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16.03.09 Nel sito www.civicum.it è possibile trovare le tabelle, i grafici e le slides della ricerca edizione 2009 dell’Ufficio Studi di Mediobanca sui bilanci delle società controllate dai sei maggiori comuni italiani (Bologna, Brescia, Milano, Napoli, Roma e Torino), presentato il 4 marzo 2009 a Milano. Ecco una selezione condensata dei dati più significativi. Galassia di 338 società. Lo studio copre le maggiori fra le società controllate dai sei comuni: si tratta complessivamente, tra partecipazioni dirette ed indirette, di 338 società (218 delle quali facenti capo gruppi quotati in Borsa), così suddivise: 85 a Milano (gruppo più numeroso), 80 a Roma, 60 a Torino, 51 a Bologna, 41 a Brescia, 21 a Napoli. Partecipazioni di minoranza. Ma la presenza dei comuni è ancora più tentacolare e comprende anche partecipazioni di minoranza: si tratta di ulteriori 65 partecipazioni (che portano il totale a 403) ed il giardinetto più nutrito è quello di Torino (22) seguito da Brescia (14), Bologna (9), Milano e Roma (8) e Napoli (4). Solo Napoli non ha “quotate”. La struttura dei gruppi comunali è fortemente condizionata dalle società quotate (energetiche, presenti ovunque tranne che a Napoli); ogni gruppo quotato consta mediamente di 45 imprese (compresa la holding), ogni gruppo non quotate di due sole società (compresa la capogruppo). Brescia “controlla” solo al 33%. La “presa” dei comuni sulle proprie partecipate ha diversa intensità; quello di Napoli ha mediamente il 77% del capitale delle partecipate (suddiviso tra l’82% delle controllate ed il 13% di quelle di minoranza), seguito da Torino con il 59% (73% e 4% rispettivamente); Roma controlla in modo più intenso di Milano (44% contro 41%) che ha diluito il proprio controllo con l’operazione A2A; molto lasco il controllo di Brescia (33%) e Bologna (solo 19%). Colosso da 18,6 mld fatturati e 77.306 dipendenti. Se le attività dei sei comuni fossero rappresentate da una holding unica, si configurerebbe a fine 2007 il sesto gruppo industriale italiano per fatturato (18,6 miliardi, più grande della Finmeccanica) ed il quarto per dipendenti (77.306, più dell’ENEL). è l’energia il business dei Comuni. A fine 2007 Letizia Moratti, attraverso le imprese a controllo comunale, rappresentava l’11° gruppo italiano (9 miliardi di fatturato, più della galassia dei Benetton), Alemanno il 29° (4,1 miliardi di fatturato, più della Barilla), Paroli (Bs) il 67° (2,3 miliardi, più della Ferrero), Chiamparino il 72° (2 miliardi, più della Mondadori); è l’effetto delle imprese energetiche, senza le quali il portafoglio comunale dimagrirebbe clamorosamente: Milano crollerebbe da 9 a 2 miliardi (diventando il 71° gruppo italiano), Roma da 4,1 a 1,6 miliardi (86° gruppo), Torino da 2,3 miliardi a 0,8 (195° posto). Bologna, con 168 milioni sprofonderebbe in 791° posizione, Brescia (con appena 92 milioni di fatturato), “sparirebbe” oltre la milleduecentesima posizione. Milano ha il portafoglio più ricco (2,5 mld). Tenuto conto dei corsi di Borsa di fine 2008 e degli ultimi bilanci disponibili (dicembre 2007), il portafoglio detenuto dai sei comuni è valutabile in 7,5 miliardi di euro circa, 3,5 dei quali rappresentati da quotate, 3,6 da non quotate e 0,4 miliardi rivenienti da partecipazioni di minoranza; il gruzzolo più cospicuo è del comune di Milano (2,5 miliardi), cui segue Roma (1,8 miliardi), Brescia (1,4 miliardi), Torino 810 milioni, Napoli 524 milioni e Bologna con 390 milioni. Effetti della crisi dei mercati. La crisi dei mercati ha svalutato pesantemente anche i portafogli comunali, bruciando, nel solo secondo semestre del 2008, circa 2,4 miliardi di euro; i colpi più pesanti li hanno subiti Brescia e Milano (quasi 900 milioni di euro a testa); Roma si è fermata a 260 milioni circa, Torino a 210, Bologna a 160 circa; se nel giugno 2008 il portafoglio comunale era determinato per oltre il 60% dalle quotate, a fine 2008 il loro peso è equivalente a quello delle non quotate. Rendono le partecipazioni di minoranza? Quanto al portafoglio di minoranza (386 milioni il valore complessivo), le partecipazioni di maggiore valore fanno capo ai comuni di Roma (164 milioni), Milano (102 milioni) e Bologna (51 milioni); si tratta di un investimento di cui sarebbe interessante valutare la funzione, poiché esso non frutta alcun introito finanziario di rilevanza (circa 5 milioni di dividendi sui risultati 2007, ossia poco più dell1% dei valori immobilizzati). Possibile realizzare 1,5 mld mantenendo il controllo. I comuni possono valutare di dismettere parte del proprio portafoglio, ad esempio portando le proprie partecipazioni al 51% ove superiori; cedrebbero azioni per un valore di libro pari a circa 1,5 miliardi di euro, e l’ipotetico maggiore incasso sarebbe quello del comune di Milano (620 milioni), seguito da Roma (300 milioni), Torino (240 milioni) e Napoli (200 milioni); ma se “osassero” maggiormente, rinunciando al controllo di diritto, le somme sarebbero ancora più invitanti: cedendo fino la 40% potrebbero introitare due miliardi di euro (770 milioni Milano, 480 Roma, 320 Torino, 260 Napoli), scendendo al 30% si arriverebbe ad un totale di 2,5 miliardi (900 milioni a Milano, 650 a Roma, 400 a Torino e 310 a Napoli). In 5 anni Milano ha guadagnato, Roma ha perso. Nel quinquennio 2003-2007 le società del comune di Milano hanno realizzato utili cumulati pari a 1,6 miliardi, quelle di Brescia a 893 milioni, 191 milioni a Torino, 74 e 74 a Bologna. In perdita cumulata hanno invece chiuso sia Roma (-39 milioni) che Napoli (-225); ma ove si escludano le società energetiche i risultati sono assai meno lusinghieri: 281 milioni è l’utile di Milano (182 dei quali da ascrivere alla SEA che è il solo gestore aeroportuale a integrale controllo comunale), 15 milioni quello di Torino (13 dei quali relativi alla aeroportuale Sagat, di cui ha la maggioranza relativa), sostanziali pareggi Brescia (-2 milioni) e Bologna (+ 5 milioni) , in profondo rosso Napoli (-225 milioni) e soprattutto Roma (-643 milioni) senza la foglia di fico della Acea. Ecco le maggiori “voragini”. Venendo alle singole società, le maggiori “voragini” nel quinquennio sono quelle di ATAC a Roma (Tpl, 583 milioni), CTP di Napoli (Tpl, 175 milioni, di cui metà di competenza del comune di Napoli), Asia di Napoli (igiene ambientale, 68 milioni), AMA di Roma (igiene ambientale, 45 milioni), Bagnoli Futura di Napoli (immobiliare, 41 milioni) ed ANM di Napoli (Tpl, 25 milioni); la somma delle perdite cumulate all’interno dei sei comuni fa emergere questi deficit complessivi (altrimenti “nascosti” dai buoni risultati delle energetiche): Roma 657 milioni, Napoli 325 milioni, Torino 15 milioni, Milano 12 milioni, Brescia sei milioni, Bologna 1,5 milioni; il totale porta a circa 930 milioni di euro nel quinquennio. Nel quinquennio 6,5 mld di sostegno pubblico. Merita ricordare che nello stesso periodo, oltre al ripiano delle perdite richiamate, gli enti pubblici hanno iniettato denaro pubblico sotto forma di sussidi e contributi, in particolare nel Trasporto Pubblico Locale (TPL); il totale 2003-2007 ammonta a 6,5 miliardi, assorbiti nella misura maggiore dalla città di Roma (2,4 miliardi che non le hanno impedito di saldare a 643 milioni di perdita), Milano (1,5 miliardi) e Napoli (1,1 miliardi, anch’essi incapaci di evitare perdite per 225 milioni). Bruciati a Roma 3 mld e a Napoli 1,3. Nel settore del Tpl in particolare, tra contributi e perdite d’esercizio, a Roma sono andati bruciati circa 3 miliardi, a Napoli 1,3 miliardi. A ogni bresciano +2.093 euro, per ogni napoletano -366. Misurando la ricaduta per ogni abitante come saldo tra quanto gli ritorna in termini di dividendi ed investimenti, e quanto gli viene idealmente “sottratto” in termini di sussidi e contributi versati alle imprese, il cittadino con il saldo migliore è quello di Brescia (2.093 euro), seguito da Torino (83) e Milano (34); presentano invece saldi negativi Bologna (-11 euro), Roma (-50 euro) e soprattutto Napoli (-366); il “prezzo” che il cittadino paga dovrebbe consentirgli di acquistare servizi di qualità: purtroppo questo non accade proprio laddove gli squilibri finanziari sono maggiori: lo scoring ai servizi comunali segnala i livelli meno soddisfacenti a Roma e Napoli. La crisi ha colpito i più ricchi. Il cittadino più ricco, in base al valore delle partecipate dl suo comune, è quello bresciano (7.230 euro), seguito da quello milanese (2.630), bolognese (1.472 euro), torinese (1.224), romano (769) e napoletano (539 euro); la crisi ha impoverito i cittadini: da luglio 2008, quello bresciano ha visto bruciarsi 4.643 euro del proprio portafoglio (-40%), quello milanese 678 euro (-26%), quello bolognese 424 euro (-29%), quello torinese 332 (-27%) e quello romano 94 euro (-12%). 523 poltrone nei cda. Il computo delle “poltrone” facenti capo ad un più ampio aggregato di 66 imprese a controllo comunale porta a contare 523 posti tra amministratori e sindaci, ossia in media 7,9 posti per società; le società quotate portano soldi ai comuni, ma hanno anche governance complesse: i board più numerosi sono a Brescia (10,9 persone in media) e Milano (9,5) portato del duale in A2A; gli altri comuni sono più “snelli” con medie pari a 8 componenti per Napoli, 7,8 per Roma, 7,7 per Bologna e 7,6 per Torino. Chiamparino e Iervolino danno più poltrone. Ma ciò che interessa i comuni sono, ovviamente, le nomine dirette: si tratta dell’assegnazione di 279 posti, 224 di pertinenza delle controllate, i restanti 55 relativi alle partecipazioni di minoranza; le nomine nelle controllate sono di maggior “pregio” poiché contengono l’assegnazione di cariche apicali (Presidente, Vice, AD): si trattava nel 2008 di novanta posizioni; Chiamparino è il sindaco che nomina di più (60 posti), seguito dalla Iervolino (55) e da Alemanno (54); un po’ più indietro la Moratti (48), mentre hanno meno lavoro Cofferati (34) e Paroli (28). Le poltrone costano 11,1 mln di euro. Le nomine dirette hanno comportato l’erogazione di compensi per 11,1 milioni di euro: la maggiori “fette” della torta vanno ai board di Milano e Roma (circa 2,5 milioni ognuno); la remunerazione media è pari a 44.800 euro, valore intermedio tra quanto tocca ai posti in controllate (47.400 euro) ed in partecipate di minoranza (29.100 euro). Brescia e Milano pagano meglio. I cachet migliori nelle controllate sono quelli di Brescia (58.500 euro), Milano (55.700) e Roma (51.900); nelle partecipate di minoranza hanno un trattamento di riguardo gli amministratori di Bologna (48.600) seguiti da quelli di Roma (36.500), entrambi al di sopra della media generale (29.100), mentre assai morigerati sono i torinesi (11.800); guardando ai settori, il compenso medio delle energetiche (115.700 euro) è doppio rispetto agli altri settori (54.400 Tpl, 52.200 igiene ambientale); nel Tpl gli amministratori milanesi percepiscono compensi doppi rispetto alla media (112.000 euro), seguiti dai torinesi (72.000 euro); questi sono anche i meglio pagati nell’igiene ambientale (74.000 euro rispetto ai 53.000 di Roma ed ai 45.000 di Milano). Vedi www.civicum.it
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Direttore responsabile Umberto Pivatello Sede Amministrativa - Redazione Heos Editrice Via Muselle, n° 940 37050 Isola Rizza - Verona (Italy) Tel.fax +39 045 69 70 187 - +39 045 958 18 55 mob. +39 339 29 65 817 Email: heos@heos.it Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258 - 7 marzo 1997 |