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Salute - 2009 |
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Infarto e statistiche 14.03.09 - La donna ha un rischio di infarto nettamente inferiore a quello dell’uomo, almeno fino alla menopausa. In effetti, per tutta l’età fertile, la donna è protetta dall’infarto grazie all’ombrello estrogenico, cioè gli ormoni femminili e, se è vero che in Italia (dati ISTAT), le malattie cardiovascolari rappresentano il 48% delle morti femminili (percentuale che scende al 39% negli uomini), nelle donne tali decessi avvengono soprattutto dopo i 75 anni (mentre negli uomini un’alta incidenza si ha anche prima dei 75 anni). QUESTE PREMESSE potrebbero portare molte donne a considerarsi specie protetta e, di conseguenza, sottostimare il proprio rischio e a pensare che la prevenzione cardiovascolare per loro non sia così importante. Per valutare questo aspetto, oltre che per identificare e trattare i soggetti con elevata probabilità di essere colpiti da un infarto nei successivi 10 anni, il Servizio Prevenzione e Protezione del CNR di Roma, in collaborazione con il Medical Service della FAO (Food and Agriculture Organization), ha effettuato uno studio, il Coronary Heart Disease Prevention Program, sulla prevalenza dei principali fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione multietnica lavorativa delle sedi romane delle Nazioni Unite che si occupano della fame nel mondo (FAO, WFP, IFAD), sia maschile (dai 45 anni in su) che femminile (dai 50 anni in su o, se in menopausa, anche più giovani). «Lo studio - spiega il responsabile, il dottor Roberto Volpe del CNR – ci ha permesso anche di valutare la percezione del rischio da parte dei soggetti in esame. Infatti, ai partecipanti veniva richiesto, prima di sottoporsi allo screening, di esprimere un giudizio sul proprio rischio nei successivi 10 anni, utilizzando una scala semiquantitativa (basso: meno 5% di rischio nei prossimi 10 anni; lieve: 5-9,9%; moderato: 10-19,9%; elevato ...
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