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2009 |
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Effetto Cerenkov 09.12 - Sviluppata una nuova metodica per lo studio dei tumori all’Università di Verona in collaborazione con gli Ospedali San Raffaele di Milano e Sant’Orsola di Bologna. Questo nuovo approccio si basa sulla rilevazione della radiazione Cerenkov emessa da particelle elettricamente cariche mentre attraversano i tessuti biologici che costituiscono l’organismo. Una particella carica (ad esempio un elettrone) che viaggia con una velocità superiore a quella della luce in un mezzo otticamente trasparente (come noto nessuna particella può viaggiare più veloce della luce ma nel vuoto) emette radiazione elettromagnetica visibile. Quest’effetto fu scoperto nel 1934 dal fisico russo Pavel Cerenkov e viene oggi utilizzato in diversi ambiti della ricerca fisica di base come ad esempio l’astrofisica e la fisica nucleare. L’idea innovativa sviluppata dai ricercatori è stata quella di rivelare in vivo la radiazione ottica Cerenkov che viene emessa dal 18-Fluoro-desossi-glucosio (FDG) il quale è un radio farmaco (zucchero radioattivo) che si accumula nelle masse tumorali. L’FDG viene comunemente utilizzato per la diagnosi dei tumori mediante la tomografia ad emissione di positroni (PET). Per ottenere un’immagine Cerenkov delle masse tumorali è necessario utilizzare un rivelatore molto simile, anche se più sensibile, a quello che si trova nelle comuni macchine fotografiche digitali. Il segnale è però molto debole e l’immagine deve essere acquisita in condizioni di buio pressoché totale. Articolo completo in Heos.it settimanale pdf in abbonamento
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