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Politica - Articoli 2009 |
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La legge non protegge minimamente gli operatori
dell’informazione, prevedendone anche l’arresto e l’incarcerazione per il reato
28.07.09 - Libertà di stampa in Marocco: il bilancio di un decennio. Il 23 luglio 1999 salì sul trono del Marocco Mohammed VI, succedendo a suo padre Hassan. L’ascesa del nuovo re portò promesse di modernizzazione e l’idea di poter intraprendere, seppure lentamente, la strada della democratizzazione. Dieci anni dopo Reporters sans frontières fa un bilancio della situazione. In questi anni, il re e il suo governo hanno dato segnali da considerarsi quanto meno incostanti, in un equilibrio, perenne e precario, tra desideri di apertura e paura delle conseguenze. Rispetto al 1999, comunque, oggi in Marocco si gode di una maggiore libertà di stampa. È cresciuto il numero delle emittenti radiofoniche e televisive, almeno un paio di testate a stampa, quali “Tel Quel” e “Le Journal hebdomadaire”, possono dirsi indipendenti e argomenti come la monarchia, il governo, l’Islam, la sessualità e la regione occidentale del Sahara non sono più dei tabù. C’è però ancora molto da fare e si è davvero lontani da un reale rispetto della libertà di stampa. Il numero di emittenti, ad esempio, è cresciuto, ma le licenze approvate sono molte meno rispetto alle richieste. Le ultime concessioni risalgono a febbraio del 2009, quando hanno ottenuto il permesso 4 nuove stazioni radio e nessuna televisiva, a fronte di ben 23 domande. Ai quotidiani “Tel Quel” e “Le Journal hebdomadaire” è concesso un certo margine di libertà perché la diffusione è minima. Solo l’1% della popolazione, infatti, compera riviste e giornali. Infine, alcuni tabù sono effettivamente venuti meno, ma capita ancora oggi che le forze di polizia assaltino giornalisti e confischino loro l’attrezzatura. La legge non protegge minimamente gli operatori dell’informazione, prevedendone anche l’arresto e l’incarcerazione per il reato di diffamazione. La legislazione in merito alla stampa e ai media è variegata e raccolta in un vero e proprio codice, rivisto in chiave piuttosto repressiva nel 2002. Cinque anni più tardi il governo sembrava pronto ad aprire nuovi spiragli e a riprendere il lungo cammino verso una democratizzazione, ma la situazione si è conclusa con un nulla di fatto. “A palazzo – commenta Reporters sans frontières – sarebbe opportuno incominciare a considerare la libertà di stampa come essenziale per il processo di democratizzazione e modernizzazione del Marocco piuttosto che come il vaso di Pandora che minaccia la monarchia”. http://www.adginforma.it
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