE ("Climate variability and (past, present and future) carbon cycle"), che rientra nel programma EUROCORES della Fondazione europea della scienza (FES), a sua volta finanziato dal Sesto programma quadro (6° PQ). Questo studio ha visto gli scienziati del francese Centre national de la recherche scientifique (CNRS) e della statunitense Stony Brook University utilizzare una nuova tecnica di analisi volta alla rilevazione della quantità di monossido di carbonio (CO) presente nelle bolle d'aria intrappolate nel vasto mare di ghiaccio dell'Antartide.

Il monossido di carbonio atmosferico proviene soprattutto da una ristretta serie di fonti: l'ossidazione atmosferica degli idrocarburi metanici e non metanici, la combustione della biomassa e la combustione dei combustibili fossili. Nel complesso, queste fonti contribuiscono per il 90% alla quantità di monossido di carbonio oggi presente. Al momento, le conoscenze sulle variazioni nei livelli di monossido di carbonio nell'era preindustriale sono molto limitate.

 L'importanza di trovare risposte ai quesiti ancora aperti in questo senso è ascrivibile al ruolo rivestito dallo stesso monossido di carbonio nei processi chimici che avvengono a livello climatico e meteorologico e alle sue interazioni con metano e ozono, solo per citare alcune delle sostanze con cui interagisce.
Per determinare la quantità di monossido di carbonio proveniente dalla combustione della biomassa, gli scienziati studiano i livelli dei vari isotopi ossigeno nel monossido presente nell'atmosfera. Rispetto al monossido di carbonio proveniente dalle altre fonti, quello generato dagli incendi che hanno coinvolto la vegetazione presenta una quantità più elevata di isotipi ossigeno 18.

«Se abbinato alla misurazione della concentrazione del monossido, questo dato ci consente di individuare l'intensità relativa della combustione della biomassa negli ultimi 650 anni nell'emisfero meridionale», ha commentato al Cordis, John Mak della Stony Book University, che ha coordinato la ricerca.
Quindi ha aggiunto:
«Abbiamo scoperto che la combustione della biomassa è stata interessata da variazioni di portata significativa nell'arco di tempo preso in esame e che la stessa ha contribuito in modo importante alla formazione di monossido di carbonio nell'era preindustriale».

Le carote di ghiaccio estratto hanno rivelato che le concentrazioni complessive di monossido di carbonio sono diminuite del 25% tra il XIV e il XVII secolo, per poi riprendersi completamente sul finire del XIX secolo.
Gli studi condotti sull'isotopo ossigeno sempre del monossido di carbonio dimostrano invece significative differenze nella combustione della biomassa nel corso dei secoli, fenomeno che secondo i ricercatori è diminuito del 50% nel XVII secolo, per poi aumentare di nuovo, fino a raggiungere circa il 100%, al termine del XIX secolo. Da allora a oggi, i valori di questa combustione sono diminuiti nuovamente del 70%.
I risultati avvalorano altri studi volti all'individuazione delle variazioni intervenute in questo tipo di combustione condotti mediante l'analisi delle particelle del carbone del legno all'interno dei sedimenti.

Inoltre, è stata registrata una grossa differenza tra i dati relativi all'emisfero settentrionale e quelli relativi all'emisfero meridionale: divergenze che lasciano intravedere l'esigenza di aggiornare alcuni modelli climatici utilizzati.

Conclude John Mak :
«Mentre i nostri risultati rispecchiano le scoperte fatte in passato, resiste la concezione erronea secondo la quale la combustione della biomassa sarebbe oggi più elevata che in passato. È un dato significativo poiché molti ricercatori ritengono che la combustione della biomassa di natura antropogenica sia maggiore rispetto alla stessa combustione dovuta a fattori naturali. Sebbene questa concezione possa rispecchiare la realtà, considerata la presenza degli uomini nel XVIII secolo, il fatto che i valori della combustione della biomassa [nell'emisfero meridionale] sembrino essere inferiori a due secoli fa, rende necessaria una rivalutazione delle fonti».

Info http://www.sciencemag.org  http://www.cnrs.fr  http://www.nsf.gov  http://www.esf.org/activities/eurocores/completed-programmes/euroclimate.html  http://cordis.europa.eu

 

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Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258 - 7 Marzo 1997