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Pisa.
I
risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori dell’IBF-CNR 01.11.08 - L’ipericina, pigmento naturale estratto dall'Hypericum perforatum (una pianta comunemente nota come iperico o “erba di San Giovanni”), può severamente perturbare i processi di polimerizzazione dei peptidi beta-amiloidi responsabili dell'insorgere del morbo di Alzheimer. Lo rivela uno studio dei ricercatori dell’Istituto di Biofisica del Cnr di Pisa (IBF-Cnr), pubblicato la scorsa settimana sulla rivista internazionale FEBS Letters. I ricercatori Antonella Sgarbossa e Francesco Lenci, assieme allo studente Dario Buselli, hanno eseguito lo studio in vitro utilizzando tecniche di spettroscopia ottica a stato stazionario (scattering, fluorescenza, dicroismo circolare). È stato dimostrato che l’ipericina, tramite interazioni intermolecolari di tipo aromatiche/idrofobiche, può associarsi ai precursori delle fibrille mature, inibendo la loro formazione. Sgarbossa,
fa notare: «Il
morbo di Alzheimer, come molte altre gravi malattie neurodegenerative, è
caratterizzato dalla formazione e dall’accumulo di aggregati proteici nel
cervello sotto forma di fibrille amiloidi altamente stabili e insolubili. Per
lungo tempo le fibrille amiloidi, che rappresentano il risultato finale del
processo di aggregazione proteica, sono state considerate le principali
responsabili della patologia neurodegenerativa. Numerosi studi sembrano oggi
convergere sull’idea che la tossicità sia invece imputabile ad aggregati più
piccoli, oligomeri, presenti nelle fasi iniziali e intermedie del processo di
formazione delle fibrille»...
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