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Ecco
perché l'Italia non sarà mai uno stato federale: troppa responsabilità
per i cittadini. Meglio restare sudditi
Alexis de Tocqueville : vantaggi del sistema federale in genere
e sua utilità speciale per l'America
03.01.08
- Presso le piccole nazioni, l'azione dello stato si fa sentire ovunque; lo
spirito di miglioramento discende fino ai minimi particolari: il popolo, essendo
a causa della sua debolezza, poco ambizioso, rivolge quasi tutti i suoi sforzi e
le sue risorse verso il benessere interno invece di dissiparli in vani fumi di
gloria. Inoltre, essendo le facoltà dei singoli necessariamente limitate,
egualmente limitati sono i loro desideri.
La mediocrità delle fortune rende le condizioni quasi eguali e dà ai costumi
un carattere semplice e tranquillo. Così, nel complesso e tenuto conto dei
diversi gradi di moralità e di cultura, si trova ordinariamente nelle piccole
nazioni maggiore agiatezza, popolazione e tranquillità che nelle grandi. La
tirannide, quando si stabilisce nel seno di una piccola nazione, è più
incomoda che altrove perché‚ agendo in una cerchia più ristretta, si estende
entro di essa a tutto e, non potendo appigliarsi a qualche grande scopo, si
occupa di una moltitudine di piccole cose, mostrandosi insieme violenta e
litigiosa.
Dal mondo politico, che è più propriamente il suo dominio, penetra nella vita
privata: dopo le azioni, aspira a regolare i gusti; dopo lo stato, vuole
governare le famiglie. Ma ciò avviene raramente, poiché la libertà forma, a
dire il vero, la condizione naturale dei piccoli stati. Il governo infatti non
offre una grande esca alle ambizioni, le risorse private sono troppo limitate
perché‚ il potere sovrano possa concentrarsi facilmente nelle mani di uno
solo, e,anche se questo avvenisse, non è difficile ai governati unirsi e
rovesciare con uno sforzo comune il tiranno e la tirannide. Le piccole nazioni
sono dunque sempre state la culla della libertà politica ed è avvenuto che
molte di esse abbiano perduto la libertà ingrandendosi, ciò che mostra
chiaramente quanto questa libertà dipendesse più dalla piccolezza del popolo
che dal popolo per se stesso. La storia del mondo non ci dà l'esempio di una
grande nazione che sia restata molto tempo repubblica, il che ha fatto dire a
qualcuno che la cosa è impossibile.
Per parte mia, penso che sia molto imprudente per l'uomo voler limitare le
possibilità e giudicare l'avvenire, quando gli sfuggono ogni momento il reale e
il presente, e si trova continuamente e improvvisamente sorpreso nelle cose che
meglio conosce. Quello che si può dire con certezza, e che l'esistenza di una
grande repubblica sarà sempre infinitamente più esposta al pericolo di una
piccola. Tutte le ambizioni fatali alle repubbliche ingrandiscono con
l'estendersi del territorio, mentre non si accrescono nella stessa misura le
virtù che le devono combattere. L'ambizione dei privati aumenta con la potenza
dello stato; la forza dei partiti con l'importanza dello scopo che si
prefiggono; mentre l'amore della tare contro queste passioni distruttrici, non
è più forte in una grande repubblica che in una piccola. Sarebbe anzi facile
provare che esso meno sviluppato e meno potente. Le grandi ricchezze e le
profonde miserie, le metropoli, la depravazione dei costumi, l'egoismo
individuale, la complicazione degli interessi, sono altrettanti pericoli che si
accrescono con la grandezza dello stato.
Parecchie di queste cose non nuocciono affatto all'esistenza di una monarchia,
qualcuna anzi può concorrere alla sua durata. D'altra parte, nelle monarchie,
il governo ha una forza che gli è propria, si serve del popolo, ma non dipende
da lui; più il popolo è grande, più il principe è forte, invece il governo
repubblicano non può opporre a questi pericoli che l'appoggio della
maggioranza. Ora questo elemento di forza è meno potente, fatte le dovute
proporzioni, in una repubblica vasta che in una piccola. Così, mentre i
mezzi di attacco aumentano senza tregua di numero e di potere, la forza di
resistenza resta eguale. Anzi si può dire che essa diminuisce, poiché più il
popolo è numeroso, più la natura dei suoi interessi e del suo spirito si
diversifica, e più, in conseguenza, è difficile formare una maggioranza
compatta. Si è potuto inoltre notare che le passioni umane aumentano di
intensità, non solo con la grandezza dello scopo da raggiungere, ma anche con
la moltitudine degli individui che insieme le sentono.
Non
vi è nessuno che non si sia sentito più commosso in mezzo a una folla agitata
che condivideva la sua passione, che se fosse stato solo a provarla. In una
grande repubblica, le passioni politiche divengono irresistibili, non solo
perché l'oggetto da raggiungere è grandissimo, ma anche perché milioni di
uomini le provano allo stesso modo e nello stesso momento. Sarà dunque lecito
affermare, in linea generale, che niente è più contrario al benessere e alla
libertà degli uomini che gli imperi troppo grandi. I grandi stati offrono
tuttavia vantaggi particolari che bisogna riconoscere. Così come il desiderio
del potere vi è più ardente che altrove fra gli uomini volgari, l'amore della
gloria vi è anche più sviluppato in alcune anime, che trovano nel plauso di un
gran popolo un fine degno dei loro sforzi, e adatto ad innalzarle al disopra di
se stesse. Il pensiero riceve in ogni cosa un impulso più rapido e più
potente, le idee circolano più liberamente, le metropoli sono vasti centri
intellettuali in cui vengono a risplendere e a combinarsi tutti i raggi dello
spirito umano: questo fatto ci spiega perché le grandi nazioni facciano fare
alla civiltà progressi più rapidi che le piccole.
Bisogna aggiungere ancora che le scoperte importanti esigono spesso uno sviluppo
di forza nazionale di cui il governo di un piccolo popolo è incapace; mentre,
presso le grandi nazioni, il governo ha idee più vaste e si libera in modo più
completo dall'andazzo dei precedenti e dagli egoismi locali. Esso è insomma
più geniale nelle concezioni, più ardito nell'azione. Il benessere interno,
inoltre, è più completo e diffuso nelle piccole nazioni solo finché esse si
mantengono in pace, poiché lo stato di guerra è per loro assai più dannoso
che per le grandi, presso le quali la lontananza delle frontiere permette
talvolta alla massa del popolo di restare per secoli lontana dai pericoli, in
modo che la guerra è per essa una causa di disagio, ma non di rovina. Si
presenta infine, in questa materia, come in molte altre, una considerazione che
domina tutto il resto: quella della necessità.
Se al mondo non ci fossero che piccole nazioni, l'umanità sarebbe sicuramente
più libera e felice; ma non si può fare in modo che non vi siano grandi
nazioni, le quali introducono nel mondo un nuovo elemento di prosperità
nazionale: quello della forza. Cosa importa che un popolo presenti l'immagine
dell'agiatezza e della libertà, se è continuamente esposto ad essere devastato
o conquistato? Che importa che esso sia industrioso e commerciante, se un altro
popolo domina i mari e detta legge in tutti i mercati? Le piccole nazioni sono
spesso povere non perché sono piccole, ma perché sono deboli; le grandi
prosperano non perché sono grandi ma perché sono forti. La forza è dunque
spesso per le nazioni una delle prime condizioni della prosperità e anche
dell'esistenza. Da ciò deriva che, tranne particolari circostanze, le piccole
nazioni finiscono sempre per essere violentemente riunite alle grandi, quando
non lo fanno esse stesse spontaneamente. E non trovo una situazione più
deplorevole di quella di un popolo che non può difendersi né bastare a se
stesso. Allo scopo di riunire i diversi vantaggi risultanti dalla grandezza e
dalla piccolezza delle nazioni è stato creato il sistema federale.
Basta
osservare un momento gli Stati Uniti di America per scorgere tutti i beni che
essi traggono dall'adozione di questo sistema. Presso le grandi nazioni
accentrate, il legislatore è obbligato a dare alle leggi un carattere uniforme
che non tiene conto della diversità dei luoghi e dei costumi; ignaro dei casi
particolari, non può procedere che con regole generali; gli uomini sono dal
canto loro obbligati a piegarsi alle necessità della legislazione, poiché‚
la legislazione non può adattarsi ai loro bisogni e costumi; grande causa
questa di torbidi e di miserie. Questo inconveniente non esiste nelle
confederazioni in cui i principali atti dell'esistenza sociale sono regolati dal
Congresso, mentre tutti i particolari sono lasciati alle legislazioni
provinciali. Non si può immaginare facilmente fino a qual punto questa
divisione di sovranità contribuisca al benessere di ognuno degli stati che
compongono l'Unione. In queste piccole società, non preoccupate dalle cure di
difesa o di ingrandimento, tutto il potere pubblico e tutte le energie
individuali sono rivolte al miglioramento interno. Il governo centrale di ogni
stato, essendo posto vicino ai governati, viene giornalmente avvertito dei
bisogni di questi: ogni anno vengono presentati nuovi piani che, discussi nelle
assemblee comunali o nel corpo legislativo dello stato, riprodotti dalla stampa,
provocano l'interesse universale e lo zelo dei cittadini.
Questo bisogno di miglioramento agita continuamente le repubbliche americane
senza turbarle; in esse, l'ambizione politica lascia il posto all'amore del
benessere, passione più volgare, ma meno pericolosa. È opinione generalmente
diffusa in America che l'esistenza e la durata delle forme repubblicane nel
nuovo mondo dipendano dall'esistenza e dalla durata del sistema federale. Si
attribuisce una gran parte delle miserie dei nuovi stati dell'America del Sud al
fatto che colà si sono volute creare grandi repubbliche unitarie invece di
frazionarvi la sovranità.
È un fatto incontestabile che negli Stati Uniti il gusto e l'uso del governo
repubblicano sono nati nei comuni e in seno alle assemblee provinciali. In una
piccola nazione, come il Connecticut, per esempio, in cui l'apertura di un
canale o il tracciato di una strada sono grossi affari politici, in cui lo stato
non ha esercito da pagare, né guerre da sostenere, né può dare molta gloria o
ricchezza a coloro che lo dirigono, non si può immaginare nulla di più
naturale, e di meglio appropriato alla natura delle cose, del regime
repubblicano. Ora questo spirito repubblicano, questi costumi e queste abitudini
da popolo libero, dopo essere nati ed essersi sviluppati nei diversi stati, si
sono applicati in seguito senza fatica a tutto il paese.
Lo spirito pubblico dell'Unione è in certo modo il riassunto del patriottismo
provinciale. Ogni cittadino degli Stati Uniti porta, per così dire,l'interesse
ispiratogli dalla sua piccola repubblica nell'amore della patria comune.
Difendendo l'Unione, egli difende la prosperità crescente del suo cantone, il
diritto di dirigerne gli affari, e la speranza di farvi prevalere piani di
miglioramento che arricchiscano anche lui; tutte cose che, ordinariamente,
toccano gli uomini più che gli interessi generali del paese e la gloria della
nazione. D'altra parte, se lo spirito e i costumi degli abitanti li rendono più
adatti che altri a far prosperare una grande repubblica, il sistema federale
rende l'impresa meno difficile. La confederazione di tutti gli stati americani
non presenta gli inconvenienti ordinari delle numerose agglomerazioni di uomini.
L'Unione è una grande repubblica quanto a estensione; ma la si potrebbe
paragonare a una piccola repubblica a causa degli scarsi oggetti di cui il suo
governo si deve occupare. I suoi atti sono importanti ma rari. Siccome la
sovranità dell'Unione è incompleta, l'uso di essa non mette in pericolo la
libertà; né eccita quei desideri smodati di potere e di fama tanto funesti
alle grandi repubbliche. Siccome tutto non approda ad un centro comune, non si
vedono né vaste metropoli, né immense ricchezze, né grandi miserie, né
improvvise rivoluzioni.
Le passioni politiche, in luogo di estendersi in un istante, come lingue
di fuoco, su tutta la superficie del paese, vanno a rompersi contro gli
interessi e le passioni individuali di ogni stato. Nel tempo stesso, in tutta
l'Unione, come in un solo popolo, circolano liberamente cose e idee;niente può
arrestare gli slanci dello spirito d'iniziativa. Il suo governo attira a sé gli
ingegni e la cultura. Nell'interno delle sue frontiere regna una pace profonda,
come nell'interno di un paese sottoposto a un solo impero; mentre fuori, essa ha
il suo posto fra le più potenti nazioni del mondo; offre al commercio estero
più di ottocento leghe di coste e, avendo nelle sue mani le chiavi di tutto un
mondo, fa rispettare la sua bandiera anche nei mari più lontani. L'Unione è
libera e felice come una piccola nazione, gloriosa e forte come una
grande.
Testo tratto dalla parte prima diAlexis de Tocqueville, La democrazia in
America, (1835; 1840)
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