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La lista ha raccolto 505 voti, classificandosi al sesto posto, ad un passo
dal Senato accademico

Padova. Organi universitari: i dottorandi
vogliono essere presenti per decidere


19.03.09 - La sede padovana dell’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani – ha appoggiato la formazione di una lista composta esclusivamente di dottorandi durante le elezioni studentesche, per rivendicare il diritto dei dottorandi a essere rappresentati negli organi accademici e per cercare di ottenere un rappresentante in Senato Accademico nell’Università di Padova.

    

Ida Ros

«La lista ha raccolto 505 voti, classificandosi al sesto posto, per cui a un passo dal Senato accademico, in cui sono presenti cinque rappresentanti degli studenti»  commenta Ida Ros, presidente ADI - Padova. E subito dopo: «Si tratta di un ottimo risultato: i dottorandi sono in numero inferiore rispetto agli studenti per cui è di fatto difficile essere concorrenziali contando esclusivamente sul voto di altri dottorandi. Il risultato esprime soprattutto l’esigenza di rappresentanza che i dottorandi avvertono, dato che hanno problemi e bisogni differenti, legati alla loro condizione di giovani ricercatori in formazione».

Francesco Mauriello, presidente ADI, da parte sua commenta:
«Se si fa eccezione per i consigli di dipartimento e nel CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Università), ai dottorandi non è riconosciuta alcuna partecipazione nei luoghi decisionali, consultivi e di informazione. L’ADI sostiene da tempo la necessità di riconoscere il diritto di rappresentanza ai dottorandi, allo scopo di dare voce ai loro interessi e di contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione. Processo che sarebbe per altro in linea con quanto previsto dalla stessa Carta Europea dei Ricercatori».


Giovanni Ricco, Segretario ADI, così conclude: 
«I dottorandi devono godere del diritto all’elettorato attivo e passivo, distinto da quello studentesco, così come avviene già in alcuni atenei (Politecnico Torino, Università dell’Aquila e Università di Trento, ad esempio). Questi diritti non possono in alcun modo essere lasciati all’autonomia degli atenei o degli enti di ricerca: per questo ci auguriamo che il ministro colga il segnale proveniente da Padova e che questi temi vengano inseriti nel dibattito sulle imminenti riforme che riguardano il dottorato di Ricerca e il sistema di governance delle Università».

 


 
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Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258  -  7  marzo 1997