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Ecco l'articolo di Vittorio Feltri, direttore de
il Giornale (proprietà della famiglia Berlusconi) che ha fatto gridare allo
scandalo i sepolcri imbiancati a destra come a sinistra perché un giornalista
pensa con la sua testa.
Se un giornalista non può scrivere in un
contrasto di idee avverso a un leader politico ci dobbiamo chiedere a che cosa
serva il giornalista; a fare l'impiegato passa veline? come già in tantissimi
fanno (e da decenni!) soprattutto nei blasonati giornali di sinistra pullulanti
di intellettuali pressapochisti?
In questo suo articolo di fondo, Feltri non ha
fatto altro che dare voce ai sentimenti dei lettori del suo giornale espressi da
tempo in centinaia di email e lettere.
(upiv)
Dove vuole arrivare il "compagno" Fini
di Vittorio Feltri
Tratto Da il Giornale di lunedì 7 settembre
Caro presidente Fini,
sono abituato agli attacchi personali di giornalisti e politici e non mi sono
offeso dei tuoi nella circostanza dell’affaire Boffo. Hai definito i nostri
servizi in proposito esercizi di killeraggio, qualcosa di vergognoso, un esempio
di giornalismo da bandire; le stesse accuse rivolteci dalle voci e dalle penne
di sinistra non più intinte nell'inchiostro rosso, bensì nell’acqua santa; voci
e penne che fino ad alcuni mesi orsono erano impegnate a criticare la Chiesa, il
Papa, i vescovi, i parroci e anche i sacristi colpevoli di ingerire negli affari
interni dello Stato italiano.
Poiché anche tu, come me, sei avvezzo agli attacchi (per lustri ti hanno dato
del fascista, a te e perfino a Tatarella, giudicato indegno di sedere al governo
perché missino), accetterai quanto sto per dirti con spirito sportivo.
Specialmente adesso, che sei amato più dall’opposizione che dalla maggioranza,
reputerai civile un dibattito alla luce del sole, addirittura pubblico e con i
crismi della democraticità.
Sulla vicenda Boffo ti sei comportato, tu, e non il Giornale, in modo
vergognoso. Hai espresso un'opinione dura verso di me senza conoscere, nella
migliore delle ipotesi, i fatti. Se li avessi conosciuti saresti stato prudente.
Invece hai sparato per il piacere di sparare o per convenienza, che è anche
peggio. Ti sei accodato agli intelligentoni del Pd e ai cronisti mondani di la
Repubblica nella speranza di fornire un’altra prova che hai le carte in regola
per entrare nel club dei progressisti.
Non c’è altra spiegazione logica al tuo atteggiamento ostile verso un quotidiano
che non ha ficcato il naso sotto le lenzuola ma nelle carte del Tribunale,
divulgando un decreto di condanna e non le confessioni di una puttana come ha
fatto la Repubblica con il tuo tacito consenso, visto che non risulta tu l'abbia
biasimata per la campagna trimestrale, contro il leader del tuo partito,
condotta esclusivamente sulla scorta di chiacchiere da postribolo.
Prima di unirti al coro invocante la mia crocefissione in piazza, dato che non
sei ancora il segretario del Pd, bensì il presidente della Camera, avresti
dovuto informarti. Bastava una telefonata a me, e non sarebbe stata la prima; se
non altro, ascoltando l'altra campana, ti saresti chiarito le idee e le tue
dichiarazioni sarebbero state più caute. Non ti è neanche passato per la mente
che un conto sono i pettegolezzi e un altro i reati. Obietterai. Ma tu hai dato
dell'omosessuale al direttore dell'Avvenire. Ti rispondo, caro Fini:
l'omosessualità non è un reato; e neppure un peccato, per me non cattolico.
Piuttosto tu, amico mio, un paio di anni orsono ti lasciasti sfuggire una frase
infelice e memorabile: "Un maestro elementare non può essere gay". Con ciò dando
per assodato che un gay sia anche pedofilo.
Converrai, di questo dovresti vergognarti.
Poiché l'omosessualità non è in contrasto con la legge, non mi sarei mai sognato
di rimproverarla a Boffo. E in effetti gli ho solo "ricordato" le molestie a
sfondo sessuale a causa delle quali è stato condannato dalla giustizia
ordinaria, e non da me. Il Giornale si è limitato a riferire un episodio, ciò
rientra nel diritto di cronaca (ho scritto cronaca, non gossip).
Prendo atto che in un biennio hai cambiato posizione sui gay e non li consideri
più - era ora - immeritevoli di stare in cattedra. Però un'altra volta avvisaci
prima delle tue virate, altrimenti ci cogli impreparati. A proposito di virate.
Sei ancora di destra o da quella parte ti sei fatto superare da Berlusconi? Non
è una domanda provocatoria. Nasce piuttosto da una costatazione. Sulla questione
degli immigrati, parli come un vescovo. Sul testamento biologico parli invece
come Marino, quello della cresta sulle note spese dell'Università da cui è stato
licenziato.
Intendiamoci, su questo secondo punto, molti sono d'accordo con te perfino nel
Pdl, me compreso. Ma sul primo, scusa, è difficile seguirti. Tempo fa con Bossi
firmasti una legge, che porta i vostri nomi, per regolamentare gli ingressi
degli extracomunitari. La quale legge, nella pratica, si è rivelata
insufficiente per una serie di lacune organizzative e burocratiche su cui
sorvolo per brevità. Era ovvio che il governo di centrodestra, non appena
insediato, correggesse e integrasse quelle norme introducendo il reato di
clandestinità e, grazie alla collaborazione della vituperata Libia, i
respingimenti, che non riguardano gli aventi diritto all'asilo politico, ma chi
viene qui convinto che l'Italia sia un gruviera in cui ogni topo, delinquenti
inclusi, ottiene ospitalità e impunità.
A te la nuova disciplina, benché indispensabile, non va a genio. E vai in giro a
dire che è una schifezza, e immagino, tu punti a farla cancellare. Affermi che
occorre essere più umani. Edificante. Ma come si fa? Ci teniamo tutti gli
immigrati incentivando altri arrivi in massa? E dove li mettiamo? Case,
ospedali, scuole, servizi e posti di lavoro: provvedi tu a crearli? Con quali
soldi? Buono chiunque a essere umano scaricando sulla collettività - in bolletta
- ogni onere. Perché viceversa non ti dai da fare per persuadere l'Europa, che
ci fa le pulci, a condividere con noi il problema e a pagare le spese della
soluzione? Per esempio con la spartizione, fra i vari Paesi membri della Ue,
degli immigrati che approdano alle nostre coste?
A te non premono soluzioni alternative, sennò faresti proposte anziché lanciare
critiche alla tua stessa maggioranza. Ti sta a cuore la simpatia della sinistra,
che non sai più come garantirti. Il motivo si può intuire; se sbaglio
correggimi. Miri al Quirinale perché hai verificato che la successione a
Berlusconi avverrà con una gara cui è iscritta una folla. Fare il ministro non
ti va; hai già dato. Fare l'uomo di partito, figurarsi; anche qui hai già dato.
Continuare ad occupare la presidenza della Camera? Che barba. E allora rimane il
Colle, lì a due passi da Montecitorio.
Per arrivarci servono molti voti, ma non ne hai abbastanza nel Pdl. È necessario
raccattarne a sinistra, alla quale, dunque, fai l'occhiolino nell'illusione di
sedurla. Oddio. L'hai sì conquistata; lo si è potuto vedere alla Festa dell'ex
Unità dove sei stato salutato quale novello Berlinguer. Ma la sinistra ti usa
perché le fai comodo; sei il suo tassì. Al momento di eleggere il presidente
della Repubblica (la prossima legislatura) ai progressisti sarà passata la
cotta. E da loro non beccherai un voto.
Consiglio non richiesto: rientra nei ranghi. Torna a destra per recitare una
parte in cui sei più credibile; non rischierai più di essere ridicolo come lo
sei stato spesso negli ultimi tempi.
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