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Politica - Articoli 2008
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L'Associazione
Italiana per la Ricerca (Air) denuncia che con la mancata 18.04.08 - Con grande enfasi a metà febbraio il ministro dell'Università Mussi ha comunicato con una nota stampa di aver corretto un'importante anomalia della legge Bossi-Fini. Le agenzie ed i quotidiani diedero risalto alla notizia che, con il decreto legislativo 17/2008, i cittadini extracomunitari che desiderano soggiornare in Italia per scopi di ricerca possono entrare in Italia al di fuori delle quote della legge sull'immigrazione. In realtà tale correzione era dovuta: si tratta infatti del recepimento della direttiva europea sull'ammissione di cittadini di paesi terzi ai fini di ricerca scientifica. Purtroppo, ad oggi pare che il decreto 17 sia solo un atto formale e che la volontà sostanziale di recepire la direttiva non esista. Il decreto 17, datato 9 gennaio 2008, stabilisce infatti che il ricercatore straniero per essere ammesso nel nostro paese debba essere selezionato da un istituto di ricerca iscritto nell'apposito elenco tenuto dal Ministero dell'Università e della Ricerca. Tuttavia il ministero non ha inserito gli Atenei statali e gli Enti di Ricerca pubblici nell'elenco. Ad oggi, infatti, 3 mesi dopo la data del decreto, l'elenco non esiste. Non è stato predisposto neppure inserendovi di ufficio le Università e gli Enti di Ricerca pubblici, in attesa che gli Enti privati facciano domanda di accreditamento. Alcuni ricercatori segnalano che il Ministero, interpellato in proposito, si limita a non rispondere o a praticare il continuo re-indirizzamento dei chiamanti tra i suoi molteplici uffici. L'Associazione Italiana per la Ricerca (AIR - www.associazionericerca.it ) denuncia che con la mancata pubblicazione dell'elenco, l'Italia continua a non rispettare la direttiva UE 2005/71/CE, risalente a quasi 3 anni fa. Segnala che l'attuale situazione, con la pubblicazione del decreto 17 e la mancata predisposizione dell'elenco degli enti di ricerca accreditati è indubbiamente peggiore della situazione precedente il decreto, in quanto crea una situazione di indeterminatezza normativa senza limiti temporali. Ricorda che molti gruppi di ricerca italiani, che afferiscono a progetti europei nell'ambito dei quali hanno bandito posizioni vinte da giovani ricercatori stranieri si trovano in condizioni di grave imbarazzo, sia nei confronti dei ricercatori stessi (che non possono iniziare la propria attività in Italia) sia nei confronti delle Istituzioni europee finanziatrici (presso le quali dovranno rendicontare le mancate attività). "La nostra nazione è certamente un grande esportatore di ottimi cervelli, ma questo avviene purtroppo per via delle avvilenti condizioni di lavoro intellettuale esistenti in Italia, sempre più difficili da affrontare per i nostri giovani scienziati", sottolinea il presidente dell'AIR Alessandro Fraleoni Morgera. Aggiunge: "Non solo gli stipendi dei ricercatori italiani sono abbondantemente sotto la media di quelli dei loro colleghi degli altri paesi sviluppati, ma anche i meccanismi di avanzamento di carriera e le pastoie burocratiche sembrano congegnati apposta per complicare la vita e le realizzazioni scientifiche di chi vorrebbe semplicemente contribuire all'innovazione e all'avanzamento della conoscenza nel proprio Paese. E nonostante le belle parole spese da questo o quel governo, ogni anno la situazione è peggiore di quella dell'anno precedente. In questo modo l'Italia si trova sempre più sguarnita delle sue migliori intelligenze, e per giunta nella totale incapacità di attirare talenti stranieri. I problemi normativi connessi al lavoro intellettuale degli stranieri in Italia - conclude Fraleoni Morgera -. possono solo peggiorare ulteriormente questa situazione, ed altro non sono che l'ulteriore dimostrazione, da parte di uno schieramento trasversale della classe politica, della scarsa volontà di fare della ricerca un elemento trainante nel paese". Info
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