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2009 |
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La
rievocazione del “banchetto” del 1818 08.11 L’appuntamento si ripete ormai da nove anni, attirando l’attenzione e la conseguente partecipazione di un numero sempre più vasto di pubblico. È la rievocazione storica di una tragica vicenda accaduta nel lontano Lombardo-Veneto all’epoca della Restaurazione, dove furono coinvolti alcuni patrioti di Fratta Polesine affiliati alla società segreta dei Carbonari. Il loro scopo era preciso: abbattere la tirannide austriaca in nome di un’Italia unita, indipendente e repubblicana. La circostanza che scatenò la repressione poliziesca fu il banchetto organizzato il giorno di S. Martino del 1818 nella prestigiosa villa cinquecentesca Grimani-Molin ora Avezzù-Pignatelli, dalla allora padrona di casa, donna Cecilia Monti d’Arnaud (affiliata alla società segreta francese della Spilla Nera). Al banchetto erano stati invitati alcuni esponenti locali della Carboneria, ex militari napoleonici, borghesi, aristocratici e anche un sacerdote. Ma qualcuno, come spesso accade in queste circostanze, fece la spia. La polizia austriaca venne a conoscenza del luogo dell’incontro, così pure dei nomi degli invitati. Un mese dopo da quella cena, ebbe inizio una vera e propria retata che si estese oltre Fratta in quanto fu coinvolto tutto il Polesine dove furono eseguiti più di trenta arresti. Tradotti nelle carceri di Venezia dal 1819 al 1821, i patrioti subirono estenuanti interrogatori e processi che, per alcuni, si conclusero con condanne a morte per alto tradimento. Sentenza poi tramutata dall’Imperatore Francesco I in lunghi anni di carcere duro da scontare nelle prigioni dello Spielberg nella città morava di Brno, oggi nella Repubblica Ceca. Lo stesso tetro carcere che accoglierà, di li a poco, anche i più noti Carbonari lombardi: Federico Confalonieri, Piero Maroncelli e Silvio Pellico. Negli anni Trenta ... Testo completo in abbonamento con il settimanale Heos.it
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