La casa
e l'energia rinnovabile.
Il tuo consulente
risponde
>>
|
I nostri prodotti |
| Libri |
|
Novità!
in omaggio "Guida
ai Vini Veneti"
|
| di Giuseppe Fortunati |
|
Narnia e Narni |
|
Info
commerciali |
![]() |
|
Attualità - Articoli 2010 |
|
Vai alla demo del settimanale Heos.it >> |
|
Incontro-dibattito sul ruolo dell’atomo nel sistema energetico
nazionale alla Fondazione Ugo La Malfa 28.11 - Lo ha ripetuto più volte Giorgio La Malfa, deputato e politico di lungo corso, docente di Economia: “Spiegare, spiegare, spiegare” durante l’incontro-dibattito “Piano Energetico Nazionale: Il ruolo del nucleare”, promosso il 25 novembre dalla fondazione intitolata al padre Ugo. Spiegare il nucleare in Italia per “dare tempo e spazio affinché tutte le obiezioni vengano discusse” e perché tutti possano conoscere quanto sia “indispensabile per l'indipendenza energetica, il rilancio dell'industria e della produttività, per lo sviluppo della tecnologia, dell’università e della ricerca nel Paese”. Tra i relatori dell’iniziativa, promossa dalla Fondazione Ugo La Malfa (Fulm) in collaborazione con Enel e Edf, c’era Sara Romano direttore generale del ministero dello Sviluppo economico per l'energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica,protagonista diretta nella realizzazione del Piano energetico nazionale, ha spiegato le ragioni che hanno portato a varare il programma nucleare italiano. La storia energetica del Paese, l’aumento del consumo mondiale, gli obblighi ambientali posti dall’Ue sono i principali motivi che hanno spinto il governo a varare “una strategia in cui c’è tutto - non solo il nucleare - e che tende a ridurre la dipendenza dall’importazione delle fonti, decarbonizzare la crescita del Paese, realizzare un mix sostenibile”. Una strategia che “ha avuto un anno di lavoro parlamentare – ha sottolineato Romano – cioè tempo e spazio per diventare una scelta, non di una parte, ma del Paese”. Il valore strategico del ritorno al nucleare dell’Italia non riguarda però solo gli aspetti energetici e ambientali. Secondo Giovanni Lelli, commissario Enea, rappresenta anche “una grande occasione per la riqualificazione economica delle industrie e del Paese”. La chiusura repentina delle centrali dopo il referendum del 1987 “ha comportato un blackout quasi totale del settore, che ci è costato moltissimo. Un danno economico, ma anche di conoscenza e innovazione”, che per Lelli oggi si può recuperare importando le migliori esperienze estere e valorizzando l’opera costante che aziende, ricercatori e università italiane hanno proseguito al di fuori del Paese. I benefici del ritorno del nucleare in Italia sono poi stati enumerati da Enzo Gatta, presidente dell’Associazione italiana nucleare (Ain), Giuseppe Zollino, docente dell’Università di Padova e membro del Comitato energia del 7° Programma Quadro RST dell'Unione Europea, e Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia. Gatta e Zollino hanno fatto riferimento agli studi dell’Ocse e della Nuclear Energy Agency, alla ricerca realizzata da The European House-Ambrosetti e ad altri cinque indagini internazionali per documentare i benefici energetici, economici e strategici del ritorno del nucleare in Italia. Tabarelli ha invece insistito sugli aspetti ambientali, affermando che, “se esiste un problema legato alla CO2, non esiste soluzione senza il nucleare”. Gli esempi provenienti dallo scenario internazionale confermano la bontà della scelta di reinserire il nucleare nel mix energetico del Paese. E a chi nel dibattito ha sollevato dubbi sulla capacità dell’Italia di realizzare un’opera così complessa e ambiziosa, i relatori hanno ricordato come la scelta sia stata fatta con ampio sostegno bipartisan, l’industria italiana ha già dimostrato grande interesse e rientrare nel settore in modo deciso. In quanto alla ricerca, ha concluso Zollino, “abbiamo già competenze sulla fusione nucleare quindi possiamo costruire centrali di terza generazione per contribuire in futuro a realizzare quelle di quarta”.
Redazione online Heos.it
|
|
Vai alla demo del settimanale Heos.it >> |
|
|