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 Marzo 1997  

Scienze - Articoli 2007   

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Si prevedono grandi benefici per i reperti archeologici 
Ecco la molecola che blocca il tumore del bronzo

20.10.07 - I reperti archeologici, una volta venuti alla luce, si coprono di macchie verdi, fino alla totale corrosione. Questo accade ogni volta che c’è un ritrovamento. Adesso però si volta pagina. Una molecola organica, messa a punto dai ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr blocca la “metastasi” del male e permette di recuperare il manufatto. La molecola organica, sintetizzata e valicata, si chiama DM02 è in grado di arrestare il processo di deperimento. A breve i restauratori avranno a disposizione questo “farmaco” efficace per sconfiggere il “tumore” del bronzo. «Il fenomeno di degrado è causato dal cloruro rameoso formatosi all’interno dell’oggetto nel corso dei secoli» spiega Gabriel Maria Ingo dell’Ismn-Cnr. Aggiunge: «Finché giace nel terreno, il reperto si trova in una condizione di equilibrio chimico - fisico stabilizzatasi nel corso dei secoli. Dopo il rinvenimento, a contatto dell’ossigeno e dell’umidità, subisce alcune reazioni: il cloruro rameoso si trasforma e genera acido cloridrico che attacca nuovamente il bronzo producendo nuovo cloruro rameoso. Se il processo ciclico non viene bloccato, il bene archeologico subisce una progressiva corrosione, fino alla definitiva distruzione». Per trattare questa tipologia di reperti, attualmente, i restauratori usano il benzotriazolo (Bta) che, oltre a non essere sempre efficace, è sospettato di cancerosità. Ingo, riprende: «In questo tipo di trattamento, l’oggetto ...

 

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