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Lettere in redazione Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo La
federazione delle associazioni emofilici vs ministero 23.10.07 - A tutela degli oltre 2000 emofilici che, a dispetto delle promesse giunte dal ministero della Salute, non hanno ancora ottenuto alcuna forma di risarcimento per le gravi patologie virali (epatite C e HIV) contratte attraverso farmaci salvavita, registrati, acquistati e distribuiti dal servizio sanitario nazionale Tra marzo e luglio 2007 il Ministero della Salute, anche a seguito delle pressioni portate dai diretti interessati, ha riunito quattro volte le associazioni di pazienti a un tavolo di concertazione allo scopo di individuare soluzioni eque e ultimative per quanti, danneggiati da sangue infetto, non hanno ancora ottenuto alcuna forma di risarcimento. Il Sottosegretario Gaglione, in particolare, che aveva pure aperto un blog (ormai da mesi abbandonato alle comprensibili proteste e invettive di chi ha atteso invano la promessa considerazione), aveva più volte rassicurato sulla serietà di intenti del governo e del suo dicastero. La finanziaria licenziata pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri però disattende completamente tutti gli impegni presi e ribaditi nei vari incontri, abbandonando ancora una volta i circa 2000 emofilici che, a dispetto degli anni di battaglie giudiziarie e delle plurime sentenze di condanna inflitte allo Stato, aspettano quanto lo stesso Sottosegretario ha più volte definito “doveroso”. Ma chi combatte da oltre quindici anni contro gravi patologie virali (epatite C e HIV) contratte attraverso farmaci salvavita registrati, acquistati e distribuiti dal Servizio Sanitario Nazionale non sa che farsene della retorica delle istituzioni governative. Oltre a perseguire con immutata tenacia le vie giudiziarie, che finora hanno sempre dato loro ragione, i danneggiati minacciano azioni clamorose quanto devastanti come lo sciopero terapeutico. I numeri n
. 2000 gli emofilici infettati da epatite C (?-1992) Ulteriori giudizi sono al momento pendenti sia davanti al Tribunale civile, sia davanti alla Corte d’Appello. Il prossimo 20 novembre è stata fissata l’udienza alla Cassazione a Sezioni Unite. La legge 141/2003 ha dato corso a una transazione per un valore complessivo di oltre 350 milioni di euro con cui sono stati risarcite circa 700 persone. Altrettante risultano essere tuttora in causa in diversi gradi di giudizio. Le promesse disattese Nei quattro incontri tenutisi al Ministero della Salute fra marzo e luglio 2007 più volte il Sottosegretario Gaglione ha ribadito la determinazione del suo dicastero a risolvere la questione per tutte le persone danneggiate da sangue infetto entro l’anno, con cifre equivalenti a quelle erogate nella precedente transazione. In una prima fase, venne richiesto alle associazioni di pazienti di fornire i dati numerici relativi alle persone danneggiate, cosa che fu diligentemente fatta, sebbene stupisse che il Ministero non fosse in grado di provvedere con risorse proprie. Definito il numero dei potenziali aventi diritto, venne sottoposta alle associazioni l’ipotesi di una rateizzazione fino a dieci anni delle somme risarcitorie, chiedendo collaborazione per spiegare alle persone come l’entità della cifra necessaria ne rendesse obbligatoria la ripartizione su più esercizi finanziari. Si parlò addirittura di inserire una previsione di spesa nel DPEF, salvo poi dire che non era più necessario. Ampie assicurazioni erano state date anche in merito alla rivalutazione ISTAT dell’indennizzo ex lege 210, i cui importi sono rimasti quelli del 1992. I tribunali di tutta Italia continuano a dare ragione a chi, stanco di attendere provvedimenti legislativi, intenta cause individuali ottenendo la condanna dello Stato e il pagamento sia pure parziale degli arretrati. Una modifica della legge, oltre che dovuta, comporterebbe una riduzione di spesa per il Tesoro; invece si preferisce costringere le persone a intasare le aule di giustizia. Nessuno degli impegni presi davanti alle associazioni e ai legali dei pazienti è stato onorato. Nessuno si è preso la briga di informare i diretti interessati di ciò che stava accadendo. Hanno lasciato che lo scoprissero leggendo i giornali. “Forse speravano che non capissimo”, ironizza Alessandro Marchello, Segretario Generale di Fedemo. “Invece, abbiamo capito benissimo.” Il caso Il nome non lo vuole dire. Abita in una cittadina della bassa padana. “Mi manca solo quello: oltre al virus, oltre alla fregatura che mi hanno dato i politici, mi manca solo di essere additato da tutti come un appestato”. 37 anni, a 26 gli hanno diagnosticato un’infezione da epatite C contratta, come tanti altri emofilici, attraverso i farmaci che gli servivano per sopravvivere. “All’inizio non ci avevo dato peso, avevo altro a cui pensare” continua. Perché l’epatite C è insidiosa, in un primo tempo non dà sintomi, non diventi giallo, non stai male, è solo un dato sul foglietto delle analisi mediche. Può restare silente per anni, poi gli esami cominciano ad andare sempre peggio, le ecografie periodiche mostrano il progredire della malattia, il fegato si ingrossa e comincia a delinearsi lo spettro della cirrosi o del carcinoma epatico. “Mi hanno detto che c’era una legge [la 210 del 1992 NdR], che se facevo la domanda mi davano un indennizzo, poca roba, qualche centinaio di euro al mese. Ho spedito le carte, ci sono voluti anni, poi è arrivato il giudizio definitivo. L’ho letto così tante volte che me lo ricordo a memoria: Sì, esiste nesso di causa fra la somministrazione di emoderivati e l’infezione da epatite C. Mancata ascrizione a categoria tabellare per intempestività della domanda. Cioè niente indennizzo perché avevo presentato la domanda in ritardo, anche se prima non sapevo di avere l’epatite.” Non resta che citare in giudizio il Ministero della Salute, come hanno fatto altri nelle sue stesse condizioni, i 700 emofilici che nel 2003 hanno sottoscritto la transazione con lo Stato ottenendo un risarcimento. Ma qui arriva “la fregatura”: nella finanziaria licenziata dal Governo non sono previsti esborsi per gli emofilici. “È incomprensibile e persino umiliante. Sono nella stessa identica condizione di chi il risarcimento l’ha avuto, ma si vede che per lo Stato sono figlio di un dio minore…” La conclusione è amara, ma come dargli torto? Ufficio stampa: RdP Strategia e Comunicazione Tel. 02-74.90.794 Fax 02.70.00.65.96 E-mail: rdp@rdp.it
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