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25 Ottobre. Le Primarie del PD
1 - Ci saranno 10mila seggi elettorali e 175 collegi in tutta Italia. Tra i
posti più insoliti anche parrocchie, cinema e seggi itineranti.
2 - Per partecipare bisogna versare 2 euro. Possono votare Sedicenni e immigrati
con permesso di soggiorno. Si eleggono anche i segretari regionali e i membri
dell'assemblea nazionale
3 - E' eletto chi supera il 50% delle preferenze. Se nessuno raggiunge la
maggioranza assoluta si va al ballottaggio tra i primi due all'assemblea
nazionale il 7 novembre. Resta possibile un accordo politico per eleggere
direttamente il più votato alle primarie
La mozione
Marino
Noi italiani abbiamo il diritto di tornare a essere
orgogliosi del nostro paese. Perché l’Italia è migliore di quanto vorrebbe la
retorica del cinismo e del disincanto.
Siamo una grande nazione di cittadini che vivono ogni giorno milioni di storie,
fatte di lavoro, passione e creatività. Donne e uomini che si impegnano a
migliorare il proprio avvenire e che oggi alla politica chiedono soprattutto una
prospettiva di speranza, insieme alla capacità di restituire visione e senso del
futuro.
Per questo all’Italia serve un Partito Democratico vivo e vitale.
È l’idea stessa di democrazia a dover essere il filo conduttore delle scelte
politiche e programmatiche del nostro partito.
Una democrazia più forte, che parta dai bisogni e dalle speranze di ogni singola
persona e che punti ad includere un numero sempre maggiore di cittadini nella
vita pubblica, sociale ed economica.
Una democrazia che non è data una volte per tutte, ma che va nutrita, curata e
rafforzata attraverso scelte politiche mirate: dalla singola comunità cittadina
alle istituzioni pubbliche, fino alle comunità internazionali di cui l’Italia è
parte. Per noi la democrazia non può definirsi tale se continua a escludere le
donne dalla vita pubblica e dai luoghi decisionali, che si priva del loro
sguardo sul mondo, uno sguardo che tiene insieme e arricchisce tutta la società.
Come recentemente ci hanno insegnato le donne e gli uomini dell’Iran, la
democrazia è strettamente legata all’insopprimibile, umana, ricerca della
libertà. Una tensione universale che, a cavallo del ventunesimo secolo, ha
condotto decine di nuovi Stati ad adottare governi rappresentativi, a rafforzare
la comunità internazionale degli Stati democratici.
Il rafforzamento della democrazia nel nostro paese, che ha il suo fondamento
nella resistenza al nazi-fascismo e nell’Assemblea Costituente, si è dovuto
scontrare con i problemi dell’arretratezza economica e culturale, con la
criminalità organizzata, con il terrorismo politico. Superate prove durissime,
l’Italia ha iniziato a conoscere, nel tempo della globalizzazione, un
indebolimento della sua democrazia.
La crisi delle nostre istituzioni politiche e delle classi dirigenti diffuse ha
generato un significativo distacco di ampi strati di popolazione dal discorso
pubblico, al quale si è sostituita una spettacolarizzazione continua vissuta
come fine a se stessa da masse crescenti di persone, che non vedono altro mezzo
per vivere un ruolo attivo nel corpo della società.
L’Italia è fatta di comunità locali coese, di coraggio quotidiano e di capacità
solidale, offuscati da una narrazione in cui prevale un modello caratterizzato
dall’individualismo clientelare, dalla furbizia cinica, che finisce per svuotare
sistematicamente il senso civico nazionale.
Il Partito Democratico deve curare, a partire dallo sviluppo di una sana vita
democratica al suo interno e nelle politiche che promuove, la crescita di un
forte senso civico, imparando a riscoprire tradizioni millenarie che, in
passato, sono state capaci di contaminare l’Europa intera.
L’Italia ha bisogno di tornare ad avere a cuore la propria democrazia. Avere a
cuore la democrazia significa poter declinare in positivo e con un orizzonte
largo ogni politica e ogni decisione. Avere a cuore la democrazia significa
combattere le disuguaglianze economiche e sociali, lottare contro le
discriminazioni e per i diritti di tutti, mirare all’integrazione di tutti i
cittadini. Avere a cuore la democrazia significa progettare uno sviluppo
economico dinamico e inclusivo, senza lasciare sacche di povertà e di
marginalità.
Avere a cuore la democrazia significa affrontare le urgenze del mondo del
lavoro, far cessare le forme intollerabili di precarietà – la “via italiana”
alla flessibilità e alla competizione, che ha avuto risultati disastrosi per il
futuro delle nuove generazioni.
Avere a cuore la democrazia significa investire oggi in maniera strategica sulla
scuola e sulla ricerca scientifica.
Avere a cuore la democrazia significa far tornare la questione meridionale al
centro di un grande progetto di governo nazionale. Una più efficace presenza
dello Stato deve andare di pari passo con un profondo senso di uguaglianza
territoriale per il quale nulla di ciò che è normale e scontato a Milano non
possa che essere normale e scontato anche a Palermo, e viceversa.
Avere a cuore la democrazia significa riformare il campo dei media attraverso
una nuova e severa legislazione antitrust, necessaria per allargare non solo
l’accesso a un’informazione politica pluralista, ma un mercato della pubblicità
meno concentrato, che consenta il libero dispiegarsi della creatività nazionale
nell’impresa economica, che oggi trova una strozzatura chiave nei regimi di
quasi-monopolio dell’informazione.
Avere a cuore la democrazia futura significa dimostrare una naturale attenzione
verso il presente, attraverso dispositivi che mirino a risolvere la crisi
economica, sociale e culturale che stiamo attraversando.
Il concetto inclusivo della democrazia, intesa come un processo continuo e una
chiara direzione di marcia, è quindi nome, simbolo e sostanza del Partito
Democratico. Un partito che mette al cuore della propria ragion d’essere la
stessa ricerca individuale della libertà da cui si origina lo spirito e la
sostanza della democrazia stessa.
Uno Stato democratico non impone alcuna scelta individuale, ma difende ogni
religione, ogni credo, ogni opinione politica, ideologica o la loro assenza, nei
limiti in cui esse non contrastino con i principi di uguaglianza sostanziale e
inclusiva della democrazia.
Da questa premessa discendono naturalmente le opzioni politiche e programmatiche
contenute in questa mozione, senza alcuna differenza: si riferiscano esse alla
vita interna del Partito Democratico, oppure tratteggino priorità politiche e
programmatiche da mettere a disposizione del Paese.
L’Italia ha bisogno di più democrazia, l’Italia ha diritto di riscoprire
l’orgoglio di sé, della sua dignità, della sua storia, del suo lavoro, delle sue
comunità. Ha bisogno di guardare al futuro con speranza e con fiducia.
Per questa ragione ci presentiamo così: italiani e democratici.
PARTITO E DEMOCRATICO
L’Italia ha bisogno di un Partito Democratico.
Un partito che riparta dalle persone. Dalla qualità e dai bisogni delle loro
vite, e anche dalle loro attese e speranze.
Un partito che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione
dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori.
Un partito che abbia una linea verticale a doppio senso, dalla base dei suoi
iscritti alle figure di riferimento politico nazionale, e conosca anche una
dimensione orizzontale, di scambio e collaborazione tra i territori, i circoli,
le amministrazioni locali, condividendo le buone pratiche. Non gerarchie,
insomma, ma rapporti e relazioni.
Un partito libero dalle correnti, che abbia un assetto federale, riconosca
l’autonomia dei territori e dei circoli e la sostenga con risorse adeguate.
Un partito che sappia coniugare strumenti moderni e antiche modalità di
relazione, che sappia rinnovare un messaggio di coinvolgimento, di
partecipazione, di apertura alla società.
Un partito che non sia centralista né autoreferenziale.
Un partito che non sia di nessuno, perché è di tutti coloro che ritengono di
poter partecipare alla sua vita democratica.
Un partito esemplare che pratichi le cose che dice, che si assuma la
responsabilità di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se
stesso.
Un partito aperto, trasparente e credibile come vorremmo che fosse l’Italia.
Un partito che si qualifichi non solo per la coerenza con alcuni principi
fondamentali, ma per le risposte che sa offrire ai cittadini, rispetto alla loro
vita quotidiana e alle esigenze che più sentono.
Un partito che sappia indicare la via, senza avere la presunzione di imporla, ma
confrontandola con i desideri e le speranze di chi vuole raccoglierne il
messaggio.
Un partito aperto sul Paese e naturalmente aperto sul centrosinistra.
Un partito che guardi all’esterno, che si prenda cura degli elettori di tutto lo
schieramento progressista, che apra con loro un confronto, che miri a
rappresentarli il più possibile.
Un partito che abbia un forte respiro maggioritario, che costruisca le proprie
alleanze a partire dal proprio profilo e da quello che vuole per il Paese, non
in base alla convenienza elettorale o al mero esercizio politicista di cui
abbiamo avuto fin troppi esempi in questi anni.
Un partito che non vuole ridurre le proprie ambizioni e la portata del proprio
progetto.
Un partito che sia ancora convinto che è necessario aprire un lungo ciclo
riformista in Italia, e che intenda stabilizzare il bipolarismo.
Un partito che voglia restituire dignità alla politica.
Un partito che sappia valutare il proprio lavoro, che si ponga il tema del
rapporto costante con il proprio elettorato e una valutazione trasparente del
proprio percorso e del lavoro svolto da chi lo rappresenta ad ogni livello.
Un partito che sappia qualificarsi attraverso le proprie campagne, che sia
riconoscibile e credibile.
Un partito che sappia distinguere da territorio a territorio proprio perché
vuole tenere unito il Paese.
Un partito che guardi avanti e fuori, verso la società e verso il futuro.
Un partito primario e dopario, capace di aprire alla società la scelta delle
persone e delle idee che promuove.
Un partito che si dia delle regole comprensibili e semplici, che siano
rispettate.
Un partito che abbia a cuore i diritti di tutti.
Un partito che sappia denunciare le cose che non vanno, le ingiustizie, i
soprusi.
Un partito che rispetti le minoranze e le diverse sensibilità che ne fanno
parte, avviando un dibattito aperto, non pregiudiziale, inclusivo e
responsabile.
Un partito che superi la questione delle quote con una norma antidiscriminatoria
per cui donne e uomini non possano essere rappresentati in una misura minore del
40% e comunque non maggiore del 60%, avendo a cuore l’obiettivo e la maturità
necessaria per affrontarlo e per raggiungerlo e per consentire così la piena
assunzione di responsabilità delle donne a tutti i livelli.
Un partito laico.
Un partito che sia centro di elaborazione, aperto e contendibile, sulle
questioni di maggiore attualità e di più forte impatto sulla vita delle persone.
Un partito che sia strutturato perché partecipato.
Un partito che faccia rete, in tutti i sensi: un partito che tenga collegate e
che miri ad integrare le esperienze dei circoli con quelle del web.
Un partito abbia senso dello Stato, in tutte le sue articolazioni.
Un partito che parli la lingua delle persone e che si faccia capire, che
bandisca le formule astruse e il gergo della politica.
Un partito che non viva di contraddizioni (la più classica: apparati versus
società civile), ma che sappia rappresentare nel migliore dei modi un dialogo
costante con la società.
Un partito che sia esigente soprattutto con se stesso.
Un partito che sia partito e democratico.
IL NOSTRO FUTURO
Le sfide del PD per costruire il futuro partono da cinque parole.
Apertura. Vogliamo aprire l’Italia. Oggi siamo un paese chiuso, in cui è
difficile spostarsi sia fisicamente che in termini di crescita economica e
sociale. Siamo un paese in cui sono chiuse le reti, i mercati, i sistemi di
trasporto. Siamo un paese che ha bisogno di maggiore trasparenza, di modernità,
che ha sete di innovazione. Vogliamo dare dignità ai cittadini quando sono
utenti e consumatori; vogliamo fare della pubblica amministrazione una
controparte amica, efficiente e responsabile e mettere i cittadini e le imprese
nella condizione di adempiere più semplicemente ai propri doveri. Vogliamo
combattere i monopoli, le corporazioni, le oligarchie per dare ai cittadini e
alle imprese la libertà di scegliere e di crescere in un ambiente economico sano
e favorevole.
Vogliamo riformare profondamente gli ordini professionali e consentire un
accesso più facile e trasparente alle informazioni, alle professioni, alla
ricerca, al credito, ai fondi strutturali europei. Vogliamo diffondere la banda
larga in tutto il Paese per superare il “digital divide” e diffondere
informazioni libere e facilmente accessibili a tutti i cittadini. Siamo anche un
paese chiuso sul piano sociale. Vogliamo un paese che punti all’inclusione di
tutti i suoi cittadini e nel quale nessuno si senta economicamente o socialmente
discriminato. Vogliamo un paese che dia alle donne più peso e dignità, insieme
allo spazio e alla possibilità di assumere pari responsabilità e contribuire
come gli uomini alla crescita economica e sociale del Paese. Vogliamo un paese
in cui i carichi di famiglia siano equamente distribuiti tra uomini e donne.
Vogliamo un paese che rispetti le proporzioni nella presenza delle donne nei
Consigli di Amministrazione e in tutti i luoghi in cui si prendono le decisioni
fondamentali per la vita e l’economia del Paese.
Coraggio. Vogliamo che l’Italia sappia interpretare e vincere le sfide
del nostro tempo.
Un Paese che dia risposte ai cambiamenti in atto nella società. Un Paese che non
discrimini nessuno dei suoi cittadini e che sia aperto a coloro che da tutto il
mondo portano qui le proprie speranze per il futuro, le proprie capacità, il
proprio contributo alla crescita e alla prosperità delle nostre comunità. Un
Paese laico, che pur riconoscendo e rispettando la propria tradizione cristiana,
accolga e faccia sentire liberi e rispettati sia i credenti che i non credenti;
dove si possa continuare a scegliere e determinare i trattamenti sanitari a cui
essere sottoposti; in cui tutte le famiglie siano ugualmente riconosciute e
valorizzate; che sia amico dei bambini; in cui si lavori attivamente per
riconoscere pari opportunità a tutti i cittadini. Un Paese dove al cittadino sia
riconosciuta in via di principio la responsabilità di autodeterminarsi e dove si
lavori attivamente per fare in modo che ciascuno abbia la possibilità di
realizzare il proprio progetto di vita. Un Paese che affronti il problema della
casa mettendo in atto politiche straordinarie per l’edilizia residenziale
pubblica, il social housing e una politica attiva per gli affitti. Un Paese che
attui politiche per l’ambiente e la sostenibilità, che pensi a uno sviluppo
integrato con uno sguardo etico e globale.
Merito. Vogliamo un’Italia che utilizzi al massimo l’eccellenza delle
proprie imprese e la capacità dei propri cittadini, dando loro la possibilità di
esprimere appieno le proprie potenzialità. Vogliamo un Paese che valorizzi le
capacità di produrre ricerca e innovazione, dando la possibilità ai nostri
ricercatori di lavorare e studiare in università che siano organizzate, valutate
e finanziate alla stregua dei migliori atenei del mondo.
Un Paese in cui le classi dirigenti siano selezionate sulla sola base delle
proprie capacità, dove il merito sia premiato attraverso meccanismi che
sanciscono una responsabilità diretta in capo a chi è chiamato a scegliere. Un
Paese in cui ai giovani siano concessi mezzi e possibilità di crescere
professionalmente in ambienti lavorativi che incoraggino l’investimento sulle
proprie capacità e fondi per sostenere idee imprenditoriali. Un Paese che non
abbia timore di veder partire i propri talenti ma che sia in grado di attrarre
talenti dall’estero in maggior misura di quelli che partono.
Protezione. Vogliamo essere una comunità coesa e forte, che persegue il
bene comune.
Vogliamo un Paese con un forte senso di legalità, rispettoso delle regole,
consapevole dell’importanza dei doveri di ciascuno. Vogliamo un Paese sicuro in
ogni senso: sicuro sul lavoro, sicuro per le strade, sicuro nelle città, che
garantisca la sicurezza dei propri cittadini attraverso una protezione civile
che lavori per prevenire e minimizzare le conseguenze delle calamità naturali e
non solo per gestirne le conseguenze. Un Paese dove la giustizia sia efficiente,
rapida e uguale per tutti. Un Paese in cui viga la certezza della pena e che
rispetti la dignità dei detenuti. Un Paese libero dal cancro della criminalità
organizzata, dal fardello dell’evasione fiscale, dalla corruzione,
dall’inquinamento e dai rifiuti. Che tuteli con determinazione il paesaggio e il
territorio, le sue bellezze artistiche e naturali e la sua eredità culturale,
unica in tutto il mondo.
Vogliamo un Paese che si prenda cura dei più deboli, che sostenga chi è in
difficoltà.
Un Paese in cui ci si prenda cura di coloro che hanno meno, dove il benessere
della comunità sia misurato sul benessere degli ultimi.
Libertà. Vogliamo un’Italia della democrazia e della partecipazione.
Vogliamo un Paese dove i poteri dello Stato agiscano nel rispetto reciproco,
formale e sostanziale, preservando il prestigio e la credibilità delle
istituzioni. Un Paese in cui esista una rigorosa responsabilità politica: dove
la maggioranza abbia efficaci strumenti di governo, e l’opposizione efficaci
strumenti di controllo ed entrambe siano sottoposte al vaglio critico del corpo
elettorale. Un Paese dove i partiti non occupino le istituzioni.
Dove al cittadino sia data la possibilità di formare, prima che di esprimere,
liberamente la propria opinione. Un Paese nel quale l’informazione sia libera e
che risponda sempre all’opinione pubblica e mai al potere. Un Paese nel quale la
compagine parlamentare sia scelta dai cittadini e non dalle oligarchie, dove il
potere sia effettivamente contendibile e le differenze di posizioni emergano
alla luce del sole per essere liberamente valutate dalla pubblica opinione.
UN NUOVO PENSIERO
1. La crisi che attraversiamo è destinata a
mettere il mondo e l'Europa di fronte alle conseguenze di una globalizzazione
che ha impoverito i cittadini, fatto scivolare verso il basso i ceti medi nei
paesi industrializzati, aumentato le disuguaglianze sociali. La ricchezza si è
progressivamente distaccata dal lavoro delle donne e degli uomini, e troppo
spesso sono andate sprecate intelligenze e risorse naturali che rendono vivibile
il pianeta.
Anche in tempi di crisi, però, la politica deve darsi l’obiettivo strategico di
migliorare la vita delle persone, riducendo gli effetti negativi del ciclo
economico: occorre una nuova visione dell’economia nella quale lo Stato provvede
in modo non invadente ma forte dove il mercato non basta (welfare, istruzione,
salute, innovazione, nuove tecnologie) e in cui la politica crea le condizioni
per la crescita economica e occupazionale.
In questi mesi il dibattito e l’iniziativa politica italiana, e per molti versi
anche europea, sono rimasti ben al di sotto della gravità della crisi. Gli unici
ad aver delineato una strategia attiva capace di responsabilizzare le imprese e
le persone sono stati gli Stati Uniti di Barack Obama, il quale ha fatto propria
l’idea che il modo più rapido per uscire dalla crisi sia investire sui tempi
lunghi: scuola, università, ricerca, green economy, grandi investimenti, insieme
all’estensione universale della copertura sanitaria.
Quell’Europa che si proponeva di diventare l’economia basata sulla conoscenza
più competitiva e dinamica del mondo, di tenere insieme mercato e coesione
sociale, sviluppo e sostenibilità, sembra definitivamente emigrata oltre
Atlantico.
2. Il Partito Democratico deve darsi una missione che vada oltre i
confini del nostro Paese, tornando ad essere protagonista a livello europeo e
internazionale.
All’interno della casa europea la dimensione dello Stato-nazione si sta
rivelando insieme troppo piccola e troppo grande per affrontare i nodi che la
crisi ci pone: la politica nazionale può tornare decisiva se sarà capace di
delegare verso un livello sovranazionale poteri che solo a quel livello possono
essere credibilmente esercitati, e verso i territori l’elaborazione ed
attuazione concreta delle politiche di sviluppo.
Il PD deve collocarsi tra le idee e i luoghi, comprendere intimamente le
dinamiche economiche sia a livello globale che nei contesti a noi più prossimi,
proponendosi come punto di riferimento per un nuovo e più coraggioso europeismo
democratico e valorizzando al massimo l’autonomia e la capacità progettuale dei
territori.
3. Il Partito Democratico deve darsi una cultura economica autonoma,
indicare un credibile modello economico-sociale capace di sconfiggere l’egoismo
che investe la vita civile e di entrare in sintonia con l’enorme vitalità
presente nella società italiana.
Si deve operare con decisione per la costruzione di un'idea di mercato che si
diriga risolutamente nella direzione di uno sviluppo etico, sostenibile da un
punto di vista ambientale, sociale e occupazionale.
C’è la necessità di uno shock di innovazione e di liberalizzazione, con regole
chiare ed efficaci, per eliminare cause e perpetuarsi di rendite di posizione di
qualsiasi tipo e sbloccare risorse inutilizzate e capacità creativa e
imprenditoriale.
Liberalizzazioni e concorrenza sono decisive, ma devono accompagnarsi a
politiche industriali e devono facilitare l’obiettivo di agganciare le nostre
imprese ai nuovi driver dello sviluppo mondiale: le energie rinnovabili e le
scienze della vita e della salute.
Occorre inoltre rendere principi fondanti di ogni politica la responsabilità
individuale e il merito, naturali interfacce di un’idea democratica
dell’uguaglianza delle opportunità che si traduce nel mettere a disposizione di
tutti sempre maggiori risorse, strumenti e diritti e nel rafforzare i legami di
solidarietà all’interno della comunità.
Solo così il riconoscimento anche economico dei meriti e delle capacità
individuali non indebolisce il senso di appartenenza a una comune società, ma al
contrario diventa nel sentire di tutti il mezzo collettivo per conseguire un
maggiore benessere.
Occorre prendere sul serio, al Nord come al Sud, la società a imprenditoria
diffusa: una società a imprenditorialità diffusa è un valore perché porta le
persone ad autoorganizzarsi responsabilmente nel lavoro come nella vita sociale,
nella famiglia e nell’associazionismo. Ma una società a imprenditoria diffusa ha
bisogno di buona politica, una politica capace di fornire quei beni pubblici che
il mercato non è in grado di produrre e di assicurare un’equa redistribuzione
della ricchezza.
Diversamente dalla destra, che tende a interpretare la società a imprenditoria
diffusa come manifestazione dell’anti-politica e come liberazione dai vincoli di
solidarietà, il Partito Democratico deve raccogliere la domanda di buona
politica che la società a imprenditoria diffusa esprime, superando
quell’atteggiamento di distacco, spesso pregiudiziale, nei confronti
dell’economia di impresa che ha caratterizzato la nostra azione politica in
passato.
Per poter parlare davvero di sviluppo e di futuro serve poi una vera e propria
liberazione dalla criminalità organizzata, vincolo insostenibile per l’economia
e l’attività di impresa, ostacolo per competitività, investimenti, per una
società più giusta e prospera.
4. Per valorizzare meriti e talenti bisogna ridare dignità al lavoro e al
suo valore esistenziale e sociale. L'Italia deve tornare a perseguire politiche
orientate alla piena e buona occupazione, erodendo le differenze enormi tra Nord
e Sud in termini di occupazione, in particolare di quella femminile.
Per dare maggiori garanzie ai lavoratori, abbassare i costi contrattuali delle
imprese e favorire la massima occupazione si deve fare ricorso alla flessibilità
intesa non come precarietà, ma come possibilità di arricchimento personale e
professionale, in un percorso di vita che consenta tanto l’investimento sulla
propria professionalità che la garanzia di una protezione nei momenti di
debolezza e di rischio.
La flessibilità, caratteristica inevitabile del lavoro nella nostra modernità,
non va considerata come una disgrazia. Quello che i giovani temono sono
disoccupazione e precariato privo di regole, percepiscono l’iniquità di un
mercato del lavoro che vede gomito a gomito lavoratori protetti e lavoratori
talvolta privi anche di diritti elementari quali la malattia, la maternità, le
ferie.
Una flessibilità bilanciata, quindi, è il nostro valore per regolare il mercato
del lavoro: contratti a tempo indeterminato che consentano un rapporto
continuativo e tendenzialmente stabile con il datore di lavoro; salario minimo e
garanzie di reddito come protezione per chi perde il lavoro; formazione continua
per aumentare il proprio bagaglio e il proprio valore professionale.
5. Finanziare le politiche necessarie a far fronte alla crisi: ecco uno
dei nodi del nostro tempo e della nostra politica. Bisogna razionalizzare e
rendere più efficiente la spesa pubblica, riducendo gli sprechi in modo netto e
senza timore di attaccare anacronistici privilegi e rendite di posizione:
tagliare i costi della politica, sradicare la corruzione e tutti quei fattori di
un sistema pigro e incapace di emendarsi.
Anche la leva fiscale è importante per reperire gli strumenti necessari, certo,
e la riduzione radicale dell’evasione fiscale è per noi un obiettivo strategico.
Ma dobbiamo fare in modo che il fisco che non sia vissuto come punitivo dai
cittadini e che sia più efficiente e rapido, iniziando da una grande opera di
riorganizzazione che migliori efficienza e pro attività: un fisco che solleciti
gli operatori economici ad adottare comportamenti virtuosi, corretti ed etici
introducendo agevolazioni e premialità nei confronti di chi, ad esempio, adotta
comportamenti ecologicamente corretti.
Il credito e la finanza sono fondamentali per la crescita, ma devono essere
regolati, per evitare sia comportamenti eccessivamente rischiosi, sia
l’allocazione di risorse a vantaggio di pochi, spesso portatori di conflitti di
interesse e rendite di posizione.
Occorre, invece, riequilibrare l’asimmetria delle informazioni e del potere tra
istituzioni finanziarie e cittadini e aprire anche la finanza ad una maggiore e
trasparente concorrenza, spezzando il legame tra credito e politica e creando
maggiore imprenditorialità.
6. Un uso intelligente ed efficace delle leve del bilancio e una politica
che metta al centro le regole, gli interessi democratici e il bene della
comunità, per noi, in questa fase significa concentrarsi su tre obiettivi.
Sostenere i redditi delle famiglie per far ripartire i consumi.
Riparare alla drammatica e scandalosa situazione per la quale chi non ha lavoro
o lo perde, in Italia, grande potenza industriale del mondo, si trova sul
baratro della disperazione. Fornendo ammortizzatori sociali universali che siano
una rete di protezione nelle fasi lavorative difficili della vita dei cittadini.
Sostenere i talenti italiani, il Made in Italy, il tessuto delle piccole e medie
imprese, il turismo, la cultura, l’arte, lo spettacolo, la ricerca, la qualità
straordinaria della nostra agricoltura e lo sviluppo delle innovazioni nel
settore dell’ambiente e della salute, potenziale fonte di nuove imprese, di
nuova ricchezza, di nuovi mercati. Investire sui campi sui quali le grandi
democrazie occidentali poggiano il loro futuro.
7. La crisi globale mette fine anche ad un’idea solo quantitativa dello
sviluppo: per quella via il pianeta non regge, esplode dal punto di vista
economico e ambientale. Gli individui soffrono, si distaccano dai loro più
profondi desideri e bisogni, non si realizzano in tutte le loro potenzialità
umane. È dunque l’ora di un riformismo democratico e coraggioso, in grado di
innalzare il livello di civiltà del mondo contemporaneo.
Non solo questo è giusto e moralmente auspicabile, ma è indispensabile per
competere e dialogare con le immense popolazioni dei nuovi protagonisti della
storia: l’India, la Cina, i paesi emergenti di nuovo sviluppo. Nessuna barriera
li potrà fermare, nessun protezionismo potrà dissuaderli nel giocare fino in
fondo le loro carte. E come abbiamo visto, le bombe e la guerra portano solo
tragedia e moltiplicano i problemi.
Occorre misurarsi con questa realtà in modo aperto, democratico e consapevole.
Occorre lottare per un mondo multipolare, per reti di dialogo e collaborazione.
In quest’ottica l’Italia ha molte chance: la qualità italiana può conquistare
mercati. La civiltà del suo assetto sociale, se innalzata e valorizzata, può
essere ponte concreto con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e con i
commerci che affluiscono dall’Oriente.
L’Italia può attrarre nuovi studenti, turisti, imprenditori, scienziati. Può
essere protagonista di relazioni e autorevole interlocutore internazionale.
8. La qualità, l’innalzamento dei servizi e il miglioramento della vita
sono anche la vera risorsa per fronteggiare, con sicurezza e serenità, i grandi
flussi migratori. Serve massima durezza contro illegalità e crimine e al tempo
stesso occorre facilitare il processo per regolarizzare le tante migliaia di
brave persone che sono indispensabili all’Italia e che cercano solo serenità,
lavoro, futuro.
La discriminazione contro gli stranieri finisce sempre con il produrre effetti
sull’intera comunità nazionale. Quando, ad esempio, si nega soccorso sanitario
allo straniero, regolare o irregolare che sia, non solo si nega a lui il diritto
alla salute, ma si nega (anche) al cittadino italiano il diritto alla
prevenzione; quando si cancella dall’anagrafe lo straniero privo di abitazione
“idonea”, si compromette il controllo della sua presenza sul territorio, a
scapito dell’esercizio sicuro dei diritti dei cittadini; quando, ancora, si
prevede l’espulsione di un lavoratore straniero dall’Italia, in ragione
dell’irregolarità del rapporto di lavoro, lo si priva di garanzie eguali a
quelle del lavoratore italiano, ma se ne rende anche allettante l’assunzione
irregolare, sfavorendo l’accesso al mercato del lavoratore italiano.
Ogni diritto negato agli immigrati è dunque un diritto negato ai cittadini
italiani. La disperazione dei primi ricade come un problema amplificato e non
risolto sui secondi, mentre l’apertura all’altro, a quello considerato diverso,
nasce da una buona qualità della vita di una comunità.
9. La salute è il bene più prezioso e va tutelato e protetto per tutti,
attraverso l’accesso universale a tutte le prestazioni fornite dal Servizio
Sanitario Nazionale, senza alcuna discriminazione. Al centro del sistema va
riportata la persona, che deve poter influire sulle decisioni prese a tutti i
livelli e a cui rivolgere politiche di prevenzione e promozione di stili di
vita. La rete ospedaliera deve essere riqualificata, promuovendo i poli di alta
specializzazione, individuando i centri di eccellenza e chiudendo o
riconvertendo gli ospedali minori, organizzando forme di assistenza fornite da
strutture territoriali.
Un partito che sia davvero democratico deve fare attenzione alle fasce deboli
della popolazione, riaffermando il principio di garanzia della dignità della
persona durante tutte le fasi della vita, incluse quelle terminali, con il
rispetto del diritto all’autodeterminazione in materia di cure mediche.
10. Non sarà possibile far fronte a questo tempo così difficile e
sfidante senza un nuovo patto tra generazioni, all’insegna di una nuova Italia a
cui tutti partecipino. Le nuove tendenze demografiche, segnate da un formidabile
innalzamento delle aspettative di vita, cambiano i termini della questione
previdenziale e mettono all’ordine del giorno la necessità di utilizzare
l’enorme potenziale di risorse rappresentato dagli anziani. Vanno attuate
politiche di sostegno all’invecchiamento attivo sia in direzione del
prolungamento volontario del lavoro, che del sostegno alle diverse forme
d’impegno civile e sociale, contrastando le discriminazioni legate all’età e
moltiplicando le forme flessibili e parziali di pensionamento. Non si tratta di
consolidare le attuali tendenze gerontocratiche che bloccano le carriere dei
giovani, anzi, ma di pensare a forme di pensionamento graduale con le quali i
lavoratori più anziani affiancano le nuove generazioni che devono assumere le
responsabilità principali.
11. Una scuola inclusiva e di qualità è un nostro obiettivo fondamentale.
Tra tutti i paesi europei l’Italia è uno di quelli in cui il ceto sociale di
appartenenza e il livello di scolarità dei genitori più influenzano la
potenzialità dello studente. Le scuole invece devono tornare a svolgere il
proprio ruolo sociale e di integrazione (anche di bambini e ragazzi stranieri),
assolvendo ad una funzione generale di crescita dei territori.
Quanto alla casa, la riforma del mercato degli affitti, un piano per l’edilizia
sociale e il rilancio di un programma di rigenerazione urbana delle periferie
sono i tre capisaldi su cui fondare la proposta del PD per rispondere alla
crescente emergenza abitativa e migliorare la qualità della vita delle nostre
città. L’incremento del valore degli immobili e dei canoni ha reso problematico
l’accesso alla proprietà e alla locazione, ridimensionando la capacità dei
giovani e delle famiglie di progettare il futuro: è dalla loro parte che il PD
deve schierarsi, per ridurre il costo degli affitti e valorizzare il reddito dei
lavoratori.
12. Superamento della crisi, nuovo sviluppo, miglioramento della qualità
della nostra società non si produrranno senza una riforma profonda della
politica, delle sue regole, delle istituzioni e dello Stato. Occorre una
politica più seria, sobria e concreta. Occorre una democrazia efficiente, che
sappia decidere.
Occorre una legge elettorale che stabilizzi il bipolarismo, che ridia ai
cittadini, attraverso i collegi uninominali, la possibilità di scelta dei propri
rappresentanti, che semplifichi il sistema politico e abbatta i suoi costi anche
con una diminuzione sostanziale del numero dei parlamentari. Il PD, in quanto
prima forza del campo democratico, ha l’ambizione di sviluppare il suo respiro
maggioritario rivolgendosi a tutti i cittadini con una sua proposta e una sua
missione per l’Italia. Cercando, con esse, di cambiare i rapporti di forza nella
società e di realizzare quelle necessarie e coese alleanze per vincere e per
governare.
Con la politica, deve cambiare anche l’Amministrazione Pubblica: ampliamento dei
servizi e delle procedure telematiche, uffici unici, autocertificazione, in un
sistema di regole in cui il dirigente pubblico sia garante e dove la Pubblica
Amministrazione sia vissuta come un partner collaborativo per il cittadino e non
come una controparte arcigna e burocratica.
Il cambiamento deve riguardare anche funzione pubblica, scuola e università: in
assenza di un numero di grandi imprese capaci di fare massa critica in settori
cruciali quali la ricerca, l’innovazione e l’internazionalizzazione, occorrono
amministrazioni pubbliche e università innovative.
Va promossa, inoltre, una cultura dei risultati e della valutazione. Ci vuole
trasparenza, soprattutto, e ciò vale anche per le risorse pubbliche: gli
italiani hanno diritto di sapere nel dettaglio in che modo vengono spese le
imposte che pagano.
13. L’assetto federalista dello Stato è l’occasione per realizzare un
governo più prossimo ai cittadini, semplificato, rappresentativo delle comunità.
Riunire l’Italia nelle cose essenziali, dare spazio ai territori, per
valorizzare diversità, energie, risorse. Una sfida che può essere virtuosa anche
per il riscatto del Mezzogiorno, dove l’afflusso di denaro pubblico
indiscriminato, a pioggia e non selettivo, produce paralisi e corruzione, mentre
una nuova forte politica di investimenti mirati, finalizzati nei settori
innovativi e trainanti può rimettere in moto talenti e risorse, rilanciare uno
sviluppo civile e sociale.
Il PD deve conoscere il territorio meridionale nelle sue eccellenze produttive e
deve consentire investimenti e crescita. Sino a quando la legalità non sarà
ristabilita nella totalità dei territori meridionali sottraendoli al controllo
della criminalità organizzata, nessuno sviluppo potrà mai aver luogo: il PD deve
ambire a costituire un simbolo di lotta alla mafia, senza se e senza ma.
Per scongiurare una secessione strisciante, per far rinascere il Paese, occorre
un nuovo patto che unisca le forze migliori del Mezzogiorno con quelle più
lungimiranti del Nord.
E al Nord come al Sud, il cittadino deve poter contare su un sistema giustizia
che metta la persona al centro, con una magistratura autonoma e indipendente,
processi veloci, mezzi e risorse adeguate.
14. La giustizia penale in Italia non è né equa né funzionale. L’altro
numero di processi conclusi con prescrizione del reato per decorrenza dei
termini e la lentezza insostenibile delle sentenze sono una palese
manifestazione di resa da parte della giustizia e, in ultima analisi, dello
Stato, con effetti negativi per tutti: per il reo e per chi è innocente, per la
vittima come per l’opinione pubblica, per i giudici e per l’organizzazione
amministrativa della giustizia.
Una corretta amministrazione della giustizia penale non è nella severità delle
pene, ma nella certezza della loro applicazione, dopo un processo rapido e che
offra al cittadino tutte le garanzie, formali e sostanziali, di una democrazia
liberale matura e della nostra altissima civiltà giuridica.
15. Le cose dette fino ad ora non sono solo linee possibili per un
governo riformatore.
Alludono anche ad obiettivi e motivazioni più di fondo e di prospettiva. Dopo il
1989 e il dissolversi delle grandi certezze ideologiche, molte persone
disorientate si domandano se esiste ancora una differenza tra noi, i
democratici, e la destra. Rispondiamo con certezza che mai come oggi sentiamo
queste differenze.
Il mondo contemporaneo costringe a scelte nette. La destra, alla paura della
modernità, risponde con la gerarchia e la chiusura identitaria, una risposta che
talvolta funziona elettoralmente. Ma è una risposta umiliante e mutilante. Noi
vogliamo rispondere, nell’epoca delle reti tecnologiche, con reti umane di
comprensione, di reciprocità, di solidarietà. Siamo convinti che la scienza e
l’economia danno grandi possibilità a tutti i nostri contemporanei: si tratta di
saperle utilizzare per la libertà e per la dignità di ogni persona. Per una
pienezza, anche spirituale, della propria vita e di quella del proprio vicino.
Per una politica che riparte dalla persona.
Ognuno, sia ricco o povero, malato o sano, bianco o nero, omosessuale o
eterosessuale, abile o disabile, ha meravigliosi mondi interiori che ha diritto
di vivere in modo libero e completo, alla ricerca di un nuovo umanesimo. Su
alcune questioni, tuttavia, fino ad oggi nel Partito Democratico non abbiamo
avuto il coraggio di sciogliere nodi importanti; non sono questioni marginali
che riguardano pochi, ma hanno a che vedere con la vita di ciascuno di noi, e
delle persone che amiamo. Dobbiamo arrivare a posizioni chiare, il più condivise
possibile, ma nette.
La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la
massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola.
Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere
ragione a priori. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l'umiltà e
l'intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta.
Significa lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro può avere ragione.
Infine laicità significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si è
presa una decisione nell'interesse di tutti, si accetta quella decisione
sentendosi vincolati e sostenendola con onestà.
La vicenda del testamento biologico, in questo senso, è stata esemplare: la
posta in gioco non era solo consegnare una legge laica al Paese, attraverso la
quale ognuno potesse fare una scelta in base alle proprie convinzioni o alla
propria fede, ma affermare il principio secondo cui uno Stato laico deve sempre
proteggere i diritti civili e la libertà di ciascuno.
Non “diritti speciali”, ma diritti uguali per tutti. Questo significa essere
democratici.
Questo significa essere riformatori.
Per rompere, come la storia di oggi ci chiede, visioni egoistiche,
nazionalistiche, meramente quantitative. Dovremo partire da noi stessi, dare
l’esempio. Non vinceremo mai se attaccheremo un po’ di più o un po’ di meno il
nostro avversario politico, ma vinceremo quando sapremo convincere gli italiani
che siamo radicalmente diversi da lui e che le nostre idee sono più utili per
ogni persona e per tutta la comunità. Vinceremo se sapremo, in queste nuove
sfide, unire tradizioni antiche per scioglierle in un mare più ampio che faccia
prendere il largo ad un nuovo pensiero.
SCHEDE TEMATICHE
Note di lettura: il metodo e il percorso
Di seguito le schede tematiche che dettagliano la nostra proposta
politico-programmatica. Si tratta di una proposta aperta e da condividere.
Alla fine del primo momento congressuale, integreremo il nostro progetto con le
idee e i contributi che ci saranno pervenuti, in coerenza con le parole e le
cose da fare che qui sono contenute e in un processo partecipativo e aperto. Una
wiki-mozione: per definire insieme come vorremmo che fosse il Partito
Democratico. E il Paese a cui si rivolge.
Politica ed economia contro la crisi
Regolare e garantire uno sviluppo etico e sostenibile da un punto di vista
ambientale, sociale ed occupazionale.
Promuovere un modello economico-sociale innovativo e credibile, con al centro la
persona, capace di rompere le rendite di posizione e entrare in sintonia con la
vitalità della società: liberalizzazioni, concorrenza, politiche industriali e
una visione che leghi lo sviluppo alle energie rinnovabili, le scienze della
vita e della salute.
Stabilizzare il sistema finanziario, spezzando il legame fra credito e politica,
correggendo gli squilibri economici, annullando l’asimmetria del potere tra
istituzioni finanziarie e cittadini, garantendo accesso, trasparenza e
controllo.
Operare affinché l’Italia si riappropri di una piena coscienza del proprio ruolo
di grande paese industriale, delle eccellenze che esprime e dell'importanza del
Made in Italy.
Perseguire la crescita della produttività agricola e la salvaguardia della
redditività e delle produzioni. Promuovere i prodotti a Denominazione di Origine
Protetta (DOP) e ad Indicazione Geografica Protetta (IGP) e difendere in modo
più aggressivo la produzione nazionale dai crescenti fenomeni di contraffazione.
Rispondere alle difficoltà di imprese e persone non solo reagendo alle emergenze
ma investendo sui tempi lunghi (scuola, università, ricerca, green economy,
grandi investimenti) e in una cornice internazionale.
Un patto tra generazioni per un partito del lavoro
Restituire dignità e valore al lavoro, valorizzando meriti e talenti e
realizzando politiche di piena e buona occupazione, che superino le differenze
tra nord e sud e di genere.
Dare maggiori garanzie ai lavoratori, abbassare i costi contrattuali delle
imprese, fare ricorso alla flessibilità intesa non come precarietà, ma come
possibilità di arricchimento personale e professionale, in un percorso di vita
che consenta tanto l’investimento sulla propria professionalità che la garanzia
di una protezione nei momenti di debolezza e di rischio.
Affermare il principio della flexsecurity: salario minimo, garanzie di reddito
per chi perde il lavoro.
Istituire un contratto individuale di lavoro unico, a tempo indeterminato (salvo
specifiche eccezioni, legate per esempio alla stagionalità di taluni mestieri),
con salario minimo garantito e garanzie di reddito a protezione delle fasi di
disoccupazione tra un contratto e l’altro.
Riorganizzare il welfare: innalzamento dell’età pensionabile, revisione dei
meccanismi di selezione delle agenzie di formazione e reinserimento,
eliminazione degli sprechi.
Trasformare la formazione continua – la cui erogazione va incentivata e
supportata attraverso specifiche agevolazioni – in vero e proprio diritto della
persona e del lavoratore.
Destinare il risparmio generato dall’innalzamento dell’età pensionabile per le
donne imposto dall’Unione Europea ad interventi che ci aiutino a sostenere il
percorso delle donne verso la parità con gli uomini nel lavoro: sgravi fiscali,
telelavoro, part-time verticale, ingressi flessibili, job sarin. Introdurre il
congedo dopo parto diviso obbligatoriamente alla pari tra il padre e la madre.
Congedi parentali per i nonni.
Costruire un mondo del lavoro più aperto e meno corporativo, agevolare l’accesso
alle professioni, migliorando la competitività e la trasparenza delle tariffe,
riformando il funzionamento degli ordini professionali.
Rigore ed equilibrio, il nostro fisco
Usare la leva fiscale, oltre che per reperire le risorse finanziarie, per
sollecitare gli operatori economici ad adottare comportamenti virtuosi, corretti
ed etici.
Revisionare la tassazione delle rendite finanziarie, eventualmente
riequilibrando quest’intervento con una diminuzione della tassazione sulle
rendite da beni immobili e determinando così un uniforme carico fiscale su tutti
i proventi da capitale.
Dare inizio ad una grande opera di riorganizzazione dell’amministrazione
finanziaria al fine di migliorarne l’efficienza e la pro attività: unificazione
di tutti gli adempimenti in un atto solo, uso sistematico del fisco telematico,
riduzione del divario tra costo del lavoro e retribuzione.
Mettere in atto provvedimenti immediati di carattere fiscale per venire in
soccorso al mondo dell’impresa e delle professioni colpiti significativamente
dalla crisi: revisione degli studi di settore, estensione dell'esigibilità
differita dell'Iva a tutte le fatture, rimodulazione dell'Irap.
Introdurre progressivamente, per rafforzare la lotta all’evasione, il contrasto
di interessi, a partire dalla deducibilità dell’Iva dal reddito imponibile,
riconoscendo al compratore la possibilità di portare in deduzione dalle proprie
imposte una parte crescente del valore del bene materiale o del servizio
acquistato.
Per un’Europa forte
Completare l’Europa, superando la falsa contrapposizione tra rafforzamento
dell’Unione e perdita di sovranità nazionale: l’Europa è l’unico modo per noi
tutti di recuperare peso reale e capacità di azione nello scenario globale.
Rafforzare il senso di comunità europeo, rendendo agili le procedure e chiare le
priorità di azione.
Qualificare democrazia reale e partecipazione su scala continentale: affermare
la centralità del Parlamento europeo, rafforzare l’interazione con le
istituzionali nazionali e locali, avviare nuove forme di consultazione dei
cittadini tramite un referendum europeo sulle grandi scelte politiche e
istituzionali da compiere in Europa.
Adottare nuovi strumenti di governance economico-sociale e finanziaria per
superare l’attuale disequilibrio tra una politica monetaria unificata, politiche
economiche e sociali poco coordinate e supervisione bancaria inefficace.
Promuovere nuove alleanze su grandi priorità comuni per l’Europa: la nuova
“Alleanza Progressista dei Democratici e dei Socialisti” a cui il PD ha dato
vita al Parlamento Europeo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per
costruire un nuovo schieramento progressista e democratico in Europa e una nuova
internazionale democratica, nel mondo.
Città, territori, sviluppo sostenibile e innovazione
Integrare i livelli di governo per rendere l’amministrazione pubblica efficiente
e in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, per ricostruire un
rapporto di collaborazione con le città e i territori d’Italia, con i sindaci e
gli amministratori.
Condividere le decisioni con le amministrazioni locali e con i cittadini: dalla
casa alla scelta del sito di un impianto o del tracciato di un’infrastruttura.
Fondare sulle città, sia metropolitane che medio-piccole, lo sviluppo e
l’occupazione, anche rispetto agli investimenti in energia verde.
Immigrazione: programmazione, regole e integrazione
Favorire l’immigrazione regolare, scoraggiare quella irregolare, contrastare lo
sfruttamento dell’immigrazione.
Attribuire la cittadinanza ai ragazzi stranieri nati in Italia, agli immigrati
di seconda generazione, in applicazione del jus soli, per favorire il senso di
appartenenza alla loro nuova patria.
Combattere e scoraggiare la clandestinità: accordi di riammissione con i paesi
d’origine, sistema premiale per chi collabora a farsi identificare, sanzioni
credibili e certe, lotta a scafisti e trafficanti, contrasto al caporalato.
Destinare i Centri d’identificazione e di espulsione esclusivamente agli
immigrati non identificati o che resistono all’identificazione, in attesa delle
procedure utili ai fini dell’espulsione e per un periodo massimo di 35 giorni.
Proporre una politica degli ingressi comune a tutte le forze progressiste
europee: accordi con i paesi d’origine (e conseguenti investimenti),
programmazione dei flussi, quote d’ingresso per l’inserimento nelle attività
produttive.
Promuovere politiche di accoglienza e di integrazione, che, a partire dalla
scuola, diano fondamento all’idea Costituzionale di cittadinanza “senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione”.
La nuova energia dell'ambiente
Convertire l’Italia allo sviluppo ecologico, dell’economia e della vita
sociale, in particolare di quella cittadina.
Contrastare il nucleare, pur continuando la ricerca, sostenendo un piano
energetico nazionale che punti su efficienza energetica (anche attraverso
incentivi e disincentivi fiscali per quanto riguarda i processi produttivi), un
mix di energie rinnovabili e mobilità sostenibile.
Rafforzare gli incentivi per la riduzione di emissioni inquinanti (all'insegna
del “cap and trade”), adottare la carbon tax, ridurre l’Iva sui prodotti
ecologici, tassare le auto maggiormente inquinanti.
Promuovere un consorzio energetico solare tra i paesi del Mediterraneo, così da
creare un nuovo rilevantissimo giacimento energetico rinnovabile.
Investire sulle nuove tecnologie: eolico d’alta quota, solare a concentrazione,
produzione di energia dagli scarti dell’agricoltura (biomasse), energia
geotermica di terza generazione.
Darci un ordine di priorità nel trattare i nostri rifiuti: prima riusare, poi
riciclare, quindi trattare con tecniche innovative al fine di ridurre al massimo
la parte residua da incenerire, costruendo un avvicinamento graduale
all’obiettivo “rifiuti zero”.
Istituire una legge sul regime dei suoli che imponga ai Comuni una contabilità
degli usi dei suoli e che sganci la fiscalità locale dal consumo del territorio,
trasferendo gli interventi edilizi verso le ristrutturazioni e degli adeguamenti
energetico-ambientali degli edifici già esistenti.
Promuovere un sistema degli appalti verdi in tutte le forniture della Pubblica
Amministrazione e un piano scuola nazionale, per mettere in sicurezza le nostre
scuole, per promuovere tra i giovanissimi la cultura della sostenibilità e dare
impulso all’edilizia di qualità.
Orientare in modo diverso la nostra mobilità, dalla gomma al ferro, e promuovere
l’intermodalità.
Spostare verso le città il livello delle strategie di contrasto dei cambiamenti
climatici, di riduzione dell’inquinamento e di razionalizzazione dei processi di
produzione e consumo di energia: verso le città e verso i comportamenti di
individui e famiglie che con le loro azioni contribuiscono in maniera sempre più
significante ai bilanci energetici e ambientali.
La salute di tutti
Rimettere al centro del sistema sanitario la persona, che deve poter
influire sulle decisioni prese a tutti i livelli e che deve essere protagonista
di politiche di prevenzione e promozione di stili di vita corretti.
Riequilibrare e riqualificare la rete dei servizi di assistenza ospedaliera ed
extraospedaliera: poli di alta specializzazione, centri di eccellenza,
riconversione degli ospedali minori, assistenza fornita da strutture
territoriali.
Riorganizzare il lavoro dei medici di famiglia in cooperative o studi associati,
in modo da assicurare l’assistenza di base e il primo soccorso.
Rilanciare gli investimenti nei settori dell’edilizia sanitaria, delle
tecnologie diagnostiche e terapeutiche e di quelle informatiche e telematiche.
Assicurare la sostenibilità economica del sistema e della ricerca biomedica, con
un federalismo sanitario che garantisca le Regioni più deboli, integrando le
programmazioni nazionale e regionali e garantendo l’omogeneità nazionale e i
livelli essenziali di assistenza.
Integrare virtuosamente pubblico e privato, in particolare quello che fa
riferimento al non profit e al volontariato: pubblico e privato devono avere
pari dignità, assolvere agli stessi compiti nell’interesse dei malati, seguire
le stesse regole ed essere sottoposti ai medesimi controlli e verifiche.
Creare, attraverso un’agenzia indipendente, un sistema di valutazione dei
trattamenti sanitari e di riconoscimento del merito degli operatori, basato non
solo sulla produttività ma incentrato sull'efficienza e la qualità delle cure.
Ridefinire i criteri di selezione degli amministratori e dei professionisti ai
quali affidare un ruolo direttivo nelle strutture sanitarie: l'abitudine delle
segnalazioni politiche va sostituita con regole trasparenti e non aggirabili.
Riaffermare il principio di garanzia della dignità della persona durante tutte
le fasi della vita, incluse quelle terminali, con il rispetto del diritto
all’autodeterminazione in materia di cure mediche.
Certi, garantiti e sicuri: la giustizia e noi
Mettere il cittadino al centro della giurisdizione: magistratura autonoma e
indipendente, risposta del servizio-giustizia tempestiva e chiara, sistema
dotato di mezzi e risorse adeguate.
Eliminare le sedi giudiziarie non funzionali e antieconomiche, introdurre
meccanismi di valutazione per il personale e inserire dirigenti con formazione
ed esperienza manageriale.
Garantire non severità, ma certezza delle pene con processi rapidi e garantisti.
Potenziare l’efficacia investigativa della magistratura requirente e dei Corpi
di Polizia giudiziaria.
Riportare ad eguaglianza il rapporto fra cittadino e Pubblica Amministrazione:
la storicamente ineguale condizione dei privati rispetto alla Pubblica
Amministrazione porta a una forma affievolita di diritto, contraddittoria
rispetto a una concezione di giustizia come servizio pubblico.
Realizzare, a proposito della distinzione fra Pubblico Ministero e giudicanti,
la separazione di funzioni, non invece di carriere, per promuovere
un’organizzazione che valorizzi l’unitaria missione istituzionale del “dire
giustizia” nell’interesse dello Stato.
La casa prima di tutto
Rifondare la politica abitativa: riforma del mercato degli affitti, piano
per l’edilizia sociale e rilancio di un programma di rigenerazione urbana delle
periferie.
Modificare la L. 431/98, introducendo canoni di affitto accessibili, con
adeguati incentivi fiscali, e promuovendo agenzie immobiliari sociali pubbliche.
Rilanciare l’edilizia sociale con un nuovo piano per l’edilizia pubblica
ispirato a criteri federalisti, per rispondere ai diversi bisogni espressi da
città metropolitane, piccoli e grandi municipi.
La scuola e la mobilità sociale
Promuovere l’eccellenza e contrastare la dispersione scolastica, con una
scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di
qualità.
Aumentare l’autonomia finanziaria e organizzativa delle scuole, sia per quanto
riguarda la definizione dell’offerta formativa, sia per quel che riguarda il
reclutamento, le carriere e la retribuzione degli insegnanti: autonomia e
valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della
scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte da
loro effettuate.
Stimolare la mobilità sociale restituendo alla scuola una funzione sociale e di
sviluppo dei territori.
L'Italia che ricerca
Riportare la ricerca al centro dell’agenda politica, partendo dall’analisi
delle eccellenze nei diversi settori e identificando ambiti di investimento
specifici.
Aumentare gli stanziamenti, da un punto di vista delle risorse finanziarie e del
loro criterio di assegnazione, ad un livello comparabile a quello dei principali
paesi europei e creare nuovi centri di ricerca.
Adottare criteri di valutazione assegnazione trasparenti ed internazionalmente
riconosciuti, anche con un’agenzia sul modello di simili enti stranieri.
Promuovere gli istituti di ricerca europei e redigere un piano europeo per la
ricerca.
Rilanciare la ricerca universitaria, con finanziamenti erogati sulla base di
valutazione rigorosa della qualità dei singoli atenei in termini di didattica e
ricerca, costruita sull’autonomia degli atenei e capace di promuovere la
mobilità di studenti e ricercatori.
Il paese della cultura
Rifinanziare il Fus (Fondo unico per lo Spettacolo), arginando la crisi di
un settore fondamentale per la vita del paese e garantendo il posto di lavoro
alle nostre maestranze.
Raggiungere un livello minimo di investimenti nella cultura pari all’1% del
bilancio dello Stato e creare un sistema di continuo controllo sui risultati
effettivi dell’iniziativa pubblica.
Promuovere una legge sullo spettacolo dal vivo, riformare quella sul cinema.
Sostenere ricerca e creatività giovanile nella musica e nell’arte.
Aiutare la piccola e media editoria.
Sostenere la cultura con incentivi agli investimenti e iniziative promozionali
di respiro internazionale, agire sulla leva dei prezzi, stimolare l’interesse di
nuovi pubblici e delle aree territoriali ai margini della vita culturale.
Realizzare un grande progetto di marketing dell’Italia, per valorizzare il
nostro potenziale, raggiungere in una legislatura lo stesso numero di presenze
turistiche per abitante della Francia, la stessa percentuale di studenti e
ricercatori stranieri che registra la Spagna.
Liberi e informati
Risolvere il conflitto di interessi.
Garantire un’informazione libera e plurale.
Regolare il mercato televisivo e (soprattutto) le reti: concorrenza (in
particolare per quanto riguarda il mercato pubblicitario), libertà, pluralismo.
Garantire ovunque l’accesso alla rete attraverso la banda larga, possibilmente
gratuito.
Garantire la libertà delle nuove forme di espressione in rete.
Ridurre drasticamente il costo di accesso, trasmissione, ricezione, elaborazione
di informazioni.
Differenziare la RAI in maniera netta rispetto alla televisione commerciale
perseguendo un modello di business che sia alternativo a quello esclusivamente
fondato sulla raccolta pubblicitaria: due reti (una nazionale e una locale),
garanzia di equilibrio nella rappresentazione dell’offerta politica esistente e
nuova, Rai sottratta al dominio delle maggioranze e della politica.
Standard europei per laicità e diritti
Introdurre una norma antidiscriminatoria che preveda una percentuale minima di
genere del 40% nelle Istituzioni e nei Consigli di Amministrazione.
Approvare la legge sul Testamento Biologico.
Approvare una legge sulle unioni civili, sull’esempio delle civil partnership
britanniche.
Approvare una legge sull’omofobia.
Consentire a singole persone di essere valutati al fine dell'adozione con il
rigore che la legge già oggi richiede alle coppie.
Tra Nord e Sud
Riprendere e portare a termine il processo di decentramento, per motivi di
efficienza economica e di trasparenza politica: maggiore capacità di
rappresentanza degli interessi locali, maggiore responsabilizzazione dei
politici locali, maggiore possibilità di scelta per gli operatori, maggiore
crescita economica.
Distribuire equamente le risorse tra Sud e Nord.
Contrastare la corruzione, il malcostume politico e amministrativo, promuovere
uno sviluppo civile e sociale che, nel Sud, parta dalla liberazione dalla
criminalità organizzata.
Investire nel capitale umano, nelle realtà produttive di eccellenza, nel
recupero del territorio, nelle infrastrutture per il Mezzogiorno.
Costruire politiche regionali di rilancio pensate in termini di sistema,
coinvolgendo università, amministrazioni locali, con lo scopo di creare un
tessuto economico e sociale che possa resistere nel tempo e attrarre capitali e
turisti.
Promuovere un patto collettivo nazionale che unisca le forze migliori del
Mezzogiorno con quelle più lungimiranti del Nord, nell’idea di un nuovo
patriottismo, perché il federalismo richiede un più alto livello di cultura
politica, un accresciuto impegno civile di amministrati e amministratori.
Una nuova politica, una nuova amministrazione
Riformare la legge elettorale in senso maggioritario e uninominale.
Superare il bicameralismo perfetto, trasformando il Senato in Camera delle
Regioni.
Ridurre il numero di parlamentari ed eletti a tutti i livelli e semplificare il
sistema delle autonomie locali, per ridurre i costi della politica e
dell’amministrazione.
Promuovere un nuovo e più deciso assetto federale, con maggiore distribuzione di
risorse ai comuni, rafforzamento della “premialità” per gli enti virtuosi, la
responsabilizzazione delle sedi politiche locali.
Sfruttare le economie dell’integrazione territoriale, favorendo la cooperazione
fra comuni su un’ampia gamma di politiche locali – ambientali, sociali,
economiche, culturali, infrastrutturali – con l’obiettivo di fare del territorio
metropolitano uno spazio delle opportunità sempre più ricco e a disposizione dei
cittadini.
Innovare la pubblica amministrazione: servizi telematici, uffici unici,
autocertificazione, sistema di regole in cui il dirigente pubblico sia garante.
Promuovere una cultura dei risultati e della valutazione, cominciando dal
programmare selezioni uniche per l’accesso alla PA che premino i più meritevoli.
Introdurre forme di remunerazione a risultato per gli operatori – pubblici o
privati – titolari di politiche pubbliche.
Creare un motore di ricerca dedicato ai servizi e alle Pubbliche
Amministrazioni, che permetta di conoscere anche online ogni sovvenzione,
commessa e finanziamento pubblico dai diversi livelli di Governo.
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