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Politica - Articoli 2009 |
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A "naso piombato" L’indicazione di voto che ci permettiamo di dare ai nostri lettori per questa tornata elettorale delle europee, ci riporta al grande Montanelli quando disse, nel 1976 (allora Il Giornale Nuovo non era nelle mani di Berlusconi): “Turiamoci il naso e votiamo DC". Ebbene parafrasando Montanelli (frase originalmente detta da Gaetano Salvemini, alla vigilia delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, come affermato dallo stesso Montanelli) e aggiornando il tutto a oggi, diciamo: "Turiamoci il naso e votiamo PD". Qualche maestro di retorica ci può accusare di ipocrisia. Non ci interessa. Non è possibile votare il mago, specialista del lamento che ci tortura di giorno e di notte attraverso radio, tv e giornali di sua proprietà e attraverso le reti di Stato in quanto presidente del Consiglio, con il trito e ritrito ritornello: “i giudici sono tutti comunisti, Sentenza già scritta. Sono spalleggiati dal giornale nemico (leggi Repubblica dell’ing. Benedetti). Però ... più mi attaccano più mi ricarico”. Perfetto. Come in uno spot pubblicitario dei telefonini. è questa concezione del potere politico condita in salsa sud americana e reality alla matriciana che ci inquieta. Ogni settimana oltre ai nostri problemi quotidiani ci dobbiamo assorbire anche quelli di "papi". E la telenovela dura ormai da 15 anni, secchi secchi. Nel corso della recente storia italica abbiamo già dato. I nostri padri e/o nonni hanno già pagato dazio e sangue ad un altro mago della retorica, che riempiva pure lui le piazze di cittadini acclamanti.
Votare Pd purtroppo è una scelta piccola - piccola.
A parte l’onesto e forte Franceschini, dietro di lui c'è il deserto. Ogni tanto
ci sono gli accampamenti. Ma sono popolati dai soliti perdenti:
Letta, Bersani, Turco, Bindi, Fassino, Fioroni, Gentiloni, Melandri, Ranieri,
Realacci, Rutelli, Veltroni, ecc.. Anche Brancaleone da Norcia li avrebbe
scartati dalla sua scalcinata “armata”. Referendum.
Voteremo no. Tra i due mali, scegliamo, il minore,
ossia l'attuale pessimo sistema elettorale. Abbiamo la sensazione netta e
sputata che se vincessero i sì, ci ritroveremmo sul groppone il mago con i
pieni poteri e la sua rispettabile famiglia per i prossimi cinquant’anni.
Francamente troppo. Quando fu concepito il referendum, lo scenario politico era
completamente diverso. A quel tempo, è passato solo qualche anno, la proposta
era attesa. Si cercava di andare a tutti i costi verso una politica bipolare,
una netta semplificazione del sistema politico. Allora però nessuno immaginava
che lo schieramento politico italiano di li a pochi mesi sarebbe stato
caratterizzato da uno scalcinato ex grande partito, il PD e da una grande
famiglia di partiti (il PDL) che respira con il mago al quale andrebbero tutti i
vantaggi del 51% essendo il partito più forte anche se con il solo 30 per cento
dei voti. Fini e Bossi, da quel momento in poi, non conterebbero più niente.
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