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       Heos.it - Giornale online di scienza e cultura       
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Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258 - 7  Marzo 1997  

Scienze - Articoli 2007   

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Esclusivo. Speciale “Fusione fredda” 

Vittorio Violante (Enea): “Vantiamo una riproducibilità del fenomeno che arriva
fino al 70%”

La fusione fredda produce energia nucleare 
Al lavoro scienziati di mezzo mondo

L’Italia è quella che investe di più

23.06.07 - La questione è tanto nota quanto controversa: vuoi perché all’epoca dell’annuncio l’effetto era poco riproducibile vuoi perché talvolta il rapporto segnale rumore non era convincente. Andando al nocciolo: stiamo parlando della fusione fredda dove per fusione s’intende il processo nucleare che alimenta il sole e le stelle e consiste nell'unione dei nuclei di due atomi a basso numero atomico con la formazione di un nucleo più pesante. A differenza della fusione termonucleare, che richiede il raggiungimento di temperature elevatissime, il processo di produzione di eccesso di potenza, noto come fusione fredda avviene ad una temperatura non lontana da quella ambiente.

La questione della fusione fredda esplose con fragore interplanetario improvvisamente il 23 marzo 1989 quando i chimici Martin Fleischmann dell'Università di Southampton in Inghilterra e Stanley Pons dell'Università dello Utah negli USA annunciarono da soli alla stampa di mezzo mondo di essere riusciti a realizzare la fusione nucleare a freddo facendo reagire nuclei di deuterio (isotopo dell’idrogeno il cui nucleo è composto da un protone e da un neutrone e non soltanto da un protone come nel caso dell’idrogeno) .

MA DI CHE COSA SI TRATTA? Facciamo un breve rewind. L’intuizione che il palladio potesse catalizzare la fusione degli atomi deriva dalla speciale abilità di questo metallo di assorbire grandi quantità di idrogeno (incluso il suo isotopo, il deuterio). Nel 1926 due scienziati tedeschi, F. Paneth e K. Peters, riportarono nero su bianco le loro osservazioni circa la trasformazione dell’idrogeno in elio attraverso una spontanea reazione nucleare quando l’idrogeno viene assorbito nel palladio a temperatura ambiente. Questi autori dopo un po’ di tempo si rimangiarono tutto quello che avevano ottenuto, scrivendo e giurando che l’elio da loro misurato era dovuto all’interferenza dell’aria circostante. Nessuno ci fece caso a quello che stavano combinando. La Germania stava scivolando nel periodo più buio della sua storia e per tutta l’Europa cominciava a tirare un gran brutta aria. In Svezia, l’anno successivo, lo scienziato J. Tandberg disse ai suoi colleghi (le conferenze stampa come le conosciamo oggi erano ancora di là da venire) che aveva fuso l’idrogeno in elio in una cella elettrolitica con elettrodi di palladio. E da buon svedese fece subito una cosa pratica: sulla base del suo lavoro chiese un brevetto che più o meno recitava così: “metodo che produce elio e utili reazioni energetiche". La richiesta però fu bocciata a causa della precedente ritrattazione dei tedeschi Paneth e Peters. Nel 1931 fu scoperto il deuterio. ED ORA TORNIAMO A FLEISCHMANN E PONS. Dopo il loro annuncio del 23 marzo 1989 davanti ai microfoni dei giornalisti di mezzo mondo altri ...

 

 
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