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Il controllo stringente dell’Ue
“Non ci sarà mai un nucleare all’italiana”
28,12 - Sicurezza degli impianti, decomissioning, gestione dei rifiuti. Da
Bruxelles arrivano sempre più direttive e raccomandazioni che mirano a rendere
omogeneo per tutta l’Unione il quadro normativo del nucleare
“Non ci sarà mai il nucleare all’italiana”: Giuseppe Zollino, docente di
Impianti nucleari all’Università di Padova, è categorico. Nessun Paese può
immaginare di sviluppare in solitaria il proprio programma nucleare nazionale. E
questo vale ancora di più se fa parte dell’Unione europea, perché “il quadro
normativo comunitario è ormai stringente”.
Alla giornata di studi dell’Associazione italiana nucleare, Zollino ha
richiamato l’attenzione sui passi che l’Ue ha compiuto e sta compiendo per
arrivare a una regolamentazione omogenea dello sviluppo dell’energia dall’atomo
nel Vecchio continente.
Il docente dell’università di Padova ha ricordato la direttiva 2009/71, “che
istituisce un quadro comunitario per la sicurezza degli impianti nucleari”, e
sottolineato che ormai la materia “è diventata un prerequisito per fare parte
dell’Unione”.
Zollino ha poi citato le raccomandazioni diramate dalla Commissione in materia
di decommissioning e infine la proposta di direttive sui rifiuti che hanno
cominciato a essere discusse nel 2010. “Per l’Unione ciascun Paese membro è
responsabile dei suoi rifiuti”, ma “non esclude la creazione di siti comuni tra
più Stati Ue che trovino accordi tra di loro”.
Bruxelles
pensa al nucleare come a un tema comunitario e lo fa a partire anche dai dati
emersi dall’ultima ricerca dell’Eurobarometro sul rapporto tra energia
dell’atomo e i cittadini dell’Unione. Tra i tanti elementi rilevati dal
sondaggio tra gli abitanti dei 27 Paesi, Zollino ha sottolineato alcuni aspetti
significativi come ad esempio il fatto che “il 52% degli italiani interpellati
la pensino allo stesso modo del 52% dei francesi, cioè che il nucleare presenta
dei rischi”. Una percentuale che sfata il mito secondo cui tra Roma e Parigi ci
sia un insanabile divario sul consenso all’energia dell’atomo tale da mettere in
dubbio l’accettabilità popolare del programma nucleare italiano.
Il 52% dei francesi chiedono sicurezza come il 52% degli italiani, la differenza
sta nella risposta che Oltralpe – buon esempio per il futuro nostrano - è stata
sufficientemente efficace da permettere alla Francia di affidarsi al nucleare,
oramai da decenni, per ottenere il 70% del fabbisogno di energia nazionale.
L’Eurobarometro fotografa poi un altro elemento chiave. “Tra gli abitanti dei 27
c’è aspettativa per una legislazione sovranazionale che garantisca meglio la
sicurezza” e “la stragrande maggioranza dei cittadini Ue ritiene che la
regolamentazione dei rifiuti deve essere sovranazionale”. I due dati confermano
un aspetto ben noto agli operatori, cioè che nessun Paese può immaginare una
propria strada in solitaria per usare l’energia dell’atomo.
“Non ci sarà mai un nucleare all’italiana” ha ribadito Zollino, ma neanche alla
francese, all’inglese o alla tedesca e via dicendo. La comunità del nucleare,
per sua natura, è ormai internazionale e questo è il miglior biglietto da visita
possibile per chi chiede, a ragione, sicurezza.
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