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I Comuni non hanno procedure di nomine trasparenti, verifica
di efficienza, valutazione di impatto economico

Controllanti più opachi delle loro controllate


di Federico Sassoli De Bianchi - Presidente di Civicum

05.03.09 - Sei per cinque trenta ? No 338. E’ questa la logica dell’economia Comunale. E’ questo il numero di società che fanno capo ai sei maggiori Comuni italiani e che operano in cinque settori essenziali ; energia, ambiente, acqua, trasporti pubblici, aeroporti. Complessivamente i Sindaci hanno a disposizione 279 nomine per società che hanno un giro d’affari di oltre 17 miliardi di euro, quasi il doppio di quello degli stessi Comuni.

Del capitalismo comunale Civicum , con Mediobanca, è stata tra i primi ad occuparsi cinque anni fa. Ci siamo sforzati di rendere trasparenti i contenuti dei bilanci e di metterli in relazione alla qualità dei servizi resi ai cittadini da queste società. In teoria una società pubblica con risultati peggiori di un’altra potrebbe essere giustificata se offrisse una qualità di servizio migliore. Con Mediobanca abbiamo elaborato un indice sintetico della qualità dei servizi nelle varie città e lo abbiamo confrontato con i risultati economici delle gestioni. Ne è emerso che il servizio migliore lo offrono quelle città che hanno società economicamente più profittevoli. Brescia nel 2007 ha avuto un saldo attivo per abitante di 2.093 € e un punteggio sulla qualità dei servizi di 75. La seconda è Torino con 83 € e 70 punti. Meno bene Milano con 34 € e 62 punti, e Bologna con una perdita per abitante di 10€ ma un punteggio di 71. Male Roma – 50€ e 41 punti. Peggio Napoli con – 366€ e solo 38 punti.

Non vi sono quindi scuse per non perseguire gli esempi delle best practices. La domanda che allora ne consegue è : perché non vengono adottate più rapidamente ? Perché manca la cultura della responsabilità. Chi fa bene non viene premiato, chi fa male sa che alla fine le perdite saranno coperte con i denari di tutti.

Ma siamo sicuri che anche le best practices non siano migliorabili? A seguito dell’analisi che abbiamo recentemente presentato sui conti dei principali Comuni italiani ho parlato con il rappresentante di un Comune virtuoso. Mi ha detto che potrebbe ridurre il personale del 25% e sostituirlo con un decimo di giovani capaci di usare il computer. Ho parlato con due esponenti di due Comuni non virtuosi. Mi hanno detto la stessa cosa ma nel loro caso la percentuale di riduzione possibile è del 50%.

Se questo è il livello di attenzione all’efficienza in quelle che sono in qualche modo le holding, vengono dei dubbi anche su quelle che sono le società da loro controllate. Civicum è convinta che il principale male dell’Italia sia la mancanza di efficienza nella pubblica amministrazione. Chi non la vuole? Chi ne sarebbe danneggiato? Certamente, ma questo è sempre vero, anche in altri paesi più efficienti del nostro. Dove risiede la nostra peculiarità? Nella disattenzione dei cittadini, soprattutto delle classi dirigenti della società civile; nella incapacità di chiedere conto di ciò che sarebbe loro diritto avere. Nella diffusa mancanza di trasparenza di chi amministra beni e servizi pubblici .

Nel caso delle società controllate l’opacità dobbiamo rilevarla soprattutto nei Comuni controllanti. Essi non hanno procedure di nomine trasparenti e che premino la competenza, non hanno spesso neanche la capacità di valutare strategie industriali e l’adeguatezza dei servizi svolti. Quanti sono i Comuni che controllano la rispondenza dei servizi ai requisiti fissati nelle carte dei servizi? E a livello dei bilanci quanti sono i Consigli comunali che comprendono l’impatto dei conti delle controllate sui bilanci del Comune che sono tenuti ad approvare? Manca un bilancio consolidato consuntivo e il bilancio preventivo, che tanto appassiona i consiglieri comunali, non tiene conto della controllate.

E’ tutto senza speranza allora? No. Il Comune di Bologna ci ha chiesto di organizzare un confronto serrato con le sue partecipate e le città che risultano essere migliori di loro, per discutere i dati che emergono dalle nostre ricerche. Il Comune di Reggio Emilia sta lavorando per applicare già da questo aprile un nuovo formato di Bilancio che propone Civicum. Una rondine non fa primavera. Due forse si.

Vedi www.civicum.it



 

 
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Autorizzazione Tribunale di Verona n°1258  -  7  marzo 1997