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L'Idrogeno nel 2009 - € 14,00 pag. 160 Heos Editrice
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di Giuseppe Fortunati

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 Cultura   Articoli 2008

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L’autore. Daoud Hari

Il traduttore del silenzio 

03.05.08 - Quella sera, mentre aspettavo il ritorno di alcune squadre che si erano avventurate ai margini di quel grande campo, un amministratore uscì dal suo ufficio e mi vide. «Daoud!» esclamò. «Che ci fai qui?». Sapeva che la legge vietava a un rifugiato in Ciad di fare il lavoro che stavo facendo, quindi mi incamminai lentamente verso di lui, prendendomi il tempo di riflettere. Ero a metà strada quando un uomo non ancora quarantenne, con una veste sporca e lacera e uno scialle sulla testa, sbucò all’improvviso dalla boscaglia che circondava il campo e venne verso di me. Sembrava molto agitato, e forse un po’ demente. Il suo viso irradiava dolore come una stufa il calore. Mi afferrò la mano e la tenne stretta, dandomi dei leggeri buffetti. «Tu sei uno zaghawa» disse «e devo dirti qualcosa in privato». Dopo un breve tratto nella boscaglia mi invitò a sedermi con lui sulla sabbia. La moglie dell’uomo si avvicinò: «Non c’è più con la testa. Per favore, non fargli domande». Ma io vedevo che quell’uomo aveva bisogno di sfogarsi, quindi chiesi alla moglie se potevo semplicemente ascoltarlo, poiché due zaghawa devono essere amici comunque. Lei acconsentì e si tenne a distanza, passeggiava avanti e indietro e ci osservava. Venivano del Darfur settentrionale. Il loro villaggio era stato attaccato e distrutto qualche mese prima del mio. «Tutti fuggivano il più velocemente possibile. Mia moglie stringeva tra le braccia il nostro figlioletto di due anni, e correva in una certa direzione fra gli arbusti. Grazie a Dio era la direzione giusta. Io ho preso la mia bimba di quattro anni, Amma, e siamo scappati in tutta fretta in un’altra direzione.

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